A MARTANO TORNANO DI MODA "DON CAMILLO E PEPPONE"

Polemica tra il parroco don Massimo De Donno e il sindaco Antonio Micaglio, che accusa il prelato di "fare politica". Alla base del dissenso, un rapporto mai buono e una strada chiusa al traffico

C'erano una volta don Camillo e Peppone, personaggi storici della fantasia creativa di Guareschi. Sembrano lontane le loro storie divertenti e contraddittorie… fino ad un certo punto, però. Da qualche giorno, infatti, Martano sembra essere diventato il teatro di una moderna riproposizione degli antichi contendenti. Il sindaco, Antonio Micaglio, ha deciso di scrivere una lettera all'arcivescovo di Otranto per lamentarsi di alcuni atteggiamenti non proprio "trasparenti" del parroco della Chiesa Madre, don Massimo De Donno. Il sindaco sarebbe convinto, da quanto si apprende dalla missiva spedita in episcopio, che il giovane parroco remi in qualche modo contro la sua amministrazione, uscendo spesso e volentieri dal suo ruolo di pastore di anime, per "fare politica".

Ebbene si, l'oggetto del contendere è proprio qui. Su quali basi, il sindaco constaterebbe questo atteggiamento del sacerdote? Lo si evince da quanto riportato nella missiva: don Massimo avrebbe prima partecipato ad una manifestazione dell'estrema destra martanese, esternando "giudizi lesivi sull'attività culturale estiva dell'amministrazione comunale", e poi avrebbe nei giorni scorsi manifestato in modo "troppo acceso" il proprio dissenso alla chiusura di Via Roma con due paletti, uniti da catena il provvedimento preso per proteggere il centro dalla viabilità, non è andato giù al parroco, che ha scritto una lettera agguerrita per protestare contro l'amministrazione, adducendo come motivazione che "la catena di via Roma limite e restringe l'esercizio del libero culto, perché chi oggi ha bisogno di essere accompagnato in chiesa, trova mille difficoltà".

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Le strade del centro non consentono la doppia circolazione e si può sostare ad un massimo di 50 metri dalla Chiesa parrocchiale. Il parroco, per avvalorare la sua tesi, avrebbe cercato di dimostrare la pericolosità della catena, raccontando un episodio avvenuto nella notte di Natale, quando una donna anziana, sentitasi male, non sarebbe stata soccorsa tempestivamente dell'autoambulanza del 118. Ma il vigile di servizio avrebbe sconfessato questa versione dei fatti, così come lo stesso autista dell'ambulanza. Infine, il parroco, nel corso delle celebrazioni della Candelora, durante una sua omelia, si sarebbe lasciato andare ad alcune riflessioni sull'operato amministrativo. Insomma, benzina sul fuoco di un rapporto, partito logoro sin dall'insediamento della giunta Micaglio. Questa volta, però, il sindaco ha preferito "non porgere l'altra guancia" e ha scritto al vescovo di Otranto, chiedendo chiarezza in merito a questi atteggiamenti "politici" del parroco. Dal canto suo, don Massimo si difende dicendo di essere solo un "capro espiatorio" e valutando persino l'idea di mollare l'abito talare. Il vescovo, com'è ovvio pensare in questi casi, probabilmente sceglierà la via del silenzio e della parsimonia, ma intanto nel paese i parrocchiani si dividono. Esattamente come accadeva in un'Italia inconsueta e povera, uscita dalla penna di un autore mai dimenticato.

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