Ancora polemiche sul caso Astore: Aurelio Gianfreda replica a Biagio Ciardo

Il consigliere provinciale risponde all'intervento del capogruppo Pdl sulla vicenda che vede coinvolto l'ex sindaco di Poggiardo nel suo mancato approdo nel cda delle Terme di Santa Cesarea. Dice la sua anche Mario Pendinelli

LECCE - Il “caso Astore” ancora al centro della polemica politica: l’ex sindaco di Poggiardo che aveva puntato i piedi contro il governo provinciale, lamentando “manovre” sospette che gli avrebbero vietato l’accesso nel consiglio d’amministrazione delle Terme di Santa Cesarea (oltre ad un ridimensionamento dei centri per l’impiego dove presta servizio), aveva ricevuto la piccata risposta del capogruppo a Palazzo dei Celestini, Biagio Ciardo, che aveva sottolineato come a sospendere l’ingresso di Astore nel cda fosse solo una incompatibilità normativa, essendo quest’ultimo dipendente della Provincia.

A replicare a Ciardo, è Aurelio Gianfreda, capogruppo provinciale della lista Pellegrino, che punta l’attenzione sugli “omissis” del collega pdellino: “Il consigliere Ciardo non dice – ma certamente sa – che il provvedimento della Provincia di diniego dell’autorizzazione al dipendente Astore non è stato preceduto da uno specifico atto amministrativo, denominato ‘comunicazione dei motivi ostativi all’accoglimento dell’istanza’, che la legge prevede come obbligatorio e pone a garanzia del cittadino perché possa difendersi nel procedimento”.

“Il consigliere Ciardo non dice, ma certamente sa – prosegue -, che il regolamento della Provincia di Lecce sugli incarichi ai dipendenti, prevede che, in caso di decorso di trenta giorni dalla presentazione della domanda di autorizzazione, si forma l’assenso all’autorizzazione, e non dice che questo assenso si è formato a favore del dipendente Astore e che l’assenso è stato, volutamente, omesso nel provvedimento di diniego”.

“Il consigliere Ciardo non dice, ma certamente sa, che il provvedimento di diniego dell’autorizzazione cita a proprio fondamento una norma che non esiste più, perché abrogata da mesi dalla Corte costituzionale, e non dice, ma certamente sa, che una nota dirigenziale precedente al diniego cita un’altra norma altrettanto inesistente (art. 8 delle Leggi d’Italia), in cui addirittura si confonde una banca dati elettronica con le disposizioni di legge”.

Gianfreda insiste: “Il consigliere Ciardo non dice – ma certamente sa – che Astore è stato costretto a dare esecuzione all’atto di diffida, perché, in caso contrario, sarebbe decaduto dal rapporto di lavoro, ma forse non sa che il sottoscritto sta riservandosi, tuttora, di adire le vie legali per la tutela delle proprie ragioni. Il consigliere Ciardo dice che sussisterebbe in capo al sottoscritto una situazione di ‘conflitto di interessi’, ai sensi dell’art. 60 Dpr 3/1957, ma non dice che la stessa norma prevede ipotesi di autorizzazione ai dipendenti di amministrazioni che partecipano ad enti e società”.

“Il consigliere Ciardo non dice – ma certamente sa – che dietro a questa vicenda vi è la contrapposizione politica della Provincia alla Regione, tanto esasperata da mortificare l’unico interesse pubblico della vicenda, quello per il rilancio delle Terme di Santa Cesarea, di cui non vi è traccia, neanche minima, nelle parole del consigliere Ciardo”. “In relazione alla riorganizzazione dei centri per l’impiego e la connessa revisione delle posizioni organizzative – sottolinea Gianfreda -, il consigliere Ciardo dice che le lamentele del dipendente Astore sarebbero animate da ‘interessi personali’, essendo egli responsabile di un centro per l’impiego interessato dalla riorganizzazione, ma evidentemente si contraddice ammettendo che il dipendente Astore manterrà la sua posizione organizzativa e soprattutto nulla dice sulle ricadute negative che la chiusura del Cpi di Poggiardo avrà per un bacino di utenza di 50mila abitanti e di 15 comuni (e questo silenzio sorprende ancora di più perché riguarda un consigliere eletto e rappresentante del territorio)”.

Inoltre, il consigliere Ciardo non direbbe alcunché, secondo Gianfreda, “sulla intempestività della decisione della Provincia di revisione dei Cpi, che rispolvera e pone a proprio fondamento una delibera obsoleta, datata addirittura 2001, nulla dice sulla unilateralità di questo atto, che prescinde da qualsiasi forma di concertazione con le organizzazioni sindacali, e nulla dice sulla frettolosità dell’iniziativa che la Provincia si accinge a concludere alla vigilia di una radicale riforma istituzionale, che vedrà l’ente Provincia dal 1 gennaio 2013 profondamente trasformata sul piano dell’organizzazione, delle funzioni e finanche della sua stessa esistenza. Il consigliere Ciardo nulla dice su questo tempismo ‘perfetto’ che a molti sembra invece ‘sospetto’”.

Sulla vicenda interviene anche il consigliere provinciale di “Patto per il Salento”, Mario Pendinelli, che afferma: “Le norme sull’incompatibilità dei dipendenti pubblici ad assumere ruoli in consigli di amministrazione di società con fini di lucro portano a pensare che la Regione Puglia sia andata oltre con la nomina di Silvio Astore nel consiglio d’amministrazione della società Terme di Santa Cesarea. Resta da vedere, e per questo abbiamo chiesto notizie ufficiali alla Provincia, se il comportamento dell’ente sia stato sempre uniforme ed improntato al rispetto della normativa in materia in questo settore”.

“Certo è che appare strano – prosegue - come ci si sia affrettati a cancellare i centri dell’impiego di Poggiardo e Ugento con una deliberazione che fa specifico riferimento alla spending review come se l’azione di riorganizzazione dell’ente, conseguente alla complessa rideterminazione di ruoli e competenze, oltre alla diminuzione di risorse finanziarie disponibili, potessero essere soddisfatte da tale provvedimento. Provvedimento che non chiude gli uffici, ma li subordina come direzione ad altri centri per l’impiego”.

“Quindi in sostanza non cambia niente, neppure per quanto riguarda l’erogazione di indennità visto che in Provincia queste sono tutte bloccate. Una delibera che al momento non fa cambiare una virgola nella vita della Provincia e nella spesa. Una delibera che, però, proprio perché assolutamente inefficace, ha tutte le caratteristiche per essere letta come una risposta politica a chi ha assunto una posizione particolare come rappresentante sindacale nelle ultime vicende che hanno visto Palazzo dei Celestini protagonista e ha ritenuto di allontanarsi dal Pdl”.

“Se di spending review si doveva parlare – aggiunge - avremmo dovuto assistere ad un dibattito ben più corposo e avremmo dovuto avere un’azione deliberativa ben più copiosa. Invece una sola delibera, come spiegato irrilevante sul piano concreto dei fatti, e un comportamento un po’ strano sulla questione Terme. Insomma anche in questa ultima vicenda invece di attendere, nascondersi dietro qualche dirigente per poi diffidare, si poteva evidenziare subito l’errore della Regione che doveva vedere dal curriculum l’incompatibilità di Silvio Astore”.

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