Europeista, solidale, contro la xenofobia. La Chiesa di Lecce in campo

Trasformismo, populismo, migranti al centro di una lettera aperta che invita a smascherare l'egoismo di alcune promesse elettorali

Michele Seccia, vescovo di Lecce.

LECCE – Europeista, solidale, impegnata in prima linea contro la deriva populista e xenofoba. La Chiesa di Lecce, attraverso l’ufficio per la pastorale sociale e del lavoro, a una settimana dal voto prende una posizione netta, in coerenza con l’azione di papa Francesco.

Ha senso, forse, partire dalla fine della lettera aperta diffusa sabato, per comprendere la portata di una analisi che entra con forza nel dibattito politico a pochi giorni dalla consultazione che deciderà la composizione del Parlamento italiano: “Mai, forse, come oggi sono in gioco i valori fondamentali della nostra Costituzione. La democrazia rischia di essere ridotta ad un semplice click. L’ideologia dell’odio per il diverso conduce ad una deliberata mistificazione della realtà. I partiti, con poche eccezioni, rischiano di trasformarsi in veri e propri ‘rami d’azienda’. Questo è un tempo in cui sembrano affiorare con sempre maggiore evidenza tracce di un passato che speravamo definitivamente abbandonato”.

Il testo colpisce non solo per la nettezza dei contenuti, ma anche per la consapevolezza di una costante azione di rinnovamento al proprio interno nella direzione di una “fede che sa espungere con coraggio quegli atteggiamenti ispirati alla consuetudine (si è fatto sempre così) e alla pigrizia (perché non vuole mettersi alla scuola della Parola) che rischiano di trasformarla in una religione che crea barriere etiche e in una vera e propria ideologia che vuole imporre i suoi precetti a scapito della laicità delle istituzioni”.

Richiamando la concezione di politica come massima forma di carità cristiana – tema caro tanto all’attuale vescovo di Lecce, Michele Seccia, quanto al suo predecessore, Domenico D’Ambrosio – l’appello chiede ai cattolici di mettere in campo quel “supplemento d’anima” e quella capacità di giudizio dinanzi “al grande circo delle promesse elettorali fantasmagoriche, aiutano a smascherare le demagogie, i populismi, gli istinti egoistici che sono alla base di quelle promesse”.

Come esempio concreto viene portato quello relativo al dibattito sui flussi dei migranti: “É davvero paradossale come alla drastica riduzione del numero di immigrati corrisponda un aumento della percezione di insicurezza e di minaccia da parte dei cittadini”.

Molto forte, nel solco del cattolicesimo sociale italiano, è la posizione europeista della Chiesa leccese: “É illusorio pensare che i bisogni di chi cerca il lavoro, di chi lo ha perso, delle imprese che arrancano, delle famiglie che faticano a sostenere la crescita dei propri figli, possano essere soddisfatti in maniera efficace, dentro i confini nazionali e con una classe dirigente miope”.

“Solo istituzioni europee più forti e solidali – prosegue la lettera - potranno assicurare maggiore crescita e quindi maggiore occupazione. C’è bisogno, allora, di una classe dirigente che rifiuti ogni velleità sovranista e torni a respirare il sogno europeo che fu di De Gasperi e di tanti altri politici di ispirazione cristiana”.

Diretto il richiamo a Papa Francesco che “ci sollecita ad abbandonare un cristianesimo benpensante e chiuso nelle sagrestie. Una Chiesa in uscita è una Chiesa non solo fisicamente vicina a tutte le periferie ma è anche una Chiesa spiritualmente libera nell’esercizio del discernimento. Ecco la nostra responsabilità: esercitare il necessario discernimento perché il cammino democratico del nostro Paese non abbia arresti o cadute”.

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