“Internato 159534”: la testimonianza vivente di un militare rinchiuso in un campo nazista

Nicola Santoro, ex soldato salentino, ha 96 anni: nella mattinata di lunedì presenterà il suo libro, presso Palazzo Adorno a Lecce. La sua esperienza è quella di numerosi Imi, militari italiani internati

Palazzo Adorno, a Lecce.

LECCE – Una delle numerose iniziative per la ricorrenza del Giorno della Memoria vedrà anche le parole di Nicola Santoro, un militare salentino internato nel campo di lavoro nazista di Treuenbrietzen, in Germania, autore di “Internato 159534”. Il libro sarà presentato lunedì 27 gennaio, alle 12, a Palazzo Adorno. Si tratta della seconda edizione del volume, edito da Il Raggio Verde, che raccoglie le sue testimonianze e i suoi ricordi, oltre al diario di Fernando Simeone, un suo amico internato nello stesso campo e scomparso nel 2010. Il “159534” è il numero che fece perdere a “Nicolino” la dignità di uomo e a farlo sentire solo un “dimenticato”.

“Noi non avevamo un nome ma un numero: il mio era 159534 (…) In ogni carro-bestiame possono entrare normalmente 24 persone o 12 bestie. In quello dove entro io siamo in 73: si può stare solo in piedi (…) Sono convinto che la coscienza delle barbarie che si sono prodotte nel ‘900, deve integrarsi con la coscienza della pace che progredisce. Sono uno di quelli che hanno visto: e con passione e devozione ho raccolto questi miei documenti a testimonianza di ciò che è stato”, un frammento del suo volume.

Santoro, classe 1924, è nato e vive a Cursi. Secondo di sette figli, a 19 anni fu arruolato nel giugno del 1943 con l’incarico di marconista del Genio militare, presso la caserma di Udine. Fatto prigioniero dopo l’8 settembre del 1943, trascorse due anni nel campo di lavoro di Treuenbrietzen. Fu liberato dall’Armata Russa il 21 aprile del 1945 e giunse a Cursi dopo aver percorso duemila e 600 chilometri a piedi, il 10 luglio del “45.

Interverranno alla presentazione Stefano Minerva, presidente della Provincia di Lecce, Antonio Melcore, sindaco di Cursi, Antonietta Fulvio,  per la casa editrice “Il Raggio Verde”, Loredana Di Cuonzo, che ha curato la prefazione, Antonio Specchia, che si è occupato dell’impaginazione e, naturalmente, Nicola Santoro, 96 anni, che ha raccolto le sue memorie in questo testo e che è eccezionale e lucido testimone degli orrori della guerra. Furono 600mila i soldati italiani che non accettarono di continuare a combattere al fianco dei tedeschi e, per questo, furono tutti avviati al lavoro coatto e allo sterminio. Hitler dispose che i prigionieri di guerra italiani non godessero dello status che li avrebbe posti sotto la protezione della Convenzione di Ginevra, ma venissero invece etichettati come Imi, militari italiani internati, cioè manovalanza a basso costo e senza possibilità di ottenere i sussidi della Croce rossa internazionale. Con la costituzione della Repubblica di Salò, agli Imi fu offerta la possibilità di aderire e di rientrare così in Italia. La maggior parte di essi, come Nicola Santoro, rifiutò e rimase nei campi nazisti. Ancora non è stato possibile accertare il numero effettivo di chi non sopravvisse alla inumana condizione dei campi, alla fame, agli stenti, alle malattie, al duro lavoro della prigionia.

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