Le fotografie “belle” di Federico Rollo

Nella storia dell’arte il paesaggio realistico è frutto di una concezione estetica che individua nella natura la massima espressione della bellezza. Nel paesaggio ideale questo non basta, la realtà stessa non basta.

Esso è essenzialmente costituito da forme attentamente studiate dal vero, successivamente selezionate e montate insieme per creare un’immagine idilliaca.

La visione naturale rappresentò l’unione di queste due concezioni di paesaggio, mediata da una definizione più quotidiana di bellezza, tendente a valorizzare la realtà visibile anche nei suoi aspetti meno appariscenti. In questo momento la pittura si intreccia con la fotografia e si apre un nuovo mondo per tutte le arti.

In “Arte e fotografia”, Aaron Scharf scrive: “Inevitabilmente dopo la scoperta della fotografia, nessun artista, salvo poche eccezioni, poté accostarsi alla propria opera senza aver conoscenza del nuovo mezzo, e nessun fotografo poté guardare la propria, senza tenere conto delle altre arti visive”, la fotografia aveva bisogno della tradizione pittorica come guida per la scelta dei soggetti, nel modo di comporli e di inquadrarli; la pittura, ossessionata da un ideale di perfezione, si mise ad imitare la precisione e la minuzia fotografica.

Quindi, se un paesaggio dipinto è detto “bello” perché rispecchia la realtà, allora cosa rende una fotografia bella?
Un fiore, un cespuglio, una tenda, la corteccia di un albero, un segnale, possono essere ripresi a sé o inseriti in un contesto come una quinta elegante.

Una serie di particolari, di scorci che accompagnano la veduta di insieme, arricchiscono il racconto della nostra vita. Sono tutti elementi che ci fanno rivivere un momento di gioia intensa. Fare fotografia e raccontare a noi stessi questi momenti è un piacere che deve essere molto più grande di quello del possesso dell’oggetto stesso. E’ come scoprire di avere gli occhi per vedere meglio cose più belle.

Federico Rollo, sulla sua esposizione dice che "rappresentano la mia necessità di raccogliere informazioni e ricordi di un mondo che mi scorre attorno. Se è vero che ogni esperienza che viviamo ci definisce, allora io mi ritrovo in frammenti di esperienze che come tessere di un grande puzzle tracciano i contorni della mia sagoma… cosa ne viene fuori?

Sono uno spettatore come venuto da lontano, che una volta finito il viaggio, porta con sé a casa souvenir da mostrare ai suoi cari. Se è vero che da un viaggio si torna più maturi, probabilmente grazie alla fotografia "tornerò a casa" con un'idea più precisa del tracciato che definisce la mia sagoma".

Una nota storia narra che “Vi erano in una città un re e una regina. Questi avevano tre bellissime figliuole. Ma le due più grandi, quantunque di aspetto leggiadrissimo, pure era possibile celebrarle degnamente con parole umane; mentre la splendida bellezza della minore non si poteva descrivere, e non esistevano parole per lodarla adeguatamente”.

Allora le fotografie che Federico Rollo definisce “belle”, a suo parere, saranno come la figlia minore del re o come quelle dei fotografi che copiavano le inquadrature dei pittori?

Personalmente le definisco belle perché mi hanno aperto la porta di casa Rollo ed ho visto i souvenir e i suoi cari, tutti in cerchio, ed erano felici, felici e “belli”.

Giovedì 21 alle ore 19.30, e fino al 12 marzo, Vecchio Stampo (Via Sozy Carafa, 74. Lecce) diventa un po’ come casa di Federico, o almeno ci potrete trovare i suoi cari.
Ingresso gratuito con tessera socio Vecchio Stampo

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