Approvazione condono della Tosap. Rizzo accusa l’assessore Monosi

Il presidente della commissione Bilancio al Comune di Lecce attacca l'assessore dopo l'approvazione della delibera sulla tassa occupazione spazi ed aree pubbliche: "È per i commercianti di Piazza Libertini o di nuovo per la Sgm?"

Piazza Libertini (foto LeccePrima)

LECCE – Scoppia l’ennesima polemica interna nell’amministrazione leccese: Gigi Rizzo, uno degli antagonisti del sindaco Paolo Perrone alle primarie, nonché presidente della commissione Bilancio a Palazzo Carafa, si dice “sdegnato” per “l’ennesima dimostrazione della condotta ambigua” dell’assessore Attilio Monosi, a proposito dell’approvazione della delibera, durante il consiglio comunale di ieri, sul condono della Tosap (la tassa per l’occupazione degli spazi e delle aree pubbliche).

“Circa tre mesi fa, in commissione bilancio, un gruppo di consiglieri di maggioranza ‘allineati e coperti’ – racconta Rizzo -, addirittura chiedevano ed ottenevano di anteporre la discussione sulla riapertura dei termini del condono Tosap, a quella sul bilancio consuntivo. All’interno della suddetta delibera Tosap, era contenuta una sorta di ‘sanatoria’ per coloro i quali non avevano pagato i diritti di pubblicità, cartellonistica ed affissione”.

“L’urgenza per la quale chiedevano di esaminare la riapertura dei termini del condono – spiega Rizzo -, era motivata dalla ‘morosità’ di alcuni commercianti ambulanti all’interno di piazza Libertini che, per tale morosità, non avrebbero potuto partecipare all’assegnazione delle postazioni del nuovo mercato rionale in zona ‘Settelacquare’. Il presidente della commissione bilancio, dopo aver estrapolato dalla delibera le voci riguardanti pubblicità, affissioni e cartellonistica, si è stupito perché il nuovo regolamento non veniva posto all’ordine del giorno dei successivi consigli comunali”.

Rizzo si chiede dove sia finita l’urgenza: “Tale improvviso atteggiamento insospettiva il presidente della commissione bilancio che cominciava a studiare più accuratamente la proposta di condono”. Poiché si trattava di riapertura dei termini, andava a verificare chi avesse usufruito del precedente condono: “Ebbene, la Sgm, partecipata del Comune di Lecce – chiarisce -, nei confronti della quale vi era stato un accertamento di imposta Tosap, da parte della Dogre, società concessionaria del servizio, di circa 2 milioni e mezzo di euro, era riuscita a pagare, grazie al suddetto condono, solo 1 milione e 140mila”.

Sempre dalla Dogre, Rizzo apprendeva che era stato emesso, nei confronti della stessa Sgm un nuovo accertamento per 1 milione e 200mila euro per gli anni 2008, 2009, 2010, 2011: “Appariva dunque logico aspettarsi – afferma il presidente della commissione - che, nonostante il socio privato di minoranza della stessa Sgm Ricchiuto avesse impugnato la delibera di adesione al primo condono fatta dal CdA, in quanto convinto che le somme per Tosap non dovessero essere versate al Comune ( vi è un giudizio in corso tra Dogre ed Sgm che pende di fronte alla Cassazione), lo stesso Cda potesse usufruire, anche per questo ulteriore accertamento della riapertura dei termini del condono”.

Ancora una volta, quindi, secondo Rizzo, dietro il paventato aiuto ai più bisognosi, cioè gli operatori morosi del mercato di Piazza Libertini, l’assessore Monosi, di fatto, avrebbe agevolato la Sgm rischiando di non incassare notevoli ulteriori somme. Alla luce di tale convinzione, chiedeva all’assessore di emendare il regolamento, ponendo quale tetto massimo per le liti pendenti rientranti nella possibilità di condono, 50mila euro.

In Consiglio, però, il “colpo di scena”, con il parere sfavorevole all’emendamento Rizzo, posto dal neo nominato dirigente dell’ufficio tributi Errico (nominato da Monosi dopo le dimissioni di Capoccia) ed il conseguente voto contrario della maggioranza. La motivazione del parere sfavorevole del dirigente è che “la determinazione immotivata del limite di euro 50mila potrebbe delineare discriminazioni tra i cittadini”. Ad Errico, Rizzo risponde che proprio il Decreto Monti ha “normato” la chiusura delle liti pendenti, tra Agenzia delle entrate e cittadini, solo per le liti pendenti di importo inferiore ai 20mila euro, smentendo di fatto il parere posto dal neo dirigente

“Abbiamo assistito all’ennesima ambiguità dell’amministrazione – precisa Rizzo -, persino il dirigente Errico ha  ritenuto inaccettabile l’emendamento, e la dirigente dell’ufficio legale, De Salvo, che fungeva da segretario, non lo ha smentito, per non parlare degli interventi di alcuni colleghi di maggioranza, mirati a smontare la mia teoria. Ancora una volta, oltre un milione di euro andranno a discapito della collettività, mentre Monosi per quadrare il bilancio, continua a vendere beni immobili che non dovrebbe, in quanto strumentali dell’ente, come l’ufficio tributi, la Lupiae, l’Annona ecc, senza che ‘nessuno’ lo fermi”.

“Se la Cassazione dovesse dare ragione alla Sgm – conclude Rizzo -, le casse comunali perderanno un cospicuo introito, se le dovesse dare torto, il Comune ha comunque perso 400mila euro nel primo condono e vedremo quanto con questo. Ma tutti questi soldi non ricadono sui cittadini?”.

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