Nel cantiere Tap blindato con zona cuscinetto. Il sindaco Potì: "Diritti sospesi"

A San Basilio, dove si arriva solo con autorizzazione e accompagnamento, si lavora per erigere una grande recinzione, con barriere e cancellate. Il primo cittadino di Melendugno: "Ordinanza sproporzionata"

Uno dei cancelli in costruzione

MELENDUGNO - Se non avessimo accettato di essere accompagnati dal personale di polizia nell’area di cantiere per il gasdotto Tap, oggi non avremmo potuto documentare il nostro lavoro. È un’amara ma doverosa premessa, perché il racconto di questa complessa vicenda dovrebbe essere fatto con piena libertà, a garanzia di una informazione la più trasparente possibile. Oggi si passa, domani chissà.

Il secondo giorno di vigenza dell’ordinanza prefettizia che ha trasformato parte delle campagne melendugnesi in una sorta di unica zona rossa, regolata da divieti e autorizzazioni, scorre apparentemente tranquillo. La vigilanza di polizia e carabinieri, tangibile già all’incrocio tra Melendugno e San Foca si intensifica all’avvicinarsi a San Basilio, dove si sta costruendo una sorta di cintura, di area cuscinetto attorno alla zona propriamente di cantiere: l’accesso sarà consentito da otto varchi e servirà a forze dell’ordine e maestranze.

È palese l’intento di prevenire ogni forma di dissenso lì dove sono in corso lavori. Tap ha un cronoprogramma, lo Stato ha legittimato a colpi di sentenze e valutazioni ambientali la procedura seguita, l’opinione pubblica appare disinteressata anche perché la vicenda, raccontata in primavera con l’approccio un poco folcloristico della difesa degli ulivi oggetto di espianto, è uscita dai palinsesti nazionali e dalle prima pagine della grandi testate e i partiti, tranne qualche tatticismo elettorale che si affacciano in campagna elettorale, non sembrano poi propensi ad assegnare alla questione il grado di priorità nella propria agenda.

Intanto la comunità di Melendugno si ritrova in una situazione inedita, gravida di tensione, come testimoniano le parole del sindaco, Marco Potì, raggiunto telefonicamente subito dopo: “Quello che sta accadendo dalla mezzanotte del 13 è qualcosa di grave e preoccupante, c’è stata una sospensione dei diritti costituzionali: quello alla proprietà, alla libertà di circolazione, alla manifestazione da parte dei cittadini, e diritto di informazione da parte dei giornalisti. Non tour guidati nella zona rossa predisposta con i cronisti come fossero turisti giapponesi ma possibilità di fruire di quel pezzo di territorio dello Stato in maniera libera e incondizionata. Fino ad oggi c’è stato il dissenso pacifico e civile da parte di gran parte delle comunità interessate rispetto a questa infrastruttura".

Il video: operai al lavoro, forze dell'ordine a vigilare

Il primo cittadino non ha naturalmente apprezzato il provvedimento adottato dal prefetto di Lecce, Claudio Palomba: “L’ordinanza appare a molti di noi sproporzionata rispetto agli eventi e alla qualità della nostra protesta. Faccio un accorato appello al presidente della Regione, ai parlamentari pugliesi e in particolari salentini, di venire a vedere questo pezzo di Italia sottratto ai cittadini per essere consegnato a una multinazionale che deve fare solo profitto e affari con un’opera dichiarata in qualche modo di pubblica utilità. Io chiedo che questa situazione ai livelli più alti anche perché questo tipo di ordinanza e il clima che ne è scaturito potrebbero prolungarsi ben oltre i trenta giorni ora previsti, perché i lavori verosimilmente dureranno diversi mesi”.

Che la tensione stia ribollendo è provato anche dal fatto che, a Lecce, in via Templari dove ha sede Tap, sono state fatte scritte sul portone di ingresso e affissi volantini che denunciano “lo scempio del territorio”. Secondo informazioni sommarie, questa mattina un gruppetto di persone sarebbe stato notato nei paraggi, ma quando sul posto è arrivata una volante di polizia non c’era più nessuno. Affidati a Digos e polizia scientifica i rilievi. A Melendugno, nel pomeriggio, ci sarà un'assemblea alle 18 in sala consiliare.

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