Materiale non organico, soglia superata: scatta l'offensiva dei controlli

Con il cambio di impianto, un carico tornato indietro: il 16 per cento era rifiuto non compostabile, contro la soglia massima del 10. E il più, da utenze domestiche. Stop ai sacchetti neri. Sotto la lente ci saranno i condomini

LECCE - Non c’è solo l’inciviltà di chi abbandona la spazzatura per strada. Non c’è solo – come diretta conseguenza – la furbizia di chi non paga la Tari, un’evasione che, secondo gli ultimi dati, è compresa in una forbice fra il 20 e il 30 per cento della popolazione di Lecce. C’è anche la sciatteria di chi non si attiene alle regole basiche. E così, i costi per le tasche dei contribuenti rischiano di lievitare ancora.

Un aggravio citato in maniera chiara dal dirigente comunale del settore Ambiente, Francesco Magnolo, che ha informato ditta Monteco e direttore di esecuzione del contratto, Renato Brunetti, del fatto che l’impianto Eden94 di Manduria ha respinto un carico di rifiuti organici. Motivo: la percentuale di frazione non compostabile rilevata è stata del 16 per cento. Quando il limite massimo è fissato nel 10 per cento.

Il problema dei materiali non compostabili

Quello di Manduria è l’impianto in cui l’Ager (Agenzia regionale per l’ambiente) ha disposto che il Comune di Lecce conferisca la frazione organica, dopo il cambio di piattaforma. E quando vi sono cambiamenti simili, si effettua l’analisi della frazione conferita, propedeutica a capire l’impurità presente. Il risultato è stato quello citato.

Il respingimento avvenuto ieri è un segnale, un campanello d’allarme. Di conseguenza, è stato ribadita una disposizione già impartita: vietato ritirare i sacchi neri, che, di base, non sono compostabili. E che in più, vista la loro opacità, non consentono di visionare il contenuto e capire già da una semplice occhiata se il materiale inserito sia davvero tutto organico o se vi sia finito dentro dell’altro.

Cosa accadrà, ora? Per capirlo, occorre un’ulteriore delucidazione: il carico in questione trasportava soprattutto organico raccolto da utenze condominiali. Il Comune di Lecce è quindi intenzionato a predisporre controlli sempre più stringenti sui privati. A partire dai carrellati dei condomini. Questo perché, secondo i più recenti rilevamenti, le utenze non domestiche (locali commerciali) si stanno adeguando sempre più, sia come conferimento di frazione, sia come sacchi impiegati.

Sotto la lente le utenze dei privati cittadini

Gli agenti di polizia locale del Nucleo Dec e gli ispettori ambientali partiranno quindi nelle prossime ore con una sorta di nuova offensiva. E con tanto di avvisi di sanzione che potrebbero pullulare sui contenitori o sugli usci delle abitazioni degli inadempienti.  Il fenomeno va stroncato al più presto, anche perché è evidente la possibilità che possano avvenire altri respingimenti. E più ve ne saranno, più si rischierà di non potersi avvalere dell’impianto. Insomma, tolleranza zero.

La spazzatura, dunque, torna a essere un vero e proprio turbamento, un nodo chiave per una città costretta a fare i conti con troppa incuria e che ancora non ha assorbito del tutto la novità della raccolta differenziata. Con un appalto diventato – giocoforza – motivo di scontro e di rimpalli di accuse nella campagna elettorale in atto.     

Quanto costano furbizia e inciviltà

Di certo, i cittadini onesti e scrupolosi rischiano di essere ulteriormente beffati, qualora la normalizzazione tardasse ad arrivare. Non bastasse già quanto avviene fin troppo spesso. Come dimenticare, per fare solo un esempio, la bonifica di aree periferiche e della zona industriale, risalente al dicembre scorso, costata 13mila euro? Soldi racimolati dalle sanzioni e da varie economie. E che sarebbe stato certamente più utile impiegare per altro.

Questo, sempre nella speranza che non si creino altre situazioni come quella di fine marzo, in via Roggerone (zona San Ligorio), quando è stata scoperta una chiazza di mercurio liquido, metallo pesante, particolarmente pericoloso, che rischiava di essere assorbito dal terreno e insidiare la falda acquifera.

Ebbene, non tutti sanno che per un’operazione di smaltimento del genere il costo per il contribuente si aggira attorno ai mille e 600 euro per chiamare una ditta specializzata, considerando il materiale (l’Arpa ha certificato come fosse mercurio, comunque già ben distinguibile a una semplice occhiata), trasportarlo e smaltirlo presso un impianto autorizzato in provincia di Bari. Tutto, assolutamente, intollerabile.

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