Vulvodinia, un convegno per riconoscerla e per curarla

Terza giornata informativa su una malattia troppo spesso vittima di stereotipi e tabù

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di LeccePrima

L’associazione VIVA - Vincere Insieme la VulvodiniA - ha organizzato per sabato 14 novembre presso l'Hotel Tiziano di Lecce, la terza giornata informativa, su una malattia troppo spesso vittima di stereotipi e tabù e soprattutto, troppo spesso silente: la vulvodinia.

Si tratta di un’occasione unica a livello nazionale che permetterà di indagare sintomi, diagnosi e cure della “sindrome vulvo vestibolare”, attraverso i consigli di medici specialisti ed aprendo un dialogo diretto con le donne in sala. L’incontro, che vede come direttori scientifici la Dott.ssa Giovanna Gariglio, ostetrica, osteopata e sessuologa ed il Dott. Raffaele Di Giacomantonio, specialista in ginecologia ed ostetricia, D.S.S 4 Asl di Bari, inizierà alle 14:30 circa. Ad aprire i lavori sarà il Dott. Antonio Perrone, Direttore dell’UOC di ginecologia ed ostetricia dell’Ospedale "Vito Fazzi" di Lecce.

La vulvodinia è una patologia reale, dolorosa, cronica che interessa la regione vulvare, provocata da un’infiammazione delle terminazioni nervose della vulva che incide profondamente sulla qualità della vita di chi ne è affetta, minando la percezione di se stesse, la sicurezza, la vita sessuale e anche il rapporto di coppia. Dal punto di vista medico, parliamo di un disturbo in assenza di altre manifestazioni cliniche evidenti, non è una malattia rara ma pochi sanno di cosa si tratti, e pochi sanno che è un disturbo che affligge il 16% delle donne in tutto il mondo, in una fascia d'età media dai 18 ai 35 anni. Essa influisce negativamente sulla vita quotidiana delle donne, eppure, se ne parla troppo poco. 

L’evento è stato organizzato dall'Associazione VIVA – Vincere Insieme la VulvodiniA  - nata nel 2013 e formata da un gruppo di sette donne che hanno vissuto in prima persona il calvario della malattia: “Abbiamo deciso di unirci per non far passare a nessun’altra donna quello che abbiamo vissuto noi: il ritardo diagnostico da parte dei medici e la solitudine che deriva dall’affrontare questo delicatissimo percorso – raccontano le donne di VIVA ed organizzatrici dell’evento leccese. Vogliamo dare voce e spazio a chi ha vissuto da vicino questa esperienza così difficile e dolorosa che noi capiamo bene”.

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