Il vice ministro ai dirigenti provinciali del Pd: “Basta con la logica notabilare”

O un candidato unitario e inclusivo, oppure primarie. Comunque al più presto. Teresa Bellanova parla delle elezioni comunali di primavera

Il vice ministro, Teresa Bellanova.

LECCE – Fresca di conferma come vice ministro allo Sviluppo Economico, Teresa Bellanova ha incontrato amici, amministratori e militanti del Pd nella sede della segreteria politica che condivide insieme a Salvatore Capone, l’altro deputato salentino insieme a Fritz Massa.

A margine dell’incontro l’esponente del governo presieduto ora da Gentiloni ha risposto ad alcune domande sulle elezioni amministrative di primavera. Il convitato di pietra è il gruppo dirigente provinciale, guidato da Salvatore Piconese, che sul referendum costituzionale del 4 dicembre si è schierato per il no e con il quale esiste una profonda divergenza sulla linea politica almeno dal congresso che elesse Piconese, nel novembre del 2013. 

Se da una parte il centrodestra cittadino appare diviso come non mai, dall'altra il centrosinistra è in clamoroso ritardo. Il problema principale risiede nello scontro interno al Pd. Il segretario cittadino, Fabrizio Marra, sollecitato da forze civiche che si stanno dando da fare nell'immobilismo generale - Una buona azione per Lecce e Idea per Lecce - ha garantito che un incontro ci sarà durante la prossima settimana. Ma è ovvio che senza un chiarimento e un rilancio unitario nel partito di riferimento della (possibile) coalizione, non potranno esserci molte svolte, a meno che i contrasti non portino alla fine alla presentazione di due candidati in quota Pd.

Il centrosinistra è già in clamoroso ritardo. Come se ne esce prima che sia troppo tardi?

Il gruppo dirigente del mio partito deve individuare una proposta che io sono pronta a sostenere se inclusiva, unitaria, che parla alla città. Se non si determina questa condizione mi pare inevitabile, come ho detto nelle pochissime occasioni che sono state determinate anche su mia richiesta, il passaggio delle primarie. Il tempo passa e non si può arrivare ad una scelta perché inevitabile, ma perché ragionata e attenta ai temi che bisogna affrontare in questa città.

Sosterrebbe una sintesi fosse quella che porta a Dario Stefano?

Lui non ha mai avanzato ipotesi di questo tipo, né il gruppo dirigente nei due incontri che ci sono stati anche col segretario regionale hanno avanzato una proposta da seguire. So che è stato creato un gruppo di tre persone che dovevano lavorare in questo senso, ma quando ci siamo visti parlavano lingue diverse. Io non sento di dover dire sì o no a una proposta che non so nemmeno se è in campo. Con tutto il rispetto che ho per la stampa vorrei provarne a discutere nelle sedi del partito.

Uno dei problemi della coalizione, a Lecce, è rappresentato dalla debolezza delle liste. Il centrodestra, seppur diviso, è molto più radicato.

Il punto è quello di liste che siano rappresentative della città. Per fare questo non bisogna continuare ad accumulare ritardi. E’ tra un’elezione e l’altra che si deve costruire il radicamento e il consenso. I gruppi dirigenti hanno la responsabilità della proposta, dell’individuazione di un percorso e anche della costruzione della sintesi perché altrimenti tutti sono dirigenti che però hanno rispetto ai militanti una responsabilità in più, come noi che siamo nelle istituzioni ne abbiamo nel momento in cui siamo coinvolti in un percorso che mira a dare un governo di centrosinistra a questa città. Bisogna individuare un candidato o una data per le primarie e bisogna costruire le liste smettendola con questi appelli che hanno il sapore di una logica notabilare della politica. Non sono quelli che stanno nelle istituzioni che danno forza alle liste. Quelli come me che stanno nelle istituzioni devono fare la campagna elettorale, magari per sostenere figure nuove, più giovani nella costruzione del consenso. Chiedere a chi sta nelle istituzioni di scendere in campo significa bloccare energie nuove, perché con le preferenze se si candida una persona che ha già delle funzioni pubbliche scoraggia gli altri. La logica notabilare appartiene al passato. Dobbiamo fare i conti con la situazione attuale e dobbiamo avere un approccio più democratico, inclusivo perché se tutto si riduce al cerchio ristretto, questa città rischia di continuare ad avere un governo non di centrosinistra.

Se dovessero sovrapporsi Comunali e Politiche non pensa che possa esserci un riflesso negativo, anche alla luce del referendum e della crisi di governo?

“Non lo so, io vedo che tanti si affannano a mettersi il cappello della vittoria referendaria. Quel dato è fatto di tante cose: sicuramente il Pd ha perso, Renzi come presidente del Consiglio ha perso, però ci sono state anche 13 milioni di persone che hanno votato sì. Tre milioni 3milioni e 400mila in più rispetto ai voti che il Pd e la coalizione Italia Bene Comune hanno avuto nel 2013. Quindi direi a tutti di stare calmi: il referendum ha una storia a sé, le elezioni politiche dipendono dalla proposta, dall’attrattività delle liste e dalla coalizione che si costruisce. Non si può sovrapporre il referendum. Anche perché quelli che erano impegnati a dire che nel giro di pochi giorni si poteva arrivare a una nuova proposta di riforma costituzionale o a una nuova legge elettorale, oggi stiamo vedendo che ognuno di questi ha una ricetta per conto suo, come era facilmente prevedibile. Quando si abbandona la strumentalità si scopre quanto è difficile la dinamica politica in una situazione in cui si pensa di riproporre sempre i soliti noti. Io sono impegnata, nel governo e nel partito, a scommettere su figure nuove”.

Nel caso di un congresso provinciale straordinario, sui chi puntereste?

“Sicuramente su una figura nuova. Io credo di aver dimostrato in dieci anni di esperienza parlamentare di non aver mai avuto la pretesa di imporre una proposta agli altri. Siccome non accetto di avere né padrini né padroni ritengo di avere il dovere di comportarmi come una tra tanti avendo delle responsabilità delle quali devono rendere conto, perché gli altri sono capetti che rischiano di essere padroni ma di sedi che si vanno svuotando paurosamente”.

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