Centro storico, il rebus somministrazione dopo 30 anni di vecchio Prg

Per gli uffici comunali il consumo è incompatibile con la destinazione commerciale al dettaglio. Intanto il Tar accoglie le richieste cautelari. L'assessora: "Non siamo contrari, ma serve una visione equilibrata"

Via Palmieri, una delle principali del centro storico.

LECCE – Con un decreto cautelare, il presidente del Tar, Antonio Pasca, ha sospeso l’efficacia della nota con la quale la dirigente dello Sportello Unico Attività Produttive del Comune di Lecce, Claudia Branca, ha comunicato il divieto di prosecuzione dell’attività nella caffetteria-pasticceria "Opera", in via XXV luglio, fissando al 23 ottobre la discussione in camera di consiglio.

La società che gestisce il locale aveva avviato oltre alla vendita al dettaglio, destinazione originaria secondo le previsioni del vecchio Piano Regolatore Generale (1989), anche l’attività di somministrazione che invece gli uffici comunali ritengono incompatibile con lo strumento urbanistico tuttora in vigore, in mancanza dei piani particolareggiati, mai adottati. Pasca, sulla scia di una precedente decisione riguardante la trattoria "Dall’Antiquario" di piazzetta Vittorio Emanuele II, ha ravvisato il fumus bonis iuris accogliendo così la richiesta avanzata dall’avvocato Daniele Montinaro.

Il legale ha così commentato il decreto presidenziale: “Il cambio di destinazione d’uso deve essere possibile se richiesto all’interno della medesima categoria (in questi casi quella commerciale) e laddove non comporti una compromissione dell’equilibrio urbanistico della zona di riferimento. Quanto all’equilibrio urbanistico, è più che evidente che alcune zone di riferimento del centro storico hanno già da tempo acquisito un preciso indirizzo urbanistico che certamente non può far riferimento al Prg di 35 anni fa. Non tutti i locali potranno usufruire del cambio ma solo chi possiede i requisiti igienico-sanitari e gli spazi previsti dalle normative vigenti”.

L'esigenza di cercare un equilibrio in una zona già molto delicata della città è la priorità per l'assessora all'Urbanistica, Rita Miglietta, che ribadisce un'apertura già manifestata in precedenza: "L'amministrazione non è contraria a consentire il cambio di destinazione d'uso a quei locali che possano garantire, con un rinnovo degli spazi, il rispetto delle norme igieniche e sanitarie, consentendo così il cambio di destinazione da una tipologia commerciale all'altra. Anzi è una misura che è inserita nel nostro programma di mandato ma che affrontiamo dentro una visione integrata del centro storico, non ritenendo opportuno prescindere da questa prospettiva: una visione integrata che tiene insieme piano del commercio e piano urbanistico". 

L'esponente del governo cittadino spiega quali potrebbero essere gli effetti di una sanatoria, di fatto, in mancanza di un nuovo strumento urbanistico: "Penso non faccia bene al nostro centro storico ritenere che una grande concentrazione di pubblici esercizi per la somministrazione, con il rischio di una tendenza ad esasperare in futuro l'omologazione dell'offerta commerciale, non produca uno snaturamento dell' equilibrio urbanistico: in termini di flussi, di gestione dei rifiuti, di capacità di attrarre, il centro storico rischia di sottoporsi ad uno stress complicato. Bisogna invece favorire la diversificazione dell'offerta per valorizzare la vitalità del centro storico dentro le differenze e non dentro una serialità che impoverirebbe anche la nostra attrattività che è fatta di food ma anche di residenzialità e diffusione di beni monumentali. Un'amministrazione ha il dovere di dotarsi di una visione d'insieme, non di settore. Il Consiglio di Stato ha chiesto un approfondimento conoscitivo prima del giudizio finale, ed è quello che abbiamo fatto". Anche i giudici di Palazzo Spada, infatti, sono stati investiti della questione. 

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