Dieta mediterranea: fra identità storica e opportunità per l'economia

Nuova tappa dal convegno "Laudato sii". Intervento di De Castro, Commissione Agricoltura al Parlamento Europeo

L’ecologia compie 150 anni. O meglio, a compiere gli anni è il concetto, formulato per la prima volta dallo scienziato tedesco Ernst Heinrich Haeckel. In realtà, le preoccupazioni per l’ambiente e lo studio delle interazioni fra organismi e habitat sono molto più antichi. Uno studio che nasce da amore e rispetto per la natura, valori che sono (o dovrebbero essere) intrinseci all’uomo stesso. Basti pensare al Cantico delle Creature di San Francesco d’Assisi, da molti ritenuto una sorta di primo manifesto ecologico della storia.

Ma qual è, oggi, lo stato dell’arte in campo ecologico? A maggio, a Otranto, s’è tenuto un convegno, significativamente intitolato “Laudato sii... per nostra sora terra - Salute, ambiente e alimentazione... il punto di vista dei cittadini”. Organizzato dall’associazione Sos per la vita onlus di Lecce, coordinata da Rita Tarantino, e dalla sezione locale della Lega Navale Italiana, presieduta da Walter Melissano, attraverso contributi di esperti del settore, ha provato a fare il punto della situazione. Sostegno e sviluppo della biodiversità, dati epidemiologici relativi all'incidenza dei tumori, il modello della dieta mediterranea, corretta alimentazione nei bambini, sono stati alcuni fra gli argomenti sviluppati. Il tutto, corredato spesso anche da dati di sicuro interesse.

C’è voluto un po’ di tempo, ma alla fine abbiamo raccolto la maggior parte di questi interventi e, piuttosto che proporre una sintesi, abbiamo deciso di pubblicarli integralmente, a puntate. Perché un riassunto rischierebbe di disperdere un sapere che, piuttosto, ha necessità di diffusione completa e senza filtri, in modo che ogni cittadino possa assumere consapevolezza. Di mezzo, c'è la salute di tutti.

Oggi quarta tappa, con l’analisi di Paolo De Castro, coordinatore di S&D presso la Commissione Agricoltura e Sviluppo rurale al Parlamento Europeo. L’intervento, intitolato “Dieta Maediterranea, un modello in evoluzione”, s’integra con quello presentato in precedenza, da Roberto Capone del Ciheam di Bari. E tratta l’argomento a 360 gradi: dalla difesa delle produzioni mediterranee, passando al basso impatto ambientale della produzione agroalimentare, finendo con l’aspetto nutrizionale-salutistico.

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Il cibo ha sempre rappresentato e continua a rappresentare terreno di incontro, di scambio e di sviluppo decisivo in virtù dell'importanza culturale ed economica che riveste in ogni Regione del mondo. La dieta Mediterranea è, da questo punto di vista, un riferimento imprescindibile, ancora oggi parte integrante dell'identità storica e culturale del bacino del mare nostrum e opportunità di crescita economica per i Paesi dell'area. La dieta mediterranea è un patrimonio da tutelare e da diffondere, che ha effetti benefici sulla salute riconosciuti in tutto il mondo e, attraverso la storia, ha contribuito a formare l’identità culturale comune dei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo. Per questo motivo, quando ricoprivo la carica di Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, ho presentato a Barcellona, insieme alla collega spagnola Elena Espinosa, la candidatura della Dieta Mediterranea a Patrimonio Culturale Immateriale dell’Unesco, riconoscimento arrivato finalmente nel 2010. Merito di tale risultato va non solo all’Italia e al suo governo ma anche al Parlamento europeo. Moltissime infatti furono le dichiarazione di appoggio degli europarlamentare, anche di coloro provenienti da paesi geograficamente lontani dal Mediterraneo.

La difesa delle produzioni mediterranee è da sempre un elemento strategico prioritario per la politica agricola e alimentare dell’Italia. Uno dei più importanti vantaggi competitivi del nostro Paese, in particolare, è lo straordinario patrimonio enogastronomico, ricco di molteplici valori materiali e immateriali che si saldano ai territori rafforzandone l'attività economica e le chance di sviluppo. Le principali produzioni agricole che caratterizzano la dieta mediterranea rappresentano circa il 40 per cento del valore della produzione agricola europea. Tale incidenza aumenta significativamente per i Paesi membri che si affacciano sul mar Mediterraneo. Per l'Italia, oltre la metà della produzione agricola è imputabile a cereali, ortofrutta, olio d'oliva, prodotti della pesca e, naturalmente, il vino. Tali prodotti nel corso degli ultimi anni hanno dimostrato di essere notevolmente apprezzati sulle tavole dei consumatori di tutto il mondo e il valore delle esportazioni italiane nel mondo è in continuo aumento. Ovvio a dirsi, ma non scontato a farsi, la tutela delle nostre specificità agricole. Perché si deve riuscire a cogliere il giusto equilibrio tra tradizione e innovazione, che è un tratto tipico della dieta mediterranea, summa di secoli di scambi economici e culturali tra le sponde del mare nostrum.

La definizione stessa di Dieta Mediterranea accolta nel riconoscimento UNESCO di bene immateriale del racchiude diversi valori: alimentare-gastronomico, storico-culturale-economico, ambientale e nutrizionale salutistico.  Dal punto di vista alimentare e gastronomico parliamo di un forte consenso internazionale verso la cosiddetta “cucina mediterranea” che solo in parte è legato alle sue virtù nutrizionali e dietetiche. Infatti, da sempre essa è apprezzata per i suoi profumi e sapori inconfondibili che l’hanno resa celebre nel mondo e per un concetto di qualità legato all'unicità e all'eccellenza.

Dal punto di vista storico (culturale ed economico) la definizione UNESCO annovera tutto ciò che è stato trasmesso dalla tradizione, compresi i luoghi caratteristici e simbolici della Dieta Mediterranea, spazi che possono andare dagli oliveti al mercato, passando per le piazze ed i luoghi di incontro più popolari. E' la creazione quotidiana effettuata grazie all'elevata capacità combinatoria dei diversi ingredienti, che assicura la trasmissione, la salvaguardia e la diffusione della Dieta Mediterranea.

Per quanto concerne gli aspetti ambientali, numerosi indicatori dimostrano come la produzione dei prodotti agroalimentari che compongono la Dieta Mediterranea abbiano un basso impatto sulle risorse naturali rispetto ad altri tipi di diete come, ad esempio, quella nordamericana caratterizzata da un consumo prevalente di proteine animali e zuccheri. C'è d'altra parte un motivo perché la dieta Mediterranea è caratterizzata da queste direttrici nutrizionali e ha sviluppato una grande capacità di combinazione di ingredienti di base che sono quanto mai vari. Quando si sono messi a studiare gli hotspot, i "punti caldi" della biodiversità planetaria, gli studiosi non hanno potuto fare a meno di annoverare il bacino del Mediterraneo tra questi. Per dirla in due parole: la ricchezza della biodiversità locale si riflette nella varietà della dieta.

E veniamo all'aspetto nutrizionale-salutistico: la dieta mediterranea, se accompagnata da uno stile di vita sano, può contribuire a ridurre i fattori di rischio per le patologie cronico-degenerative strettamente correlate con l'alimentazione. Sulla carta, aumenta il benessere sociale e, in prospettiva, offre la possibilità di ridurre la spesa pubblica per la salute. Gli effetti benefici della dieta mediterranea sono stati studiati a più riprese, ma non è un motivo questo per cullarsi sugli allori. I dati parlano chiaro: in Italia, soprattutto nel meridione, l’obesità infantile è in aumento. Questo è dovuto al fatto che ci si allontana dalle abitudini alimentari dei nostri padri e nonni, per abbracciare stili alimentari più vicini a quelli anglosassoni. Con il risultato che solo 1 giovane su 4 ha un approccio più o meno corretto a un’alimentazione ricca di pasta, legumi, verdure e frutta. Gioverebbe tornare a parlare, ma soprattutto praticare, un'educazione alimentare che non diventi chiusura verso l'esterno – l'incontro tra tradizioni diverse è alla base della nostra gastronomia – ma che allo stesso tempo incentivi i consumi di prodotti come la frutta e la verdura, che in Italia abbiamo la fortuna di poter produrre a costi tutto sommato più contenuti di quello che fanno altri paesi dell'Ue.

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