Osvaldo Piliego per la rassegna di ZeroMeccanico Teatro

Sabato 28 gennaio alle ore 20,30 proseguiranno le contaminazioni curate da ZeroMeccanico Teatro a SPAZIO.ZERO (sede operativa dell'associazione). 

Sarà ospite della serata Osvaldo Piliego e la sua "justalovesong", raccolta di poesie e canzoni mai musicate. Il giornalista e critico musicale Francesco Spadafora dialogherà con l'autore. Daranno voce alle poesie e canzoni mai musicate Ottavia Perrone Francesco Cortese sulle corde pizzicate di Riccardo Russo

ContaminAzioni è una rassegna artistica indipendente curata dall'associazione culturale ZeroMeccanico, con lo scopo di ricercare nuovi punti di incontro tra le discipline artistiche, le realtà del territorio e il pubblico e, sperimentare un linguaggio indipendente da metodi e forme, una modalità di espressione personale e allo stesso tempo accessibile a tutti.

Dopo la contaminazione numero zero con il polacco Marcin Piekalkiewicz (fotografo ed happiness researcher) e la numero uno con Fabrizio Pugliese e Fabrizio Saccomanno di Ura Teatro, il 28 gennaio toccherà a Osvaldo Piliego (già ospite di ZeroMeccanico Teatro nel 2015 per la presentazione del libro "La città verticale"). 

"Just a love song“ è una piccola raccolta di poesie e canzoni mai musicate, di Osvaldo Piliego, uscito lo scorso giugno per Spagine – Magazzino di poesia a cura di Mauro Marino (Fondo Verri), disponibile in download gratuito e in versione cartacea. 
Emozioni, narrazione, movimento. Sono queste le parole chiave per parlare della raccolta di versi di Osvaldo Piliego, già autore dei due romanzi “Fino alla fine del giorno” (2011) e “La città verticale” (2015) pubblicati da Lupo Editore.

“Una sottile nostalgia sottende a tutti i suoi versi, una nostalgia che pervade la raccolta e che porta con sé il profumo di cose andate, l’ombra dei morti, città visitate, amici perduti, o, più genericamente, una felicità sfumata al fondo di un bicchiere; amore, che è il sentimento base, la sola cosa che riesce a mitigare, se non spegnere, la spinta distruttiva del demone; tristezza, che è cosa diversa dal dolore, che non entra quasi mai in questa poesia, dove è la tristezza, col suo velo leggero a dettare il ritmo sommesso della versificazione”, sottolinea Dario Goffredo nell’introduzione. “Pur essendo lontani dagli stilemi classici della poesia di narrazione, i testi raccontano, pur nella loro liricità. E sono popolati da personaggi.

Osvaldo è un narratore, e i temi che traccia e affronta nelle sue poesie sono gli stessi che traccia e affronta nei suoi romanzi”, continua. “È poesia di movimento perché è in continua mutazione, in corsa verso forme nuove di versi, di metri, di rime”. “La prima cosa che mi ha colpito leggendo questi versi è stata la naturalezza dellʼespressione, lʼautore possiede un timbro e una precisione che sono già “sue”, il che conferma la dimestichezza, non solo pubblica, col verso. Leggendo poesia cerco di accorgermi subito della presenza o mancanza di una “voce”, che è ciò che chiedo e spero sempre di trovare nella scrittura. Avere una voce propria, che faccia riconoscere i versi di un autore in mezzo agli altri, allo stesso modo in cui ci si volta, nella folla, quando si viene chiamati da una voce che riconosciamo come nostra amica, umana.

La “voce” secondo me è unʼattitudine alla ricerca della concrezione del reale nel verso, la speranza di riuscire a dire se stessi e il mondo senza sovrapporre più di ciò che sia necessario tra essi, nel tempo che stringe”, sottolinea nella postfazione lo scrittore ed editore Luciano Pagano. “Il momento della scrittura – in questi versi – è quello di chi tira le somme. Cʼè qui la consapevolezza per il trascorrere del tempo che non dà più il tempo di capire, di cogliere, di soffermarsi, che più procede in avanti e più sottrae spazio allʼumanità. Dʼaltra parte cʼè proprio il desiderio di fermare tutto. Lo spazio in cui si muove lʼautore è quello della città, urbana ma non metropolitana, in cui lʼindifferenza si è già presa tutto lo spazio che poteva, tanto che al massimo si può sperare in una tregua atemporale, temporanea, nella fuga verso la provincia, dove “ti muovi alieno/con un ritmo diverso/fuori tempo”, come è scritto in una poesia dedicata a Sergio Torsello. Per usare unʼespressione della poetessa Carla Saracino (scritta a proposito di Vittorio Bodini), ritornano nei versi di Piliego gli “spettri alla controra”, ma senza più nulla di poetico, nemmeno nella reminiscenza, sono “povera gente”, “rom sugli scivoli”, barboni avvinazzati, sono vinti & battuti, non avranno mai nulla per cui essere ricordati se non la loro stessa esistenza oramai avulsa dallʼinsensibile quotidiano”.

ContaminAzioni continuerà a febbraio e si sdoppierà con Piccole ContaminAzioni, rassegna artistica dedicata ai bambini. Presto Le novità.

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