Ancora vento di crisi a Palazzo Gallone. Mozione di sfiducia per il sindaco Chiuri

Protocollata questa mattina via pec la mozione da discutere in consiglio firmata da nove consiglieri. Il sindaco di Tricase senza maggioranza. Oltre all’opposizione firmano i dissidenti e il M5S: “Esperienza conclusa”

TRICASE - Soffiano ancora venti impetuosi di crisi a Palazzo Gallone a Tricase dove la tumultuosa esperienza amministrativa del sindaco Carlo Chiuri potrebbe subire la spallata definitiva dopo le lacerazioni che si sono accavallate in questi anni con ex assessori e consiglieri e sopratutto dopo la presentazione in Comune questa mattina  di una mozione di sfiducia firmata da ben nove consiglieri. L’istanza (Mozione di sfiducia x il sindaco Chiuri) è stata protocollata via pec a palazzo di città e oltre alle firme dei consiglieri dell’opposizione, guidati dall’ex candidato sindaco Fernando Dell’Abate, porta in dote anche le sottoscrizioni del presidente del consiglio comunale, Dario Martina e della consigliera del Movimento 5 Stelle, Francesca Sodero. Oltre ad ex consiglieri che hanno da tempo preso le distanze, passando tra le fila dell’opposizione quali Federica Esposito e Giuseppe Peluso.

Sono nove in totale i consiglieri firmatari della mozione (Fernando Dell'Abate, Maria Assunta Panico, Alessandro Eremita, Nunzio Dell'Abate, Vito Zocco, Dario Martina, Federica Esposito, Giuseppe Peluso e Francesca Sodero) che hanno inoltrato la richiesta di discussione e votazione in consiglio, motivata dalla “incapacità amministrativa del sindaco e l’inefficiente conduzioni delle commissioni consiliari con il conseguente blocco delle loro attività”, e che di fatto hanno posto in minoranza il primo cittadino che ora può contare sul sostegno di soli sette consiglieri rimasti ancorati alla sua originaria maggioranza. Nell’ambito della mozione i consiglieri proponenti hanno ricostruitole tappe che anno portato a quello che definiscono il “fallimento” dell’amministrazione guidata da Carlo Chiuri in sella dal giugno del 2017 quando al ballottaggio superò Fernando Dell’Abate con oltre il 67 per cento dei consensi.

Nonostante la rimodulazione della giunta comunale dell’estate scorsa, e il tentativo di calibrare le fibrillazioni interne alle liste della coalizione della maggioranza, il sindaco di Tricase, Carlo Chiuri ha continuato a perdere pezzi e ad avere difficoltà di concertazione con diversi consiglieri non ultimo il presidente del consiglio comunale Dario Martina e l’assessore Lino Peluso (con deleghe allo Sport, cultura, turismo, politiche giovanili, associazionismo, trasparenza) che il 27 maggio scorso ha rassegnato le sue dimissioni. Anche a seguito di quest’ultima defezione e della inagibilità democratica lamentata con il rinvio delle commissioni consiliari e l’ultima seduta dell’assise pressoché deserta i consiglieri dell’opposizione “allargata” ai dissidenti di Chiuri aveva già decretato l’arrivo “al capolinea dell’amministrazione comunale”. Ora con la firma in più della consigliere pentastellata il sindaco è di fatto sfiduciato e privo di maggioranza. Si attendono quindi gli sviluppi politici.

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Già nell’ottobre dello scorso anno il primo cittadino aveva tentato di dare una scossa risolutiva alla situazione di instabilità tra i gruppi della maggioranza presentando le sue dimissioni, poi ritirate allo scadere dei venti giorni canonici per il ripensamento. Dopo le consultazioni e l’appoggio esterno responsabile fornito dal M5S, Chiuri aveva deciso di andare avanti per non lasciare nulla di intentato e consegnare la città alla gestione commissariale. Ora il nuovo scenario di crisi profonda che porta la firma di nove consiglieri e che mettono ormai il sindaco nelle condizioni di decretare conclusa l’esperienza amministrativa salvo stravolgimenti dell’ultima ora. Nei giorni scorsi a fare quadrato sulla figura e l’operato del sindaco Chiuri sono stati i consiglieri di maggioranza, Antonio Baglivo, Vincenzo Chiuri, Pasquale De Marco, Alessandra Ferrari, Luigi Giannini, Francesca Longo e Maurizio Ruberto che hanno risposto duramente ai colleghi di minoranza e alle valutazioni  espresse nei manifesti affissi in città.

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