Carcere sovraffollato e riorganizzazione: visite a Lecce di Radicali e ministero

La situazione dell'istituto penitenziario del capoluogo è complessa. Previsto un incontro con dirigente ministeriale e delegazione dei Radicali italiani

LECCE - Il dipartimento per la Giustizia minorile si avvia verso una fase di profonda riorganizzazione. In vista di un definitivo accorpamento dei servizi, il ministero competente ha stabilito di inviare i propri uomini in Puglia per verificare lo stato dell’arte del percorso di ristrutturazione ed ascoltare le esigenze espresse dal territorio. A Lecce, in particolare, è prevista la visita del direttore generale dell’esecuzione penale esterna (accorpato al dipartimento in oggetto), Lucia Castellano, la mattina del 2 marzo. La dirigente è stata infatti chiamata ad occuparsi delle procedure di chiusura delle strutture ministeriali di assistenza ai minori, che sono in corso sul territorio regionale.

“La Confsal Unsa – afferma in proposito il segretario regionale, Giovanni Rizzo – è preoccupata per la ritirata dello Stato da quest'ambito delicato, pur se presidiato ormai dalle organizzazioni del privato-sociale. Già nell'incontro di Bari del 13 febbraio scorso con la dirigente regionale Perrini ci siamo occupati del destino dei lavoratori, soprattutto della sede di Lecce. Come disposto dal ministero stesso, dovranno quanto prima essere interpellati per essere assegnati, a quanto dichiarato secondo l'anzianità di servizio, nell'ufficio esecuzione penale esterna o nell'ufficio servizio sociale minorenni (formalmente ma non di fatto già accorpati) o in un ufficio giudiziario, a Lecce”. “La dirigente Perrini – aggiunge Rizzo –  non ha preso impegni sulla richiesta di prolungare per tre mesi le procedure di interpello, chiarendo che il ministero imponeva invece di chiudere al più presto”.

Il sindacato denuncia uno stato d’incertezza e confusione come dimostrato dal ritardo in cui viaggia il decreto ministeriale per la fusione delle strutture periferiche destinate ad adulti e minori. “A dispetto di questo ritardo, erano già stati nominati i responsabili di sede e il ministero ha dovuto fare un passo indietro su quei nominativi – puntualizza il segretario - .Intanto è chiuso da un anno, a Lecce, l'istituto penale minorenni, i cui locali sono stati già destinati ai detenuti adulti. Dal 1° febbraio è stata chiusa anche la comunità ministeriale che, del resto, non era prevista da alcuna normativa. Anche il Centro di prima accoglienza ha sospeso le sue attività”.

I problemi dell’istituto penitenziario del capoluogo, peraltro, non si esauriscono qui. Ben nota e drammatica è la condizione di sovraffollamento di Borgo San Nicola che replica un problema di carattere regionale. I numeri restituiscono una realtà preoccupante: le dieci carceri che potrebbero ospitare al massimo 2mila e 298 detenuti ne contengono, invece, 3mila 192. Conti alla mano, vi sono 894 persone in più, per cui l’indice di affollamento è pari al 138,9 percento. Ai primi posti c’è la Casa di reclusione di Altamura (156,62 percento), poi le Case circondariali di Lecce (150,41 percento) e Brindisi (150 percento).

I dati sono stati diffusi nuovamente da Emilio Enzo Quintieri, già membro del comitato nazionale di Radicali italiani che, nei prossimi giorni, insieme agli esponenti radicali Valentina Anna Moretti e Annarita Digiorgio, si recherà negli istituti penitenziari di Lecce e Taranto per una visita ispettiva autorizzata dal dipartimento dell’amministrazione penitenziaria del ministero della Giustizia.

Il dramma del sovraffollamento di ricollega direttamente alla grave carenza di personale del corpo della polizia penitenziaria: questo mix pericoloso di fattori incide negativamente non solo sulla sicurezza ma anche sul trattamento dei detenuti. Anche in questo caso i numeri parlano da sé: dovrebbero esserci 2mila e 448 agenti, divisi per ruoli, come prevede la pianta organica mentre ne sono in servizio soltanto 2mila 159. Mancano, quindi, 289 unità.

Per quanto riguarda, nel dettaglio, la Casa circondariale di Lecce è bene ricordare che l’istituto, tarato su 617 posti, ospita 928 detenuti, 169 dei quali stranieri. L’esubero è pari a bene 311 unità; 365 sono gli imputati e 563 i condannati. L’indice di affollamento è quindi pari al 150,41 percento.

Non va meglio per la condizione degli agenti: mancano 72 unità di polizia penitenziaria (15 ispettori, 49 sovrintendenti e 8 agenti) ed al completo sono soltanto i commissari. Risultano insufficienti anche i funzionari della professionalità giuridico pedagogica (ce ne sono 8 su 10) e le unità di personale amministrativo (39 in servizio su 50).

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“Probabilmente nel carcere di Lecce la percentuale di sovraffollamento è ancora più alta – conclude il radicale calabrese Emilio Enzo Quintieri –  poiché alcune sezioni, proprio di recente, sono state chiuse per lavori di ristrutturazione, comportando la riduzione dei posti disponibili. Ne sapremo di più soltanto dopo aver fatto la visita”.

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