Una storia fiabesca intinta di realtà

Presentazione libro "La ragazza che parlava con i colori" di Biagino Sarcinella


Dialoga con l'autore: Luigi Marzano

Interviene Fernanda Cataldo: Poetessa


Interventi musicali:

Chiara Sarcinella: Chitarrista classica

Roberto Vantaggiato: Cantautore


5 maggio 2018 ore 20,00

Casarano , Ingresso libero: via Scoglio di Quarto angolo via Bellini


“C'era una volta”, no! Per la verità “c'è oggi”, l'incipit de “La ragazza che parlava con i colori” è quello di una fiaba, ma una fiaba contemporanea. Con scrittura leggera, chiarezza e semplicità, Biagino Sarcinella ci racconta la storia di Stefania, laureanda prima e laureata poi in psicologia dei colori, del piccolo Lillino, il cane che trasmette colori con gli occhi, di Cassida l'amica innamorata e del suo squallido fidanzato, simbolo della sporcizia e della viltà di un certo sud che si vende al miglior offerente e il miglior offerente sa sempre di potere e di denaro. Tutto il racconto è quello di una lotta, una lotta per la consapevolezza, il momento topico di un'esistenza empatica che si tuffa nella vita, che affronta il sociale, che impara a conoscere l'amore in tutte le sue forme. Prima c'è la spensieratezza, poi l'entusiasmo, poi le vittorie, i successi, infine la rivolta con le sue conseguenze e le sue terribili amarezze. La rivolta verso un mondo ottuso e crudele, pieno di pregiudizi, di tristezze, pregno di potere arrogante, un mondo a cui bisogna sfuggire, un mondo a cui ci si oppone con i colori, con la loro capacità di parlare direttamente all'anima, perché è dall'anima che essi vengono, un mondo dominato dal grigio e dal nero dove l'uno è mesta rappresentazione della mediocrità e del conformismo, l'altro assenza di luce interiore, orrore della rapina.
Ma non fraintendiamo! Il racconto nemmeno per un attimo cade nella noia della rassegnazione, anzi, al contrario è un racconto festoso, come le mille pennellate su cui scivola, si respira aria allegra, gioia di vivere. Pur trattando di precarietà, conformismi e pregiudizi, pur descrivendo i peggiori meccanismi che segnano l'oppressione quasi feudale in cui il sud versa, la scrittura è lieve e sorride tra pennellate di rosso e schizzi di blu, tra distese di arancione e macchie di violetto, così che il lettore ha una visione leggera, svolazza tra pennelli e vernici e, intanto, si imbeve dei sentimenti, delle verità di un'esistenza che non vuol farsi corrompere, un'esistenza che non si da per vinta e trova la sua via tra i colori e l'amore.

Luigi Marzano

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