Le barbatelle salentine tornano in commercio, ma solo dopo un trattamento a caldo

La decisione del Comitato fitosanitario europeo è stata accolta con soddisfazione dagli esponenti politici. Ispezioni dovranno verificare il rispetto della prescrizione, che comporta adeguamenti tecnici e costi aggiuntivi nella filiera di produzione

Una manifestazione dei lavoratori del comparto delle barbatelle, il 22 ottobre.

LECCE – Via libera alla commercializzazione delle barbatelle di vite dei produttori salentini ma previo trattamento a caldo prima della vendita. Lo ha deciso il Comitato fitosanitario europeo oggi a Bruxelles.

Se il bicchiere è più mezzo pieno che vuoto lo diranno gli addetti ai lavori di un comparto che annovera circa 40 aziende per 700 lavoratori, che genera un fatturato di una ventina di milioni di euro e che ha visto, fino ad oggi, oltre undici milioni di barbatelle bloccate dalle precedenti decisioni.

Il trattamento è un accorgimento che implica uno sforzo economico e l’osservanza della prescrizione sarà verificata con visite ispettive. Ma gli esponenti politici, di centrosinistra e di centrodestra tirano un sospiro di sollievo per quello che è considerato un primo risultato tangibile su un tavolo fino a questo momento ostile.

“Un’ottima notizia per il vivaismo salentino che attendavamo fiduciosi - ha commentato il salentino Paolo De Castro, coordinatore per il Gruppo dei Socialisti e Democratici della Commissione Agricoltura e sviluppo rurale del Parlamento europeo -. Il commissario Vytenis Andriukaitis è stato di parola comprendendo l'impatto che questo divieto avrebbe generato. Un plauso va anche al team negoziale italiano che dopo il parere ‘pilatesco’ dell'Efsa non ha avuto un compito facile”.

Per Dario Stefano, senatore del gruppo misto "ha prevalso il buonsenso. Finalmente l'Ue ha battuto un colpo e le viti del Salento possono nuovamente tornare a viaggiare in tutta Europa”.

"La soluzione dello specifico trattamento a caldo – ha spiegato l’ex assessore regionale alle Risorse agroalimentari - è infatti da considerarsi il male minore. Pertanto invitiamo le aziende ad organizzarsi al meglio per rendersi disponibili ad accogliere eventuali ispezioni nei campi, anch'esse previste, ed evitare di concedere alibi e pretesti. Alla Regione Puglia chiediamo invece di immaginare e definire qualche forma di sostegno per permettere ai produttori di assolvere questo impegno in modo più agevole, con la speranza che si torni, nel più breve tempo possibile, ad una situazione di normalità".

Salvatore Capone, parlamentare del Pd, auspica che il venir meno del divieto per le barbatelle sia seguito dal ripristino di una situazione di normalità per le tante altre specie vegetali presenti nei vivai e finite nella lista nera perché potenziali ospiti del batterio della xyella: “Accanto alle possibilità dei reimpianti e alle sperimentazioni a cielo aperto, ora dovrà essere la ricerca ad aiutare il nostro territorio nel salvaguardare un segmento di eccellenza e un paesaggio così duramente ferito. Insieme all’emergenza barbatelle nei giorni scorsi avevo sollecitato attenzione anche sulla questione vivai pugliesi e salentini, che vivono una stagione non meno dura.  Adesso si tratterà di capire come intervenire perché anche questo segmento possa essere adeguatamente tutelato e salvaguardato”.

Per il senatore Francesco Bruni, del gruppo dei Conservatori e Riformisti, "questo è solo un primo passo per risolvere l’impasse che si era creato, ma dovremmo giungere ad una situazione tale da non avere nessuna limitazione. L’obiettivo principale, infatti, deve essere quello dell'eliminazione della vite da questa back-list delle piante salentine a rischio di contagio del batterio e quindi occorre che la ricerca scientifica venga potenziata. Il nostro impegno come Conservatori e Riformisti sarà quello di giungere anche all’eliminazione anche di quest’onere della termoterapia per raggiungere una situazione di  completa parità soprattutto con i vivaisti concorrenti del Nord".

Infine il commento di Saverio Congedo, del gruppo regionale Oltre con Fitto: “Lo sblocco delle barbatelle, seppure preventivamente trattate in acqua calda, è un primo passo per dare ossigeno a un settore che stava per chiudere i battenti e mettere per strada centinaia di lavoratori con anni di esperienza viti-vivaistica. Certo si poteva fare prima, ma ora non si perda altro tempo, inoltre,la Regione non lasci soli gli addetti del settore che ora dovranno provvedere ad adeguare le loro aziende con nuovi macchinari. Se la loro voce è riuscita ad arrivare a Bruxelles, l’auspicio è che arrivi anche a Bari”.

Brindisi: carabinieri acquisiscono atti.

Presso la procura della Repubblica di Brindisi, il comitato #UnitiSipuò di Torchiarolo ha presentato un esposto denuncia contro noti ed ignoti ipotizzando diversi reati, tra cui omissione di atti d’ufficio, danneggiamento aggravato di beni diffusi del paesaggio e del patrimonio agricolo monumentale, diffusione doloso e colposa di malattie delle piante. Documenti dal contenuto simile – è stato annunciato – saranno presentati anche a Bari e a Lecce.

Intanto i carabinieri del nucleo investigativo di Brindisi hanno acquisito documenti nelle sedi della settore Agricoltura della Regione Puglia nell’ambito di un’inchiesta affidata al sostituto procuratore Antonio Costantini che indaga per il reato di diffusione di malattia delle piante e degli animali.

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