"Il Salento non sarà una frazione di Bari". Dopo l'esclusione Blasi avvisa Emiliano

Il consigliere regionale ha incontrato i suoi sostenitori nel chiostro dell'ex convento degli Agostiniani, a Melpignano. Ha dichiarato di voler rimanere nel Pd e di escludere qualsiasi ipotesi di coinvolgimento in una giunta composta "con il manuale Cencelli"

Una foto della manifestazione politica nel chiostro dell'ex convento degli Agostiniani.

MELPIGNANO – Un no secco a qualsiasi ipotesi lo collochi, in zona Cesarini, in una giunta invece decisa “nelle segrete stanze con il manuale Cencelli” da Michele Emiliano, Salvatore Ruggeri e Dario Stefano.

Dal chiostro dell’ex convento degli Agostiniani, Sergio Blasi oscilla, da abile oratore, tra gli affondi della polemica contingente e la visione alta di una prospettiva politica di chi nel Pd vuole restarci per cambiarlo, perché torni ad essere un partito di sinistra. Respingendo comunque qualsiasi suggestione di rientrare, in virtù del rifiuto del Movimento Cinque Stelle alla proposta di tre assessorati, nell'esecutivo che si insedia venerdì con la prima seduta ufficiale convocata a Taranto.

Davanti a Blasi ci sono centinaia di persone, e non si tratta solo degli affezionati di Melpignano e dintorni: segretari di circolo, militanti agguerriti e comuni cittadini formano una platea degna del miglior comizio, ma le elezioni sono passate da quasi quaranta giorni. E allora si comprende abbastanza chiaramente che c’è un pezzo di Pd che si è sentito umiliato dalla decisione del neo governatore di escludere dalla squadra di governo il consigliere più votato di tutta la Puglia. 

Una scelta che Blasi non ha spiegato con motivazioni di tipo personale, per quanto non sia un mistero la scarsa sintonia con il presidente Emiliano: “Hanno tenuto fuori le nostre idee per il governo della Puglia”, ha tagliato corto il consigliere regionale. I suoi elettori lo ascoltano e lo interrompono più volte con degli applausi, ma l’approvazione sublima in un boato quando promette: “Non permetterò che il Salento diventi una frazione di Bari”.  Blasi, dal piccolo palco incastrato scenograficamente tra tre maestose colonne, ha lanciato l’idea della costituzione di “Prendi posizione”, un’associazione per dare voce ad un’idea di sinistra ben radicata nel territorio. Lo slogan è quello della sua campagna elettorale.

La questione del peso specifico del Pd provinciale, d’altra parte, ha fatto da sfondo all’incontro sin dalle prime battute. Ivan Stomeo, sindaco riconfermato di Melpignano, non aveva avuto esitazioni, poco prima a sollecitare come atto dovuto le dimissioni dei vertici della federazione di via Tasso (a partire dal segretario provinciale Salvatore Piconese), e anche quelle di Sandra Antonica, vice segretaria regionale e ancora a commentare con palese sarcasmo che “bisogna perdere per contare qualcosa”, con riferimento alle sconfitte elettorali di Loredana Capone, ieri riconfermata all’assessorato allo Sviluppo Economico.

Il giorno dopo la grande delusione, Blasi - a favore del quale si sono pronunciati il parlamentare Salvatore Capone e il sottosegretario al Lavoro, Teresa Bellanova - punge di fioretto ma non intona peana di guerra, invitando anzi i suoi ad essere allegri: “Abbiamo ricostruito una comunità politica,  riavvicinando persone che non volevano più votare per il Pd”. Chi si aspettava uno strappo è quindi rimasto deluso perché la prospettiva, almeno nell’immediato, è quella di proseguire una battaglia interna dai banchi del consiglio regionale: “Nel Truman show io non ci entro – chiosa l’ex primo cittadino di Melpignano – e resto nell’assise che è l’unica vera espressione della volontà popolare”.

Il gasdotto Tap, l’emergenza legata alla Xylella, quella ambientale di Taranto e Brindisi, la sanità: sono questi i temi sui quali Blasi valuterà la linea del nuovo governo regionale: “Io tifo per la Puglia, non per me”, ha sottolineato. L’esponente del Pd ha rivolto una richiesta ai suoi sostenitori: quella di aiutarlo a difendere la propria onorabilità, messa a repentaglio della diffusione dei contenuti di un esposto nel quale risulterebbe il beneficiario elettorale di pratiche di voto di scambio riconducibili all’Agenzia regionale per le risorse irrigue e forestali.

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Una vicenda esplosa negli ultimi giorni, ma che si trascina da tempo: già nei giorni successivi al voto, alcuni dirigenti vicini ad Ernesto Abaterusso, l’ex deputato giunto secondo proprio dietro Sergio Blasi, avevano spiegato la vittoria di Blasi con l’iniezione di voti dell’Arif. E forse non è solo una coincidenza se, quando quest’ultimo prende la parola, una voce dal pubblico lo invita a leggere il post apparso sul profilo Facebook del primo: ‘Segretario abbiamo preso la prefettura di Milano’ disse Paietta a Togliatti che rispose sarcastico ‘E adesso cosa te ne fai?’

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