"Il carcere è una polveriera e gli agenti troppo pochi": sindacati pronti a mobilitarsi

I 776 poliziotti del 2011 sono scesi a 590 nel 2018: "Ma è aumentata la popolazione carceraria: rischio per l'ordine pubblico"

Foto di repertorio: il carcere di Lecce

LECCE - Il carcere di Lecce trabocca ma il numero di agenti non è sufficiente a tenere sotto controllo la situazione. “Il penitenziario è una polveriera e, da un momento all’altro, potrebbe succedere qualcosa di grave” denuncia, con forza, Luigi Martina di Fp Cgil.

Il sindacalista, insieme ai colleghi di Fns-Cisl, Sappe, Sinappe, Uil-Pa e Uspp, ha deciso di accendere i riflettori dell’opinione pubblica sui “rischi per l’ordine pubblico” legati alle condizioni di sottorganico. Le sigle sindacali, che hanno richiesto l’intervento del prefetto Maria Teresa Cucinotta già un paio di volte, hanno quindi proclamato lo stato di agitazione del personale e sono pronte a dare battaglia.

L’obiettivo è quello di aprire un tavolo di confronto con il rappresentante territoriale del governo, con il Provveditorato regionale dell’amministrazione penitenziaria e con il direttore della Casa circondariale.

La drammaticità della situazione dell’istituto di Borgo San Nicola è dettata dalle cifre: le piante organiche del personale nel 2011 contavano 776 agenti, scesi a 715 nel 2014 e sino a 590 l’anno scorso (in seguito all’introduzione del decreto Madia). All’appello, secondo i sindacalisti, mancano altri 150 uomini della penitenziaria.

“L’ultima pianta organica è stata redatta, in modo illogico, sulla stima dei detenuti che il carcere di Lecce può contenere: circa 600 persone. La verità è che il penitenziario ospita, ad oggi, mille e 100 persone che richiederebbero un numero congruo di agenti”, precisa Martina.

L’apertura del Polo psichiatrico avrebbe poi peggiorato la situazione perché all’aggiunta di altri 20 posti letto non sarebbe corrisposto neppure un agente in più. “Non oso immaginare come faremo a fronteggiare, con le stesse forze, anche l’inaugurazione del nuovo padiglione. Finora il sistema ha retto sugli straordinari ma già non ce la facciamo più: ogni notte vi sono almeno 3 urgenze sanitarie che distraggono il personale interno. Non c’è ricambio di unità, il turn-over è bloccato e l’età media della polizia penitenziaria è molto alta”.

Sul piatto delle rivendicazioni, in buona sostanza, non manca nulla: si va dai turni massacranti al servizio al di sotto degli standard di sicurezza al Nucleo traduzioni e piantonamenti; dagli equipaggiamenti obsoleti fino all'organizzazione del lavoro da rivedere.

“All'interno delle sezioni detentive, per i turni serali e notturni, un poliziotto è costretto a badare a due sezioni anziché una. Spesso viene soppresso il servizio lavanderia per i detenuti, con tutte le conseguenze igienico-sanitarie del caso. Il personale, poi, deve ancora fruire delle ferie maturate nel 2017 – si legge in una nota stampa diffusa dalle sigle - mentre il Nucleo traduzioni e piantonamenti è ormai al collasso: non si riescono a garantire ai detenuti nemmeno le visite programmate nei vari ambulatori o ospedali della provincia. Il riposo previsto per il lavoratore dopo il notturno è un miraggio”.

Insieme al prefetto, i sindacalisti intendono affrontare anche un’altra problematica spinosa: il pattugliamento esterno del penitenziario affidandosi all’aiuto delle forze armate. “L’uso dei droni ha innalzato il livello di allerta perché è già successo che all’interno delle celle, utilizzando questi dispositivi elettronici, sono stati introdotti oggetti e persino armi. Non è una questione da poco”, conclude il referente Fp Cgil.

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