Banca Mps: Bellanova interroga il parlamento sul futuro dei lavoratori

Preoccupazione per il futuro degli addetti al back office delle filiali salentine è espressa dalla deputata del Pd che ha scritto ai ministri Fornero e Grilli chiedendo di dare seguito agli accordi assunti in sede ministeriale

 

LECCE - La deputata del Pd, Teresa Bellanova, interviene in merito al destino dei lavoratori del gruppo Monte dei Paschi e lo fa presentando una interrogazione parlamentare indirizzata ai ministri del Lavoro e dell'Economia, Elsa Fornero e Vittorio Grilli nella quale chiede di intervenire con celerità dando seguito agli accordi sottoscritti in sede ministeriale, con la conseguente emanazione dei decreti di recepimento necessari, affinchè si riesca a trovare tempestivamente una soluzione proficua per i lavoratori del settore del credito interessati da questo riordino.

Ad essere interessati dal riordino del gruppo ben 4.640 lavoratori, tra cessioni di asset, esternalizzazioni, joint-venture, partnership ed utilizzo degli ammortizzatori sociali. Tra questi, ben 400 lavoratori solo nella città di Lecce.

"Il nostro Paese si trova a vivere una condizione di crisi economico finanziaria ed occupazionale seria che certamente investe gruppi aziendali e l’intero comparto produttivo economico finanziario, ma che purtroppo fa sentire i suoi effetti più devastanti prevalentemente sulle spalle dei lavoratori e delle famiglie. - scrive la deputata del PD - Ecco perché risulta indispensabile mettere in campo ogni misura utile atta a scongiurare altra perdita di posti di lavoro in tutto il Paese, ma a maggior ragione nel territorio meridionale che sta soffrendo la crisi pesantemente".

"Il processo di ristrutturazione e riorganizzazione aziendale annunciato dall’istituto bancario Mps con il Piano di impresa 2012-2015 sta creando non poche preoccupazioni tra i lavoratori operanti presso il gruppo. - si legge nell'interrogazione - Il Piano sembrerebbe prevedere: l’esternalizzazione del back office, sia nella componente che afferisce al consorzio operativo, sia nella componente che riguarda le strutture di rete, di area territoriale e di direzione generale, attuata mediante la cessione di un ramo d’azienda ad un soggetto terzo che però, ad oggi, sembrerebbe non essere stato ancora individuato; la chiusura di circa 400 sportelli ubicati nei diversi territori, la cessione di Consum.it e di Biverbanca, il deconsolidamento del ramo Leasing, oltre all’incorporazione di Bav e delle altre controllate nella capogruppo bancaria; la disdetta del Contratto integrativo di Banca Monte dei Paschi, l’individualizzazione del rapporto di lavoro ed un drastico abbattimento salariale nel periodo di attuazione del Piano".

."Il 19 luglio scorso le organizzazioni sindacali nazionali hanno inviato una lettera ai ministri Fornero e Grilli, nella quale sottolineavano la necessità di dare seguito con celerità, visto anche la platea di lavoratori coinvolti, agli accordi pattuiti in sede ministeriale per evitare che i processi di ristrutturazione e riorganizzazione aziendale si trasformassero in una penalizzazione occupazionale a carico dei lavoratori", continua Bellanova.

 Nello specifico hanno sottolineato che “il Fondo di solidarietà del settore del credito rappresenta, lo strumento attraverso il quale Abi e sindacati hanno efficientemente gestito, da oltre un decennio, i processi di ristrutturazione e di riorganizzazione aziendale, nonché le correlate tensioni occupazionali: dal 2000 ad oggi sono circa 40.000 gli esuberi gestiti attraverso un ammortizzatore sociale di origine pattizia, la cui operatività non ha comportato oneri per la collettività. A distanza di più di un anno dalla stipulazione, non è stato ancora emanato il decreto interministeriale di recepimento dell’accordo del 8 luglio 2011 e dei successivi accordi applicativi, manca ancora l’adozione del decreto di recepimento, in via definitiva, dell’accordo nazionale del 16 dicembre 2009, con cui è stata introdotta la sezione emergenziale”.

Secondo i sindacati, dunque, la stessa strada intrapresa dell’esternalizzazione di servizi e la chiusura di 400 sportelli rappresenterebbe non una modalità di effettivo rilancio del Gruppo, bensì una penalizzazione a carico dei lavoratori."Il nostro Paese si trova a vivere una condizione di crisi economico finanziaria ed occupazionale seria che certamente investe gruppi aziendali e l’intero comparto produttivo economico finanziario, ma che purtroppo fa sentire i suoi effetti più devastanti prevalentemente sulle spalle dei lavoratori e delle famiglie. - conclude la deputata del Pd - Ecco perché risulta indispensabile mettere in campo ogni misura utile atta a scongiurare altra perdita di posti di lavoro in tutto il Paese, ma a maggior ragione nel territorio meridionale che sta soffrendo la crisi pesantemente".

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