Assistenti sociali a casa: Alba Service licenzia tutti, Cobas insorge

La società partecipata dalla Provincia comunica l'apertura delle procedure di licenziamento collettivo. Il sindacato contesta le motivazioni del liquidatore: "Generiche e inaccettabili"

Foto di repertorio: una protesta dei Cobas su vertenza Alba Service

LECCE – Torneranno a casa i 30 assistenti sociali impiegati da Alba service spa. La società, ormai in liquidazione, ha aperto la procedura di licenziamento collettivo come previsto dalla legge 223 del ’91.

Il liquidatore e legale rappresentante, Giovanni Francesco Conte, ha dichiarato alle organizzazioni sindacali di essere stato costretto ad attivare la procedura, non essendo possibile una ripresa dell’attività da parte del personale in esubero. Per i 30 assistenti sociali è comunque previsto un percorso di reinserimento nell’ambito dei progetti Pon inclusione.

I motivi che sono alla base della dichiarazione di esubero del personale sono noti e sono legati a doppio filo alle vicissitudini finanziare attraversate dalla società, divenuta a totale partecipazione da parte della Provincia di Lecce, che sinora ha svolto alcuni servizi essenziali. Ovvero, l’attività di manutenzione ordinaria delle strade provinciali, la manutenzione degli edifici scolastici, la gestione dei servizi sociali, la pulizia ed il portierato degli edifici della provincia.

Nel 2015 Alba è stata collocata in liquidazione a causa delle cospicue perdite nel bilancio di esercizio ed ha subito pesantemente le conseguenze dell’entrata in vigore della legge Delrio la quale, ridisegnando le competenze delle amministrazioni locali, ha falcidiato progressivamente le risorse del socio unico. L’ente di Palazzo dei Celestini, colpito da un effetto domino, ha ridotto di meno di un terzo le risorse destinate ai servizi di Alba.

La situazione è precipitata, inevitabilmente e nel 2016 è stata aperta la prima procedura di licenziamento collettivo, poi sospesa per i 30 assistenti sociali e per gli altri 85 lavoratori in virtù della sottoscrizione di un contratto di solidarietà con orario ridotto. Nel 2017 è iniziata anche la cassa integrazione in deroga a zero ore, valida per un anno e poco più tardi il liquidatore ha presentato domanda di concordato preventivo.

Fin qui la storia dell’azienda. Esistono poi altri motivi, di tipo tecnico - organizzativo e produttivo che influiscono sulla decisione di ridurre il personale. Alla base vi è la drammatica situazione economico finanziaria della società; in più al termine del periodo di cassa in deroga l’azienda non potrà ricorrere ad altri ammortizzatori sociali, né al Fis (Fondo d'intergazione salariale) che sarebbe in contrasto con il piano industriale ed il piano di gestione.

Il sindacato Cobas promette battaglia

“Con questa decisione si vuole chiudere un capitolo che ha conosciuto il sostanziale disinteresse della Provincia di Lecce nel trovare una soluzione capace di salvaguardare 30 posti di lavoro e,  allo stesso tempo, garantire l’erogazione di servizi alle persone in difficoltà, alle comunità, ai soggetti deboli e a rischio di esclusione sociale”: questo il duro commento del segretario Giuseppe Mancarella sui licenziamenti collettivi.

Il sindacato Cobas di Lecce ha sempre mantenuto una posizione critica, chiedendo che la Regione e la Provincia di Lecce si facessero carico di identificare non soluzioni assistenzialistiche, ma un vero e proprio percorso di valorizzazione delle esperienze di lavoro sociale.

Un esempio? Impiegando il personale in servizi sociali nelle scuole, come supporto ai Centri per l’Impiego e nei servizi di contrasto alle tossicodipendenze.

Il sindacato ha puntato il dito contro la Provincia di Lecce, ma ha voluto richiamare alle proprie responsabilità anche la Regione Puglia: “L’ente ha gli strumenti normativi per immettere, immediatamente, gli assistenti sociali nei piani di rafforzamento dell’operatività dei Centri per l’impiego. La Regione può utilizzare le loro competenze negli ambiti sociali territoriali; può redistribuire queste lavoratrici nei servizi socio-sanitari erogati dalle Asl, che soffrono di gravi carenze di organico; può impiegarle per il sostegno scolastico”.

Le soluzioni, quindi, non mancano. “A mancare, sinora, è stata la volontà”, commenta amareggiato il segretario Mancarella. Il sindacato ha ritenuto le motivazioni del liquidatore “generiche ed inaccettabili” e per questo ha annunciato di voler difendere in ogni sede i lavoratori colpiti dal provvedimento.

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Commenti (1)

  • Il paradosso italiano, fallisce un’azienda pubblica e cercano in tutti i modi di ricollocare i dipendenti in servizi che neanche mai faranno, fallisce un’azienda privata e ti mandano subito a casa con un calcio in @#?*%$ e due lire di indennità di disoccupazione. Ma la legge non è uguale per tutti?

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