Ma il Premio Barocco spiegateci cos'è

La comunicazione, da qualche tempo, è fatta di niente. Tutto viene fuori dalla grande immensa devastante Fabbrica del nulla. Eppure la storia siamo noi...

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Quentin Tarantino ha detto che il Cinema Italiano è deprimente, pare che ora i cineasti nostrani si stiano dando da fare per dimostrare il contrario. A riportare questa frase è stato Giovanni Minoli, ieri sera in occasione della trentottesima edizione del Premio Barocco, a Lecce per la prima volta.

"La Storia siamo noi", uno dei più bei programmi del conduttore di Mixer, cambierà casa o forse solo garage perché sarà parcheggiato chissà per quanto tempo.
La televisione è in pericolo, da qualche tempo. Si sa.
Il Premio di Gallipoli ha cambiato location, casa, si sa anche questo. Gallipoli ha perso una grande festa a cui era abituata. Un appuntamento fisso, da tanto. E da quando il Premio si chiama Barocco, da nove anni, l'appuntamento ha ricamato merletti ai bordi del porto. Ha prodotto ricordi, creato lavoro.

Ne ho parlato con Luciano Ciricugno, sorriso luminoso sulla pelle abbronzata tipica degli uomini di mare. È di Gallipoli, ed è uno dei tanti uomini che fanno muovere la macchina organizzativa, come coordinatore driver, accompagna le star da quando il Premio si chiama Barocco: "Si, Gallipoli ha perso un vero appuntamento, ma la perdita è stata anche dei paesi limitrofi, come Sannicola, Alezio, Tuglie, Galatone, Neviano, eccetera, per tutti loro era una festa imperdibile", quel sorriso accompagnato da uno sguardo dispiaciuto parlava da sé. Che cosa manca qui? "Beh la cornice di Gallipoli, il mare, quell'atmosfera".
Le giostre di polemiche hanno dato vita ad accesi e risentiti dibattiti.

Ho cercato di immaginare il Festival di Sanremo a Torino. Senza mare, senza fiori, senza passato. Effettivamente.
Di fatto certe scelte spettano ai genitori e i bambini "sannu stare citti", ed i bambini devono stare zitti. Nelle stanze dei bottoni si decide per tutti. Screzi personali rovinano sulla vita degli altri. Certo ieri sera di silenzio deve essercene stato molto nell'area portuale di Gallipoli dove di solito si svolgeva il Premio. Dalle quali parti si è esibita l'assenza.
Non c'entra niente, ma me lo chiedo ugualmente: "Ma perché alcuni politici salentini usano sempre la parola "volano", è come se conoscessero solo quella parola, in effetti molti di loro di italiano ne sanno proprio poco. Ma sono anni che li sento usare questa parola. "Cce significa" volano? Cosa significa volano? È, forse, uno dei tanti modi per confezionare il classico niente?

La comunicazione, da qualche tempo, in effetti è fatta di niente. Tutto viene fuori dalla grande immensa devastante Fabbrica del Nulla. Che produce Nulla e figli del Nulla. Ma non sta certo solo qui. Né solo nel cinema italiano. A Tarantino proporrei qualche polpettone americano che se lo definisci deprimente gli fai anche un complimento.
Siamo tutti figli del Nulla, però, questa è una verità.

E la scaletta del Premio Barocco a Lecce personalmente l'avrei pensata in un altro modo, avrei fatto aprire a Massimo Ranieri, per esempio, vero animale da palcoscenico che sa interpretare e soddisfare l'Italia. Invece, ha aperto la serata un commovente Andrea Bocelli che, a proposito, vorrei dire che si scrive con una c, "C" come Corna, la Luisona lo ha presentato sempre doppiando la consonante. "Lu vagnone", per gentilezza, "nu nna ddittu nienzi" (il ragazzo per gentilezza non le ha detto nulla). Bocelli, dicevo, toccante come sempre, ha aperto la serata ma personalmente lo avrei fatto uscire un po' dopo. Certi momenti delicati richiedono momenti adeguati. Come mettere "I can't tell you why" degli Eagles all'inizio di un programma radiofonico. Per cominciare, ma per cominciare veramente, io partirei, per esempio, con una canzone come "È festa" della PFM, o versione Celebration da ribaltarsi dalle sedie.

Ma di che stai parlando, Luisa? Qualcuno potrebbe dire, giustamente. Questioni di scaletta e, probabilmente, Bocelli doveva andare via subito. "Se ndia scire".

Vero è anche che al Premio Barocco si vedono da un po' di tempo gli stessi ospiti, un anno lo prendono, il premio, un altro lo danno, il premio. Io ricordo bellissime edizioni del Premio a Gallipoli. Bellissime giornate trascorse negli alberghi sul mare ad attendere gli artisti nelle hall. Certo ad essere tristi saranno naturalmente gli operatori del luogo come ristoratori, gli albergatori.

Ma ricordo anche i momenti delle serate nel back stage, come si chiama in inglese il dietro le quinte. Indimenticabile il mio incontro e l'intervista con Luciano Pavarotti. Ieri sera il dietro le quinte era piantonato, recintato e non si poteva passare. Artisti transennati. Ricordo il back stage di Gallipoli, le serate trascorse con gli artisti, ed i miei colleghi soddisfatti intenti a fare interviste, scattare fotografie.

Beh, un giornalista o un fotografo che non può lavorare che lo invitate a fare? Devo dire che anche in alcune recenti edizioni gallipoline del Premio l'accesso dietro le quinte è stato impedito agli operatori della stampa. Sigh!

Ma la domanda che sorge spontanea è: "Ma questo Premio, che cos'è?". Un altro figlio della Fabbrica del Nulla? Dov'è lo spettacolo in questo tipo di trasmissioni che si vedono in tv spesso d'estate? In quello che ho visto ieri non c'era anima, l'ho sentito dire anche alcune persone che hanno lasciato l'area del Carlo Pranzo, mentre i tecnici già smontavano la messa in scena. "Vi siete scaldati?" Aveva chiesto la Corna al pubblico prima di chiudere. Beddhra mia, cu tte scarfi certe fiate nciole lu fuecu! Cara, a volte, per scaldarsi ci vuole il fuoco.

Per l'anno prossimo spero in un Mike Buongiorno come presentatore e in un po' più di fuoco, di spettacolo. E a Gallipoli, poi, non serve un Premio per essere bella. E a questo punto fatene un'altra di festa, ma non chiamatela premio, una cosa diversa, e che soprattutto non parta dal Nulla.

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In fine serata, alla ricerca di conforto, in un bar del centro, ho rilevato una grande ingiustizia operata da me ai danni di un vero protagonista della mia città. Da una teca trasparente posta sul bancone sono stata redarguita in silenzio. A lui è bastato mostrarmi una copertura di cioccolato che nascondeva un noto ripieno, pasta di mandorla e cotognata: il fruttone mi ha rimproverato. Giustamente risentito per aver io decantato e a lungo dal Regno Unito le lodi del pasticciotto. "Hai ragione, beddhru miu!", me ne dia tre, li porto via.

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