Barba trafitto dai cinque dissidenti

Le dimissioni trasversali di 13 consiglieri, sottoscritte dinnanzi al notaio Novelli, decretano la caduta della Giunta e del Consiglio. La "congiura" mentre il senatore siede a Palazzo Madama

E' durata pressappoco un anno l'avventura del senatore Vincenzo Barba al timone dell'amministra-zione comunale di Gallipoli. Da ieri sera il vulcanico petroliere non è più il sindaco della città. Non certo per sua spontanea volontà. Lui, il sindaco-senatore che nelle stesse ore in cui si consumava la "congiura" gallipolina era a Palazzo Madama a seguire da vicino il caso "Visco-Guardia di Finanza" relazionato dal Governo Prodi. L'era Barba si chiude come era ormai nelle previsioni dei più: trafitto dalla volontà trasversale dei consiglieri e dei partiti della maggioranza e dell'opposizione. Non è stato pugnalato alle spalle Vincenzo Barba, perché la posizione ostruzionistica dei cinque consiglieri della Cdl (Coppola, Errico, Fedele, Solidoro, Padovano) era stata apertamente manifestata e sbandierata ai quattro venti già nei giorni caldi della crisi e della stesura del Bilancio di previsione.

Ha tirato forse troppo la corda il sindaco Barba. Ben sapendo che la sua traballante maggioranza (più volte stizzita dalla nomina della giunta tecnica, dal ben servito al Premio Barocco, dal Bilancio senza anima politica, e dall'ultimo colpo di coda: far rientrare alcuni degli assessori esautorati con nuovi ruoli dirigenziali nello staff del sindaco) avrebbe potuto in qualsiasi momento alzare le barricate e mandare tutti a casa. Di fatto, il sindaco Barba aveva perso per strada anche l'appoggio dell'Udc e del suo consigliere Antonio Abbate. Ma lui, il "number one" di Palazzo Balsamo non si è certo intimorito, ne ha ceduto totalmente il passo a condizionamenti di sorta dei singoli consiglieri o delle compagini partitiche.

Coerentemente comunque con una sua "particolarissima" visione della politica e della gestione amministrativa dell'Ente. Barba ha ceduto il passo alla vigilia dell'approvazione bis del Bilancio, bocciato il 28 aprile scorso, con un "rimpasto" pilotato dai partiti, ma che era chiaro a tutti non aveva certo digerito e soprattutto avallato a cuor leggero. Prova lampante la mancata redistribuzione delle deleghe assessorili ancora da assegnare. Voleva far valere fino in fondo le sue prerogative il sindaco Barba, ma in politica si sà molto spesso, per governare in acque tranquille, serve e rende molto di più una virtuosa mediazione che non tanto il pugno duro ad oltranza. Barba ha preferito non snaturarsi, ha proseguito imperterrito come un treno in corsa.

Purtroppo per lui una corsa che si è conclusa nel burrone della crisi irreversibile e della caduta della sua Giunta e del Consiglio comunale. Aveva sfidato fino alla fine i recalcitranti consiglieri dissidenti. A muso duro: "Coppola e compagni si assumano le loro responsabilità e decidano se sono nella maggioranza o meno" aveva tuonato Barba mentre metteva mano alla formazione dello staff di fiducia in Comune. E Coppola e compagni hanno deciso: "Se si continua con questo registro siamo fuori". E compreso che la frattura (non certo rimarginata dopo il recente rimpasto) era del tutto insanabile, i cinque dissidenti hanno preferito tagliare corto e mettere fine "all'agonia politica di Gallipoli". E si perché ad alimentare "la congiura" politica per la caduta di Barba sono stati proprio i cinque ribelli avvistati, dai ben informati, tra via Unione Militare e via Specolizzi in queste frenetiche ore, in compagnia di molti dei dirimpettai dell'opposizione.
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Qualcosa bolle in pentola: una mozione di sfiducia da portare in Consiglio e magari votare trasversalmente? No, accordo più diretto e immediato: sottoscrizione dell'atto di dimissioni congiunto dinnanzi al notaio Antonio Novelli dei cinque dissidenti e degli otto, compiaciuti, consiglieri della minoranza. Totale tredici firme, ben oltre la metà più uno necessarie a norma di regolamento per mandare tutti a casa. E Barba è affondato, suo malgrado. Il resto è prassi consolidata: notifica dell'atto di dimissioni presso il comando dei Vigili urbani nelle mani del segretario generale Luigi De Tommasi, mentre, quasi in tempo reale, i gallipolini apprendevano la notizia con l'edizione straordinaria di Teleonda.

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