Gianni Minoli e la Nannini, altro che ricami barocchi

Il Premio Barocco conferma il suo format televisivo, perfetto e magistralmente fiction. Per sentire riflessioni ed emozioni vere bisogna attendere un giornalista e la "meravigliosa creatura"

Ma se un giorno Lecce riuscisse a liberarsi del suo barocco, che città sarebbe? Una città senza Premio Barocco, tanto per cominciare. E sarebbe questa una grossa perdita? Indubbiamente sì. Cinquemila salentini ieri sera sarebbero rimasti comodamente seduti sul divano di fronte la tivù, in canottiera e ciabatte, a sgranocchiare pop corn mentre in prima serata su Rai uno andava in onda, che so, il "Premio Livorno". E invece no. Il Premio Barocco a Lecce li ha fatti uscire da casa. Ha fatto indossare loro il vestito buono delle occasioni per essere lì, non proprio in prima fila, ma essere lì, a vedere dal vivo Luisa Corna, Andrea Bocelli, Catherine Deneuve, il regista Tornatore, Nino Frassica che duetta col Mago Forrest, Ficarra e Picone e perfino Gianni Minoli, "il giornalista della Rai no?"

Tutta gente che un giorno sì e l'altro pure è sempre suoi teleschermi, ritratta sulle fotografie patinate dei giornali gossip e no, che si sconosce come il vicino di casa, ormai, ma che vuoi mettere vedersela live? Ma più di tutto, partecipare al Premio Barocco, come spettatori, si intende, è un po' entrare a far parte dello spettacolo televisivo, come sedersi in un mega studio di produzione e meravigliosamente sentirsi guidati dai tecnici di palco che dettano i tempi, ti dicono "seduti, grazie, tra un minuto andiamo in onda", "ora c'è la pubblicità", "applausi… per favore applausi che bettete poco le mani" e tutti che battono educatamente le mani. Clap, clap, clap. Tutto perfetto, e fiction quel tanto che ci fa sentire collaboratori, spettatori-comparse che contribuiscono per una serata a far girare Lecce per il mondo.

Ora, l'ex area "Carlo Pranzo" è così grande che la produzione ha pensato bene di installare ai lati del palcoscenico due maxi-schermo, altri dislocati verso il pubblico delle luminarie, giù lì in fondo, garantendo così a tutti gli spettatori in loco una scorpacciata di visioni a 360 gradi: una occhiatina sul palco live, una sbirciatina sul maxi-schermo, dove le cose che vedevi dal vivo, premiazioni, appunto, e esibizioni formattate dei big, apparivano familiarmente televisive. Ed è come se i presenti, signore e signori, ragazze e ragazzi, apparissero per metà vestiti con l'abito buono, per l'altra metà con la canotta o la t-shirt. Una sorta di trasmigrazione della realtà, il Premio Barocco, la cui tangibilità è sembrata, per esigenze del format, sempre sfuggevole. Spettacolo perfettamente riuscito.

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Gianni Minoli e Gianna Nannini. Due che hanno detto cose vere e che hanno svegliato i più sensibili, hanno frantumato per una manciata di minuti il palinsesto barocco. Hanno lascito traccia, i due, contravvenendo al "Prendi il premio e scappa". Grazie il rispetto dimostratoci.

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