Terzapagina. Catena Fiorello, "ritratto di famiglia" tra ricordi e ricette

Intervista alla scrittrice siciliana a partire da "Dacci oggi il nostro pane quotidiano": le radici, le difficoltà delle origini, il rapporto con la creatività, il Salento e la scrittura: "La felicità sta nelle cose semplici"

Catena Fiorello

LECCE - La semplicità delle piccole cose, la ricchezza dei gesti genuini e la famiglia come sguardo di insieme e punto di osservazione su quello che accade. Ci sono questi tratti ed altro ancora nell'ultimo felice lavoro editoriale di Catena Fiorello, "Dacci oggi il nostro pane quotidiano Ricordi, sogni e ricette di una famiglia come tante. La mia" (pubblicato da Rizzoli), arrivato con successo alla sua terza ristampa (ma se ne prepara già la quarta).

Un ritratto familiare dentro l'ordinarietà di una Sicilia povera, raccontata anche attraverso la ritualità della tavola e della convivialità, che diventa una trama universale dentro cui il lettore può specchiarsi, ritrovarsi, confrontare il proprio presente e scoprire sul proprio cammino di essere meno solo.

È forse questo il motivo della fortuna del testo: la sua capacità di fare breccia nelle vite personali di chi legge sentendosi parte di quel nucleo familiare, oggi così noto, ma che ha vissuto come tanti altri, prima del successo e delle luci della ribalta, "quel brutto quarto d'ora" della difficoltà economica. È la stessa autrice che prova a spiegare il successo di "Dacci oggi il nostro pane quotidiano": "C'è un sacco di gente, lo sento dalle persone che incontro, che riconosce all'interno del libro delle cose della propria vita, della sua famiglia".

"Io mi sono limitata - aggiunge - a raccontare la storia di questa famiglia, la mia, che ha vissuto un passato fatto di povertà e di sacrifici: i lettori, nella maggior parte dei casi, si ritrovano in quel tipo di privazione che racconto. Esiste, quindi, un'attualità in quello che ho scritto, perché, se fino a qualche tempo fa, pensavamo che la nostra società avesse salutato quella situazione, oggi dobbiamo ricrederci, vediamo le conseguenze della crisi, con una differenza di prospettiva evidente rispetto a quel passato: prima chi conosceva delle origini umili viveva con l'idea di poter solo migliorare, oggi il paradosso è che non sembra più così scontato e può accadere anche l'esatto contrario".

Una parola chiave che attraversa "Dacci oggi il nostro pane quotidiano" è creatività: scorre tra le pagine dell'opera e si riconosce nelle ricette fai da te di mamma Anna (col suo esemplare "menù grilli" di ironia e fantasia) e nel senso stesso del titolo dalla citazione evangelica, che non elegge il "sapersi accontentare" a traguardo da raggiungere, ma da stimolo alla propria capacità di "inventarsi": "La creatività è molto importante - prosegue la scrittrice siciliana -. Esiste una generazione cresciuta a contatto con la miseria, che è stata preparata alle difficoltà economiche e che cresce, sapendo di doverle affrontare tutta la vita. So di potermi attirare l'antipatia di qualcuno, ma penso che, in virtù di questo, chi cresce col bisogno economico, ha qualche possibilità in più di essere maggiormente creativo di chi non ha condiviso la stessa necessità. E lo è per una ragione naturale, che in qualche modo, viene abituato subito a doversi inventare. Poi la creatività fa emergere tutte le capacità, possono essere quelle buone, ma anche quelle cattive ".

Certo, Catena sa bene che quel cognome "ingombrante" possa sembrare dissonante rispetto alla normalità che si respira tra le pagine di "Dacci oggi il nostro pane quotidiano"Fiorello_DACCI OGGI IL NOSTRO PANE QUOTIDIANO_72dpi-3: "Non sono ipocrita - chiarisce -, so bene di essere fortunata e di venire da una famiglia riconosciuta: ma questo è un tuffo nel passato, con cui poter anche dire a chi legge e, magari, ha vissuto o sta vivendo la stessa situazione, che noi l'abbiamo affrontata e sappiamo che si può comunque uscirne. E lo si può fare riappropriandosi delle cose semplici".

Il libro, metà diario e metà ricettario, però, non ha alcuna aspirazione didascalica, non è un manuale che dispensa suggerimenti: "È un percorso, che diventa un invito al lettore, forse un supporto alle famiglie in stato di necessità permanente, dentro cui ritrovarsi per condividere la stessa esperienza". C'è una "compassione schopenhaueriana" del sentirsi uniti in una vicenda che è corale ed accomuna persone anche distanti. Dove la bellezza sta nella elementarità del quotidiano: "Sì - afferma-, è questo il senso del viaggio interiore: la mia famiglia ha conosciuto la popolarità, ma il successo, a guardarlo bene da dentro, pur dandoti dei vantaggi indiscutibili, è futile, può durare un attimo; e se non hai quel legame con le radici e con la semplicità delle cose, quando finisce, perché può finire, ti crolla tutto addosso".

Racconta, quindi, un aneddoto sul fratello Rosario: "Lui ha vissuto un periodo della sua vita molto difficile dopo la fortuna del karaoke, in cui si era smarrito, era spesso attaccato. Ne è uscito, cambiando atteggiamento rispetto al successo. Devo dire che mi sono sempre chiesta come facesse a restare quasi indifferente a tutta l'attenzione che raccoglie: lui mi ha sempre spiegato che il segreto del successo è quello di non prendersi mai sul serio, non crederci troppo perché tanto poi passa tutto. Ed effettivamente devo dargli ragione".

Uscendo per un attimo dal libro, la domanda è come sia nata l'esigenza di trovare la propria dimensione nella scrittura: "Ho sempre scritto, ma non ho mai coltivato la velleità da scrittrice, perché la prima esigenza, nel mio caso, è stata quella di guadagnare per riuscire a mantenermi. So che mi piaceva potermi confrontare con la scrittura, ma mi dicevo 'Poi lo farò'. Quando è capitata l'occasione, ossia ho pensato di scrivere un libro di interviste e l'ho proposto alla mia editrice dell'epoca, si è trasformata in una sfida. Fu proprio lei, un giorno, a sollecitarmi, dicendomi: 'Sei brava, perché non scrivi un romanzo? Da lì a poco nacque Picciridda".  

Il rapporto con la propria terra è alla base di "Dacci oggi il nostro pane quotidiano", con la Sicilia a fare da sfondo alle vicende della famiglia Fiorello. Ma c'è un'altra terra con cui Catena ha stretto uno speciale rapporto, ossia il Salento: "Ci sono tante analogie e somiglianze, che, a volte, mi sembra di trovare un pezzo di Sicilia, l'estensione della mia terra. Ma questo non è solo un luogo, è un pezzo di mondo, un mondo a parte, radicato alla Puglia, ma che ha una sua originalità. Il mio legame col Salento è, innanzitutto, nella sua somiglianza con la mia Sicilia. Poi ci sono ragioni sentimentali, perché il mio compagno è di Squinzano. E anche Casca il mondo, casca la terra l'ho ambientato qui".

Il Salento, la terra, le radici, l'amore. Il viaggio nell'ultimo racconto di Catena Fiorello si conclude con un'immagine che la stessa autrice consegna: "Quello che mi è rimasto maggiormente di questa esperienza narrativa è vedere la complicità bestiale negli occhi dei miei genitori. Nonostante le difficoltà vissute, rivedo l'immagine di una famiglia sempre felice". E forse il segreto del "menù grilli" di mamma Anna è tutto qui. Semplicità e serenità di sorrisi quotidiani oltre l'incertezza e le avversità di ogni futuro orizzonte. 

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