Addio "Lido Salapia", due delibere per un unico obiettivo: abbatterlo

Il Comune si ritira dal contenzioso con la Regione e firma per la demolizione. Un contest per capire come riutilizzare il legno

Anno 2013: il sequestro. Fu l'inizio del declino.

LECCE – Addio “Lido Salapia”. Finalmente, sospireranno in molti. La giunta Salvemini ha posto le firme che pongono le basi al suo prossimo abbattimento. Quello che doveva essere un fiore all’occhiello delle marine leccesi, aperto a tutti, ma pensato per venire incontro soprattutto ai diversamente abili, e inaugurato in pompa magna nel maggio del 2010, diventerà legna da ardere. Anzi, da riciclare in qualche modo. Un progetto bello e utile, in origine, ma naufragato miseramente.

Realizzato per volontà dell’amministrazione comunale dell’epoca, dato in gestione a una cooperativa dipendenti comunali, ha subito dopo i fasti iniziali un rapido e inesorabile declino, terminando addirittura sotto sequestro. Era l’ottobre del 2013 quando la guardia costiera pose i sigilli con le ipotesi di occupazione abusiva di spazio demaniale e difformità edilizie. Bello smacco. E da allora, è diventato più che un rudere, un vero pugno nell’occhio sul lungomare di San Cataldo.

Due delibere, un solo scopo: abbattere

Nel pomeriggio di oggi, dunque, sono state approvate due delibere. La prima, presentata dall'assessore agli Affari generali, Carlo Mignone, riguarda la rinuncia al giudizio promosso davanti al Consiglio di Stato contro il provvedimento dirigenziale con cui la Regione Puglia dichiarò nel 2013 decaduta la concessione demaniale, ottenuta tre anni prima dal Comune di Lecce (quindi sotto la guida di Paolo Perrone), sull’area nella quale sorge il lido. Cambiata casacca a Palazzo, insomma, addio resistenza, ritenuta oggi un inutile ostacolo ai nuovi obiettivi.

Passo immediatamente successivo, dunqe, e questa volta su iniziativa del vicesindaco e dell'assessore ai Lavori pubblici, Alessandro Delli Noci, lo studio di fattibilità riguardante la demolizione vera e propria della struttura di legno, con recupero del materiale di risulta per un futuro riutilizzo. Quel che resta del lido, abusivamente collocato su suolo demaniale, per la giunta Salvemini rappresenta ormai un vero e proprio pericolo per la sicurezza, oltre che uno sfregio al paesaggio costiero di San Cataldo. Quindi, urge spazzare via tutto.

Delli Noci: "Restituiremo un pezzo di litorale"

“Rimuovere quest'opera – dichiara  Delli Noci - significa restituire ai leccesi un pezzo di litorale di cui godere durante l'anno nonché rendere di nuovo fruibile a tutti una parte di territorio che appare oggi in completo stato di abbandono e di degrado”. “Liberare definitivamente quell'area, che versa in condizioni deprecabili e che rappresenta un pericolo per quanti ci si imbattono – prosegue -, rappresenta un intervento prioritario per ripristinare il decoro di una marina che merita tutta la nostra attenzione”.

Sulla rigenerazione delle marine in generale, Delli Noci assicura che “l’impegno sarà costante”. “É nostra intenzione ripristinare e valorizzare questo luogo ridotto a rudere, per il quale sono state impiegate risorse pubbliche considerevoli, e rendere possibile l'accesso al mare anche alle persone con disabilità, un accesso negato in quell'area ai cittadini da ben quattro anni”. Dulcis in fundo: “Vogliamo promuovere un contest al fine di riutilizzare la consistente quantità di legno con cui sono state realizzate le strutture”. Insomma, chi ha qualche buona idea, si faccia avanti.

Rotundo: "Investiremo la Corte dei conti" 

"La decisione della giunta di riconsegnare ai leccesi la spiaggia liberata dalla mini discarica del Salapia per la libera e gratuita fruizione è giusta e sacrosanta nonché attesa; ma proprio adesso che grazie alla gjunta Salvemini si toglie quel rudere non possiamo non ricordare e sottolineare come quell'opera sia costata oltre 300mila euro di soldi pubblici imvestimento che si è tradotto in un enorme danno per le casse comunali".

Così il consigliere comunale del Pd, Antonio Rotundo. Che prosegue: "La domanda ricorrente di tanti concittadini in questi anni è stata ma chi pagherà per quel danno? Credo - dice - pertanto che occorra approfondire ogni aspetto della vicenda per verificare se c'è stato danno erariale e soprattutto se vi sono state  responsabilità in quella direzione. In questo quadro, coerenti con la battaglia di questi anni - conclude -, preannuncio che investiremo della questione la procura della Corte dei conti per gli accertamenti in merito".

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