“Noi motociclisti, esempio di distanziamento sociale eppure maltrattati”

Lettera di un motoclub. "La nostra attività, anche non agonistica, dovrebbe rientrare tra quelle sportive e motorie individuali"

Dopo un lockdown assoluto e totale che ha abbracciato qualunque spostamento, movimento e attività umana (certamente encomiabile e oggettivamente giusto), è necessario prepararsi ad un graduale e sistematico ritorno alla normalità. Pertanto, a proposito della fase 2 annunciata dal nostro premier in conferenza stampa e che inizierà il 4 maggio prossimo è necessario operare le dovute differenze ed iniziare a fare un distinguo tra le varie attività umane.

Mai come in questo periodo dovrebbe essere consentito andare in moto. Proprio in questi giorni leggevo su molti quotidiani come sia necessario spingere per l’utilizzo di biciclette e monopattini elettrici, evitando dunque autobus, metropolitane e mezzi pubblici. Mai come oggi i motociclisti potrebbero offrire soluzioni alternative ad alcuni problemi legati alla mobilità.

Eppure, ancora una volta, veniamo trattati come “il brutto anatroccolo”, figli di un dio minore, personaggi strani che impazzano per le strade del nostro Stivale. Sovente veniamo visti come centauri, nel senso mitologico della parola, metà uomini e metà destrieri, pronti ad infastidire pedoni e automobilisti, appassionati entrambi di assembramenti sociali.

I primi eternamente incolonnati e attaccati al proprio clacson, i secondi amanti del contatto fisico in bar, locali, centri commerciali, concerti musicali e qualunque occasione possa consentire di essere incollati l’uno all’altro.

Sì è vero, non tutti possono andare in moto per svariate ragioni legate all’età e alle condizioni fisiche ma forse noi meriteremmo più rispetto! Noi motociclisti, amanti della solitudine, eternamente vilipesi senza alcuna logica motivazione, siamo un tipico esempio di distanziamento sociale.

Noi che indossiamo guanti e casco in qualunque stagione dell’anno, solitamente non togliamo i guanti neppure per salutare con superflue strette di mano, limitandoci ad un cenno con le dita per poi toccare esclusivamente il manubrio della nostra moto.

Noi che viaggiando in moto abbracciamo unicamente il vento, volgendo lo sguardo alla strada. Noi che frequentiamo solo spazi aperti e ben ventilati così come richiederanno la fase 2 e tutte le prossime fasi del programma nazionale. Noi che inquiniamo molto meno di auto e camion, magari con vecchi propulsori diesel.

Noi che in moltissime metropoli del mondo abbiamo risolto, o quanto meno contribuito a risolvere il problema del traffico. Noi che anche quando andiamo insieme al nostro passeggero manteniamo comunque una distanza protetti dal casco e volgendo le spalle al nostro ospite. Noi che utilizziamo la moto oltre che per raggiungere un luogo o una meta, anche per fuggire da ogni forma di assembramento umano.

Se dal 4 maggio infatti, saranno consentite attività “sportive e motorie individuali”, non vedo quali siano le differenze tecniche e sociali tra un amatore ciclista/podista ed un motociclista che vuole fare un giro in moto senza necessariamente collegarlo ad uno spostamento motivato e legato ad un’attività lavorativa o emergenziale! Il rischio di contagio per sé e per gli altri è praticamente inesistente, ovviamente indossando guanti e mascherina di sicurezza, così come impongono il buon senso ma anche i consigli di esperti e virologi.

Il motociclismo, anche amatoriale non agonistico, dovrebbe rientrare senza dubbio tra le attività sportive e motorie individuali che la fase 2 prevede e consente. Ci si auspica in tal senso una urgente ordinanza regionale del nostro governatore che possa quindi chiarire meglio il decreto nazionale e fugare ogni dubbio, consentendo la mobilità su due ruote all’interno della regione.

Per non parlare di chi ha il privilegio di praticare lo sport del fuoristrada (meglio noto come enduro), dove il distanziamento sociale è realmente l’essenza di questa attività sportiva, grazie alla quale si circola su campi di terra chiusi al traffico oppure ci si avventura, nel rispetto del codice della strada, in stradine di campagna e tratturi isolati, arieggiati e certamente non frequentati.

Ecco, noi in questo momento storico potremmo essere realmente un fulgido esempio di distanziamento sociale ed invece politica e media non ci degnano di considerazione alcuna.

Grazie direttore per aver dato voce al popolo dei motociclisti (che purtroppo di voce ne hanno ben poca) per ottenere la giusta visibilità. Noi non siamo pochi, ma in questa unica e speriamo irripetibile emergenza potremmo essere ancora di più!

Rispettateci, ora ne avete l’opportunità!

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* Riccardo Giannuzzi è membro del direttivo del motoclub salentino Alfa-Centauri.

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