Dieta mediterranea, un patrimonio culturale che rischia di scomparire

Da oggi, con Roberto Capone del Ciheam, una serie di interventi nati da un convegno organizzato da Sos per la vita onlus

@TM News/Infophoto

L’ecologia compie 150 anni. O meglio, a compiere gli anni è il concetto, formulato per la prima volta dallo scienziato tedesco Ernst Heinrich Haeckel. In realtà, le preoccupazioni per l’ambiente e lo studio delle interazioni fra organismi e habitat sono molto più antichi. Uno studio che nasce da amore e rispetto per la natura, valori che sono (o dovrebbero essere) intrinseci all’uomo stesso. Basti pensare al Cantico delle Creature di San Francesco d’Assisi, da molti ritenuto una sorta di primo manifesto ecologico della storia.

Ma qual è, oggi, lo stato dell’arte in campo ecologico? A maggio, a Otranto, s’è tenuto un convegno, significativamente intitolato “Laudato sii... per nostra sora terra - Salute, ambiente e alimentazione... il punto di vista dei cittadini”. Organizzato dall’associazione Sos per la vita onlus di Lecce, coordinata da Rita Tarantino, e dalla sezione locale della Lega Navale Italiana, presieduta da Walter Melissano, attraverso contributi di esperti del settore, ha provato a fare il punto della situazione. Sostegno e sviluppo della biodiversità, dati epidemiologici relativi all'incidenza dei tumori, il modello della dieta mediterranea, corretta alimentazione nei bambini, sono stati alcuni fra gli argomenti sviluppati. Il tutto, corredato spesso anche da dati di sicuro interesse.

C’è voluto un po’ di tempo, ma alla fine abbiamo raccolto la maggior parte di questi interventi e, piuttosto che proporre una sintesi, abbiamo deciso di pubblicarli integralmente, a puntate. Perché un riassunto rischierebbe di disperdere un sapere che, piuttosto, ha necessità di diffusione completa e senza filtri, in modo che ogni cittadino possa assumere consapevolezza. Di mezzo, c'è la salute di tutti.

Partiamo oggi, dunque, in questo piccolo viaggio dal resoconto di Roberto Capone, amministratore principale del Ciheam di Bari, intitolato: “La Dieta Mediterranea modello di alimentazione sostenibile”. Già, perché la dieta mediterranea è un concetto sulla bocca di tutti. Eppure, non tutti sanno come nasca la definizione in cosa, esattamente, consista e quali siano i rischi legati al suo declino, dopo essere diventata quasi di moda.

***  

Il CIHEAM

Il Centro Internazionale di Alti Studi Agronomici Mediterranei (C.I.H.E.A.M.) è un Organizzazione Internazionale Intergovernativa creata nel 1962 per iniziativa congiunta dell’OCSE e del Consiglio d’Europa.

Il Centro raggruppa oggi 13 paesi mediterranei (Albania, Algeria, Egitto, Francia, Grecia, Italia, Libano, Malta, Marocco, Portogallo, Spagna, Tunisia e Turchia) e, attraverso i propri strumenti di intervento (formazione, ricerca e cooperazione), opera nell’area Mediterranea, Balcani e Vicino Oriente, applicando e concretizzando le strategie che vengono definite e delineate durante gli incontri, organizzati ogni due anni, dai 13 Ministri dell’Agricoltura dei suoi Paesi membri.

Tra le molteplici attività che conduce in settori quali la gestione razionale della risorsa idrica, la protezione integrata delle colture frutticole mediterranee, l’agricoltura biologica in ambiente mediterraneo e la sostenibilità dell’alimentazione e dello sviluppo rurale, il CIHEAM Bari ha focalizzato l’attenzione anche sulla valorizzazione della Dieta mediterranea in quanto espressione della cultura e delle tradizioni dei popoli mediterranei.

Ed è proprio in tal senso che la Dieta Mediterranea è stata riconosciuta dall’UNESCO Patrimonio immateriale dell’Umanità con la seguente definizione:

«… derivante dalla parola greca “diaita”, ossia, stile di vita, essa è una pratica sociale fondata sull’insieme del “savoir-faire”, conoscenze, tradizioni che vanno dal paesaggio alla tavola e che riguardano nel Bacino Mediterraneo, le coltivazioni, la raccolta, la pesca ed i suoi prodotti, la conservazione, la trasformazione, la preparazione, la cottura ed in particolare il modo di consumare, ossia, la convivialità»

La definizione di “Dieta Mediterranea” incorpora ed esprime quindi valori diversi:

Alimentare-gastronomico

Storico – culturale

Economico

Ambientale

Nutrizionale-salutistico

La scoperta delle proprietà salutistiche della dieta mediterranea è attribuita allo scienziato americano Ancel Keys che, a partire dal pioniere Seven Countries Study da lui coordinato, mise in evidenza la correlazione esistente tra patologie cardiovascolari e regime alimentare. I risultati di tale studio in effetti non lasciavano adito a dubbi: più l'alimentazione dei 12.000 soggetti analizzati si discostava dagli schemi mediterranei, maggiore era l'incidenza di malattie cardiovascolari.

Negli anni seguenti numerose ricerche confermarono la stretta correlazione esistente tra dieta alimentare e patologie cardiovascolari.

Oggi purtroppo la DM non rappresenta più il modello alimentare di riferimento in quanto il modo di alimentarsi è cambiato radicalmente per motivi culturali, sociali, economici, nutrizionali, ecc.

Tali cambiamenti hanno interessato inevitabilmente i Sistemi Alimentari mondiali che si presentano oggi inadeguati ed insostenibili.

Essi non solo non hanno risolto il problema della fame e della malnutrizione nel mondo, ma hanno generato anche problemi di sovrappeso e obesità che non hanno risparmiato nemmeno i paesi del sud dove è in corso una vera e propria deriva alimentare.

Le recenti statistiche ufficiali della FAO ci dicono infatti che:

- il numero di persone che soffrono la fame è quasi un miliardo

- circa tre miliardi di persone sono invece interessate da problemi di malnutrizione riguardante obesità, sovrappeso e carenze nutrizionali, due miliardi delle quali soffrono di carenza di micronutrienti come vitamina A, ferro, o iodio.

- anche i disturbi cronici correlati alla malnutrizione sono in crescita.

Il regime alimentare ha un importante impatto non solo sulla nostra salute ma anche sulle risorse naturali.

Infatti, produrre una fettina di manzo ha un impatto ambientale molto più alto che coltivare una zucchina e dunque il regime alimentare che noi tutti seguiamo ha inevitabili conseguenze sulle Risorse Naturali in termini di consumi idrici, emissioni di gas serra, perdita di biodiversità, etc.

La produzione ed il consumo di cibo, infatti, generano un impatto ambientale in termini di emissioni di CO2, di consumo di terra e di risorse idriche che viene misurata attraverso l’utilizzo di tre indicatori che sono rispettivamente: il Carbon Footprint, l’Ecological Footprint ed il Water Footprint.

Alla già critica situazione delineata dobbiamo poi aggiungere un ulteriore contraddizione, ossia, lo spreco alimentare.

Non solo produciamo in modo costoso, inefficiente, con forte impatto energetico ed ambientale. Ma spesso finisce che poi addirittura sprechiamo tale risultato con uno spreco ancora peggiore nelle nostre case.

In linea generale circa un terzo del cibo prodotto a livello mondiale per il consumo umano che viene buttato o perso è pari a 1,3 miliardi di tonnellate circa. Frutta e verdura, insieme a radici e tuberi sono i primi a finire nei cassonetti.

Vorrei ricordare che la DM è stata riconosciuta dall’UNESCO Patrimonio Intangibile dell’Umanità perché rappresenta un patrimonio culturale in “pericolo di erosione” in quanto nei Paesi Industrializzati, e soprattutto, in quelli della Riva sud del Mediterraneo è in corso una vera e propria deriva alimentare.

Oggi la DM rappresenta un modello alimentare seguito da pochi. Essa, molto probabilmente, nel corso degli anni è stata vittima del proprio stesso successo: infatti, la percezione esclusivamente “salutistica” ha rimosso tutti i fattori culturali legati all’alimentazione. Negli anni infatti la dieta mediterranea è stata quasi esclusivamente associata, quasi fosse una prescrizione medica alimentare, ai soli benefici salutistici dei suoi nutrienti, dimenticando che noi non mangiamo “nutrienti” ma “cibi”, i quali hanno anche valori estetici, sociali, religiosi, economici e ambientali. La sua peculiarità è il fatto di non essere solo una lista di cibi, per lo più freschi, stagionali, locali e spesso tradizionali, ma soprattutto il modo di cucinarli, abbinarli, presentarli e condividerli a tavola. Il contesto e l’ambiente in cui si consumano e si producono sono componenti chiave del modello alimentare mediterraneo, così come una vita fisicamente attiva, la frugalità e il senso del valore del cibo.

A far ritornare la dieta mediterranea una dieta popolare in Italia forse potrebbe dunque contribuire il modificare l’attuale percezione “salutistica” della dieta Mediterranea trasformandola in un consapevole stile di vita alimentare sostenibile ed accessibile a tutti.

Una dieta mediterranea insomma riattualizzata soprattutto verso i giovani, per educarli al piacere del mangiare, sano e sostenibile, mediterraneo, riscoprendo il gusto per la diversità dei sapori e quindi la biodiversità dei prodotti. Una dieta mediterranea capace anche di saper emozionare con la bellezza, i colori e i sapori dei cibi e delle loro molteplici interpretazioni culinarie, legate alle diverse filiere alimentari locali.

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