La notte del fuoco: l'immensa focara rischiara la notte, l'antico rito si perpetua

La temperatura è crollata, il cielo s'è caricato di nubi gravide di pioggia, la processione di questo pomeriggio in onore di Sant'Antonio Abate è stata rinviata di un giorno, ma nulla è riuscito a fermare la potenza dell'immensa pira

Foto di Antonio Quarta e Luca Capoccia Photo.

NOVOLI – La temperatura è crollata, il cielo s’è caricato di nubi gravide di pioggia, la processione di questo pomeriggio in onore di Sant’Antonio Abate è stata rinviata di un giorno, ma nulla è riuscito a fermare la potenza del fuoco. E alle 20,30, l’immensa pira costruita con fascine di viti ha spirgionato le sue fiamme, illuminando una serata più buia che mai, contorniata da un'esplosione pirotecnica, davanti a decine di migliaia di occhi estasiati per un rito che fonde sacro e profano, la cui origine si perde nella notte dei tempi e che si rinnova da sempre con varianti sempre più fantasiose.

Un tempo culto locale, la fama s’è diffusa fino a trasformare la Focara di Novoli, non l’unica, ma comunque la più grande d’Europa e del Mediterraneo, in un polo d’attrazione, un evento noto in tutto il mondo, il corrispettivo invernale (per quanto decisamente molto più antico) della Notte della Taranta di Melpignano. Fino a trasformare l’evento in un festival intriso di musica, spettacoli e approfondimenti culturali. Coinvolgendo e attirando l'interesse generale.

Per dirne solo una, per la prima volta è presente anche la stampa estera. Tra i duecento giornalisti accreditati, anche la tv svizzera, quella turca, la radio tedesca, quella  rumena, oltre a  giornalisti dal Cile e dalla Russia. A conferma dell’interesse crescente.

Venticinque metri d’altezza, un diametro di 20 metri, quella di Novoli è una grande festa legata in un vincolo indissolubile al culto di Sant'Antonio Abate, l’eremita egiziano vissuto nel III secolo d.C., considerato il fondatore del monachesimo cristiano. Un legame che risale alla leggenda del santo pronto a inoltrarsi fra le fiamme dell’inferno per contendere al demonio le anime dei peccatori, prerogativa che l’ha reso protettore di tutti coloro che hanno a che fare con il fuoco.