Ecotassa dopo l’aumento della Tares. Quanto costa il caos rifiuti

I pessimi dati sulla differenziata spingono il governatore a stabilire la data per l'entrata in vigore. Il Consiglio di Stato, intanto, ha smentito il Tar di Lecce: la gara da 120 milioni di euro è stata un pasticcio. E il sindaco chiede una proroga

LECCE – Meno si differenzia più è costoso il servizio di smaltimento dei rifiuti al cittadino. Gli ultimi dati raccolti da Legambiente Puglia hanno spinto il presidente del consiglio regionale, Nichi Vendola, a fissare al primo gennaio l’entrata in vigore della cosiddetta ecotassa. In pratica ogni amministrazione dovrà versare 28,5 euro per ogni tonnellata di rifiuti conferito in discarica. Sempre che la sua percentuale di raccolta differenziata resti sotto il 40 per cento.

Un modo, insomma, per punire chi non separa i rifiuti. La direttiva parte dall’Europa, non si può aggirare, e l’obiettivo è quello di spingere tutti i comuni ad adottare un ciclo virtuoso dei rifiuti. Ma, dalla situazione attuale a quella auspicata, il passo sembra molto lungo e nel frattempo ci rimettono i cittadini. Quelli leccesi, tra l'altro, sono già piuttosto agitati dopo aver ricevuto il bollettino della Tares con importi maggiorati di circa il 20 per cento rispetto all’anno precedente.

Per il Comune di Lecce l’ecotassa dovrebbe “pesare” 1,2 milioni di euro e questo significherebbe ulteriori aggravi per le famiglie.  Il sindaco di Lecce, Paolo Perrone, ha deciso di scrivere a Vendola per chiedere la proroga di un anno dell’entrata in vigore del balzello, adducendo una serie di motivazioni: “Tu sei consapevole del pesante ritardo con cui la Regione, solo nel novembre scorso e dopo anni di inerzia, ha approvato il Piano dei rifiuti.  Questo comporta che, nella stragrande maggioranza delle province pugliesi, la filiera dello smaltimento dei rifiuti è assolutamente incompleta, stante la mancanza di impianti per il trattamento dell’umido e per il trattamento del cdr.  Per la chiusura completa del ciclo, infatti, è necessario che vengano utilizzati, in aggiunta a quelli già stanziati, i fondi previsti dalla prossima programmazione.

 “Un grave paradosso – ha proseguito il primo cittadino - le cui conseguenze vengono scaricate direttamente sui cittadini, deriva proprio dai contratti sottoscritti da te, in qualità di commissario per l’emergenza dei rifiuti, con i gestori degli impianti di smaltimento. Questi, nel rispetto degli accordi sulle tariffe (commisurate sulla quantità prevista di rifiuto conferito agli impianti), infatti, chiedono oggi ai comuni il rimborso per il mancato guadagno dovuto a conferimenti minori rispetto alle previsioni determinati dall'attività di raccolta differenziata. Ci sono già sentenze di tribunali amministrativi in questa direzione”.

Perrone fa poi riferimento alla situazione specifica di Lecce: il Consiglio di Stato, nei giorni scorsi, ha posto fine ad un lungo contenzioso scaturito dall’affidamento del nuovo appalto dei rifiuti, nel settembre del 2012, alle ditte Axa ed Ecotecnica da parte del consorzio Ato/Le1. I supremi giudici amministrativi hanno accolto il ricorso della ditta Monteco, in un primo tempo esclusa, ma che ora si è vista riconoscere il diritto alla titolarità del servizio. Sono in ballo 120 milioni di euro in 9 anni.

Nel dispositivo della sentenza colpisce, tra le altre cose, come l’esclusione della Monteco da parte della commissione di gara sia stata definita “illegittima”. La ditta infatti aveva redatto l’offerta economica – nella parte relativa agli oneri di sicurezza che le era stata contestata – in coerenza con quanto previsto dalle disposizioni di legge correnti.

(Leggi il dispositivo_consiglio_Stato

L’Ato Le/1 era difesa in giudizio da Andrea Angelelli, Monteco da Angelo Clarizia e Federico Massa e Axa ed Ecotecnica da Pietro Quinto.

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