Appello ai sindaci No Tap: "Basta esposti e ricorsi, tornate al presidio"

Gianluca Maggiore, uno degli storici portavoce del movimento che si oppone al gasdotto sollecita otto primi cittadini a cambiare linea

Maggiore durante lo "sciopero" a Melendugno il 6 dicembre scorso.

MELENDUGNO – Un appello a non affidarsi alle sole vie giudiziarie e a tornare al presidio di San Basilio, dove la scorsa primavera il popolo No Tap visse giornate molto intense anche con la partecipazione attiva di alcuni primi cittadini del Salento.

Gianluca Maggiore, storico portavoce del movimento che si oppone alla costruzione del gasdotto con approdo a San Basilio, ha infatti rivolto un invito al gruppo dei sindaci No Tap, quelli, per intendersi, di Melendungo, Vernole, Calimera, Castri di Lecce, Martano, Lizzanello, Zollino e Corigliano d’Otranto

Cari sindaci No Tap, state bussando alla porta sbagliata per chiedere giustizia. Questo è il mio parere personale. Chi vi scrive, da sette anni denuncia le illegittimità del progetto Tap. Attualmente, presso la Procura di Lecce, sono depositati, a firma del sottoscritto e di autorevoli enti e persone, decine di esposti particolarmente dettagliati, con relativa richiesta di sequestro del cantiere. Si tratta di esposti talmente minuziosi da risultare imbarazzanti. Del resto, il cantiere è sotto gli occhi di tutti, e la pubblicità tossica e ingannevole di Tap non può cancellare queste evidenze, come invece un colpo di idropulitrice cancella una scritta su un muro. Questi esposti sono semplicemente fermi, alcuni da settimane, alcuni da mesi, altri da anni. La stessa richiesta di riapertura indagini, presentata da otto di voi, è stata in parte cestinata.

Il portavoce fa poi riferimento alla denuncia di undici persone a seguito di una manifestazione non autorizzata del 2 marzo, a Melendugno, dove si sarebbe consumato anche il furto di uno zerbino presso la sede di Tap, circostanza sulla quale non viene risparmiata l’ironia. Maggiore si chiede se altrettanta solerzia sia stata messa con riferimento agli episodi segnalati all’indomani del 9 dicembre, quando decine di manifestanti furono condotti in questura con modalità che, sostiene gran parte degli interessati in un esposto presentato, furono tutt’altro che ortodosse. Il discorso torna dunque sul punto centrale, quello della linea che i sindaci devono scegliere per proseguire nell’opposizione al gasdotto.

Portare avanti una battaglia significa avere tanta responsabilità, e queste responsabilità per voi sindaci sono nei confronti dei cittadini. Vi assumete la responsabilità di sbagliare interlocutore? Io no. Se domani la Procura di Lecce archivia l’ennesima inchiesta, o peggio tutto viene spostato a Roma, cosa potreste rispondere a i vostri cittadini? Attualmente, a mio parere, non ci sono le condizioni di fiducia per investire risorse umane, politiche e finanziarie in consulenze, battaglie legali e scontri frontali, facendosi accompagnare da interlocutori sbagliati. Giustamente, voi sindaci, come istituzioni, chiedete cosa si può fare in alternativa. La soluzione è semplice: tornare a San Basilio! Il procuratore capo di Lecce, in un video che gira sui social, chiede l’intervento della politica. Bene, voi siete la politica! Tornate a San Basilio per non giustificare i furti di zerbini! Altrimenti, ci troveremo ad avere il distacco della popolazione da una battaglia che va portata avanti anche sul campo.

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