"L'istante trasporta il movimento" di Michele Riefolo

Un esposizione eccellente di un artista giovane ma già ricco di talento ed esperienza. Nato a Barletta il 29.06.1976 ed ivi residente, sin dall’infanzia comincia ad avere una certa dimestichezza con i colori, comincia ad usare i pastelli coi quali ritrae le prime figure e paesaggi campagnoli.

Nell’adolescenza si dedica allo studio di pittori rinascimentali e impressionisti, dai quali trae spunto e
comincia una nuova metodologia di raffigurazione su tela o tavole in legno che passa dai colori a tempera,
ad acrilico, finendo con quelli ad olio che diventano tra i preferiti. Questi ultimi diventano il tipo di colore che
rappresenta al meglio le proprie opere, data la loro grande brillantezza e le possibilità infinitesimale di
variazioni cromatiche.

Col tempo vi è un passaggio graduale da un tipo di pittura imperialista a opere più vicine alla corrente nife,
quest’ultima sempre presente nel nuovo modo di operare continua ad essere abbracciata alla corrente
contemporanea nella quale approda dopo una serie di tentativi e confronti con altri artisti conosciuti in viaggi
ispiranti.

Le ultime opere si raffinano, diventando sempre più libere da ogni concetto e trovano ispirazione da elementi
naturali quali l’acqua, la terra il fuoco e i vegetali che nella rappresentazione dell’umano sono quasi sempre
posti come una culla. Le immagini diventano sempre più plastiche e tendono a raffigurare in modo sempre
più veritiero gli elementi succitati, in u passaggio nuovo e del tutto inaspettato, vi è la necessità, una nuova
esigenza che spinge a ricercare nuovi materiali e nuove forme e colori, ed è adesso che ricomincia una
nuova serie di figurati, minimalizzando le figure, le forme e riducendone i colori, per dare all’opere una nuova
ispirazione, più pulita, netta e dall’impatto estremamente forte agli occhi di chi la guarda.

‘Rilievi policromi’ con molta appropriatezza potrei definire i lavori di Riefolo. Sensazioni e pensieri vengono
fermati una volta per sempre con olii ispessiti liberati dall’oppressionismo mentale in cui sono radicati. Lo
scorrere del colore rimaneggiato con le dita crea onde voluttuose e corpose esprimendo la vitalità di alcuni
viaggi che lo ispirano; rossi e gialli largiscono libertà trovando ispirazione da elementi naturali: acqua, terra,
fuoco e vegetali che nella rappresentazione dell’umano sono quasi sempre posti come una culla. Gli
elementi sono l’archè, il principio a cui tutti i filosofi si sono ispirati, mosso da questo prologo, l’artista
‘filosofeggia con pennelli’ esprimendo, in fondo, parte di sé, del proprio trascorso, della propria cultura.

Le sue opere trasudano di sperimentazione saggiando continuamente nuove tecniche rivolgendosi ad
osservatori desiderosi di conoscere e pronti a lasciarsi invadere da alchimiche sensazioni che si liberano dai
suoi incisivi tratti. Il calco cromatico dei suoi lavori si ispessisce al punto di diventare materia, una materia
che rappresenta una sfida, una sfida nella quale la pura intuizione, la spontaneità e l’ingenuità possono
essere vincenti. E’ difficile spiegare le forme uscenti dal suo lavoro se non raffigurandole con altre forme la
cui origine e il cui scopo è indistinto e sfuggente.

Da ciò deriva una gradinata, livelli che hanno una direzione mirata. In fondo il significato dei suoi lavori si chiude un attimo prima di trasferirsi in parole. Di fronte ad un tela vuota rompe i canoni cercando sempre un equilibrio di colori/forme, positivo/negativo. Se l’importanza concettuale e simbolica viene celata in ogni lavoro e resta custodita nella mente di Refolo, lo spessore del colore o perlomeno la luce dei suoi olii non scompaiono. I suoi lavori non terminano e non iniziano, sonoconcentrati di impasti cromatici delimitati dalle dimensioni del supporto che è il solo che barriera la resa finale.

L’autenticità delle opere di Refolo sta nella sua incessante apertura ad un dialogo di luoghi e/o mondi
diversi e ci pone di fronte alla elaborazione o evocazione di un tempo e di un luogo.

Michele Riefolo “Un pittore sperimentale e creativo con grande interesse per l’arte nord americana”
Il pittore Michele Riefolo, è un talentuoso artista contemporaneo, che vive le esperienze del presente con
grande interesse e partecipazione emotiva, talché non fa mistero di avere grandi capacità espressive. Fin da
bambino, nella sua Barletta, dov’è nato nel 1976, si dedica allo studio e alla riproduzione di dipinti da famosi
pittori rinascimentali quali Piero della Francesca e Leonardo da Vinci. In tale contesto artistico, rimodella le sue composizioni classiche facendogli assumere una diversa consistenza pittorica e un proprio valore decorativo.

Alla fine degli ‘90, gli studi presso il Liceo Artistico di Bari, si iscrive prima presso l’Accademie delle Belle arti
di Foggia e poi, presso quella di Bari.

Questi anni di fine secolo, caratterizzati da condizioni di laicità e impegni sociali, sono pieni di vicissitudini
familiari, esperienze formative, sociali e culturali, tali da fargli acquisire la consapevolezza di poter realizzare,
nelle arti figurative, ogni tipo di opera: formale, informale e astratta.

Il suo debutto con il pubblico avviene nel 1995, quando partecipa al “Premio Via Nazareth” promosso dal
Comune di Barletta. In tale situazione presenta opere illustrative di “singolari” personaggi urbani che
sembrano disegnati e proiettati nello spazio. Modelli personali e figurali, tipici di una pittura progettuale,
adeguata ad un pittore appartenente alla nuova generazione.

Nel primo decennio del XXI secolo l’artista pugliese, realizza le prime strutture modulari a pannello, proprie
di una “scacchiera aperta”, nelle quali confluiscono parametri geometrici e matematici che gli permettono di
realizzare una pittura progettuale di nuova concezione espositiva. Opere pittoriche diversificate, risultanti
letteralmente stravolte nella forma, come per “schernire” la strutturale ideale, a conferma di una novella
progettualità.

Più in particolare si tratta si strutture geometriche, “a telaio spaziato”, che prevedono l’utilizzo di segmenti di
materiali, al cui interno sono collocati dipinti in tela belga rasata, interessati da colori brillanti, sufficienti a
conferire un unicum compositivo e rappresentativo, tale da suscitare forti emozioni nello spettatore.
In tale situazione innovativa, il barlettano Michele Riefolo, riceve i primi consensi della critica d’arte più
avveduta, che vede nelle sue opere la creatività artistica d’inizio millennio.

Queste sue opere, composite di pittura e scultura con riquadri, che i galleristi e i collezionisti definisce
“Draughboard” (tiro del bordo ampliato); composizioni a ”scacchiera allungata, ” dove le pedine e le figure
multiformi, sono disegnate, tracciate, allungate, distese e poi volutamente spaziate in vuoti geometrici
regolari. Il tutto per produrre “correnti” d’aria virtuale che si spostano in tutte le direzioni o tendenze
artistiche, come per imitare costruzioni aeronautiche.

Si tratta di Idee e novelle strutture dinamiche, che richiamano le teorie sull’arte di Winckelman, per cui il
concetto è legato alla forma mentre l’anima viaggia con il corpo.

Una naturale evoluzione artistica, poi, conduce l’artista alla realizzazione di forme geometriche sempre più
ardite, diversificate nella mobilità della struttura, realizzate previo l’utilizzo di materiali e componenti
industriali, denominati dalla critica “colourful panels”. In realtà si tratta di singolari composizioni strumentali,
rigide o mobili, colorate dal racconto delle tinte originali utilizzate dal pittore.

L’opera più rappresentativa che esprime questo metodo ideativo, è quella intitolata “Draughty” (tecnica mista
con strutture cm180 x cm. 150, ovvero una composizione a pannelli lineari, “piena di correnti d’aria”, dove la
molteplicità dei segni e delle spaziature geometriche, produce effimeri continenti che fluttuano in oceani
dinamici, intrisi di tinte sgargianti.

Seguono schemi compositivi dal ritmo serrato, nei quali la preminenza del processo creativo, sulla fase
esecutiva, consente di creare altre tipologie di dipinti a “scacchiera-geometrica, come quella intitolata “Nel
colore blu…la verità… e la saggezza”. Nell’opera de quo, in cui il colore è la parte emotiva del racconto, si
può osservare la diversità dei componenti costruttivi, ma anche la peculiarità delle tinte blu cobalto,
frammiste a schizzi di cromie orange, bianche e verdi, che ricordano la tecnica dell’Action Painting di
Jackson Pollock, con i suoi lanci di colori sulla tela, i suoi dripping e soprattutto la sua fluidificante poesia
nell’arte contemporanea.

Per questi artistici motivi, le tinte blu, nella loro singolare cromaticità, raggiungono la loro massima pittoricità
e immaterialità, perché supportate dal mitologico “Zefiro”, il dolce vento d’Occidente.
In questo periodo, sempre nel percorso evolutivo della “Draugboard Art”, d’ispirazione nordamericana ma
personalizzata, il Riefolo intreccia i suoi sogni di artista, con i desideri emozionali dei suoi collezionisti, che
vedono nelle sue opere sia la gioiosa avidità del colore che la dinamicità delle strutture. Vertigini
raffigurative e avventurose che, nella loro dinamicità aerea, sono proprie di un pittore moderno contemporaneo agli inizi dl terzo millennio.

Tra i materiali utilizzati dal Riefolo, si ravvisano: tinte a olio, acrilici, smalti tempere, polveri, vernici industriali,
pennelli, rulli, metalli, legno e altri elementi naturali.
L’artista ha partecipato a numerose rassegne espositive, nelle città di Roma, Bologna, Reggio Emilia,
Gaeta, Barletta, Trani, Bari, Milano e Minturno.
Roma 25 gennaio 2016.
Antonio Sorgente-critico d’arte
Inaugurazione ore 21,00 in via delle anime,4 a Lecce. Non mancate..

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