Una facoltà europeista di alta formazione: Poli Bortone sollecita i candidati a rettore

Durante il suo secondo mandato da sindaco di Lecce, nel 2003, istituì l'Agenzia per il patrimonio culturale euromediterraneo. Adesso la senatrice rilancia

Adriana Poli Bortone.

LECCE – Una facoltà di stampo europeista che riscopra le radici e le ragioni dell’identità europea e che formi una classe dirigente idonea per l’alta amministrazione con un titolo riconosciuto come via preferenziale a determinati ruoli nelle istituzioni europee e negli stati membri. La proposta è di Adriana Poli Bortone, candidato sindaco di un raggruppamento civico di destra, ed è rivolta agli aspiranti rettori dell’Università del Salento.

Per la senatrice una facoltà di Cultura euromediterranea sarebbe dunque un passo necessario per una città che ha un ateneo dalla metà degli anni Cinquanta ma che fa ancora fatica a connotarsi come città universitaria. Poli Bortone punta così alla creazione di una scuola di alta specializzazione in ambito storico, politico e amministrativo. La questione sta molto a cuore ad Adriana Poli Bortone che, nel 2003, durante il suo secondo mandato come sindaco di Lecce, istituì  l’Agenzia per il patrimonio culturale euromediterraneo, che ha tuttora sede presso l’ex conservatorio Sant’Anna.

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“Tutti gli  insegnamenti saranno in lingua inglese o francese, affidati a docenti provenienti da tutta Europa e oltre, cui garantire adeguata accoglienza in strutture vocate quali, ad esempio, il Campus universitario dotato di foresteria, collegio, mense, biblioteche che dovrebbe sorgere in agro di Monteroni. Una facoltà di tale prestigio sarebbe importante e necessaria in territorio come il nostro, geopoliticamente strategico per l'area del Mediterraneo: un'area di confronto con  culture oltre che di commerci e scambi cui l'UE sta prestando ormai da anni grande attenzione promuovendo possibilità progettuali che non possiamo affidare ad altri, ma che bene possono essere interpretate e portate avanti da tanti giovani per i quali abbiamo il dovere di pensare ancora in grande”.

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