Centrodestra sconfitto, Gabellone: altre defezioni oltre a quella di Mellone

Per il presidente uscente la debacle va oltre la scelta del movimento del sindaco di Nardò. Mazzei rivendica l'autonomia dei movimenti civici

Antonio Gabellone in una foto di repertorio.

LECCE – Dopo la sconfitta, netta, alle elezioni provinciali, il centrodestra passa all’analisi del risultato, puntando l’indice non solo contro Andare Oltre, il movimento che fa capo a Pippi Mellone, ma anche a quell’area civica (Puglia Popolare) che non ha trovato l’intesa con gli alleati di sempre.  

Secondo il presidente uscente, Antonio Gabellone, “è necessaria un’analisi accurata delle motivazioni che hanno determinato questo risultato. Troppo semplice individuare la causa solo nel movimento Andare Oltre . Abbiamo provato in tutti i modi a verificare la lealtà e la linearità dei comportamenti di questo movimento nei confronti del centro-destra, non offrendo il fianco a scuse e opportunismi, ma evidentemente non è servito. Non vale la pena attardarsi nel rispondere alle dichiarazioni del sindaco di Nardò, ma è evidente che non è il solo protagonista sia per i numeri che per le modalità con cui si è realizzata l'operazione, perché c’è stata una 'manina' che lo ha preso per mano e lo ha condotto alla meta. Quindi l'analisi dovrà essere accurata e puntuale soprattutto all'interno di ogni singolo partito e collegialmente tra i partiti , perché solo facendo pulizia in profondità si potrà ripartire affrontando i prossimi impegni elettorali coesi , forti e soprattutto nella chiarezza".

Luigi Mazzei, coordinatore di Puglia Popolare, bolla come barzelletta l’ipotesi di una espulsione dei movimenti civici. “Come si può affermare una cosa simile – si chiede - quando i Partiti del centrodestra hanno appena la competenza di espellere qualcuno al loro interno?. I movimenti civici hanno la libertà di azione e di scegliere con chi stare non certo di essere scelti. L'errore commesso dal centrodestra è proprio questo, ossia quello di essere autoreferenziale e non comprendere che se non si apre al civismo è destinato ad inanellare ulteriori sconfitte.

Mazzei chiama in causa anche il caso di Lecce, dove per pochi voti il sindaco Carlo Salvemini è privo di una maggioranza naturale: “Voglio rammentare che a Lecce godono dell'anatra zoppa grazie al determinante apporto di Lecce Popolare, altrimenti oggi si parlerebbe di altro. Per le provinciali hanno avuto il modo di allargare la coalizione coinvolgendo i Movimenti di Puglia Popolare ed Andare Oltre, ma non sono stati capaci di cogliere le numerose proposte poste sul tavolo dal civismo: Pippi Mellone, Leandro Rubuchi, Alessandro Quarta e addirittura Giuseppe Colafati potevano unire tutti”.

“Si analizzino gli errori e le mancate aperture per trovare i motivi della cocente sconfitta – conclude il coordinatore di Puglia Popolare -. Se oggi Emiliano è l'unico leader  politico ad aver compreso che il civismo è un valore aggiunto qualcuno dovrebbe fare tesoro, invece di espellere il nulla, perché saremo sempre  liberi di scegliere la migliore proposta per il territorio senza essere incasellati in sigle ormai obsolete, come quella di un centro destra a geometrie variabili che a Roma sta con i 5 Stelle ed a Lecce pretende di imporre i suoi candidati”.

Convinto invece che si debbano usare le maniere “forti” è Severo Martini, consigliere di minoranza a Lecce. “Per lo meno questa vicenda ha chiarito, se ancora ce ne fosse bisogno, la truffa del cosiddetto civismo frontaliero, ricco di chiacchiere vuote e privo di contenuti concreti, utile solo a spostarsi a destra o a sinistra a secondo delle convenienze; operazione utile solo a guadagnare posizioni di rendita, tutti pronti a saltare sul carrozzone di Emiliano in cambio di una presidenza di enti o di un posto in giunta regionale. Le civiche transfrontaliere come quella di Mellone o di Cassano a Bari usano l'alibi del’apertura oltre gli schieramenti per giustificare il tentativo di conquistare postazioni di potere. Una cosa deve essere certa: questi signori e i franchi tiratori che li hanno accompagnati, devono essere fuori per sempre dal centro destra; non è vero che non esistono più destra e sinistra. I valori di destra sono diversi da quelli di sinistra, si ispirano a cose diverse, a opposte visioni della vita, della socialità, della famiglia; si ispirano a sensibilità e a credi diversi”.

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