Chiosco al Molo di Adriano, raccolte le prime firme per fermare i lavori

Le norme impongono una fascia di rispetto dall'area interessata da un progetto di recupero e valorizzazione della Soprintendenza

LECCE - E' iniziata ieri la raccolta firme a San Cataldo per scongiurare la realizzazione di un chiosco bar nei pressi del molo di Adriano. Il sito è interessato da un progetto di restauro e recupero finanziato dalla Direzione regionale per i Beni culturali e paesaggistici.

Una decina di giorni addietro, su un'area adiacente, è comparso un cartello che annuncia l'inizio e la fine dei lavori (21 giugno) per un "chiosco da adibire a punto ristoro e vendita" e alcuni esponenti della minoranza consiliare hanno sollevato le prime perplessità: "Ci opporremo con ogni mezzo e in ogni modo a questo scempio - ha scritto il capogruppo del Pd, Paolo Foresio -. Da tempo, infatti, chiediamo maggiore attenzione per la marina leccese e un vero piano di sviluppo, ma questo sviluppo non può certo passare da iniziative private, volte a trasformare la parte più storicamente rilevante di San Cataldo in un banale slargo dove ospitare un qualunque chiosco. Noi vogliamo che lo sviluppo passi da un confronto serio con gli imprenditori che già investono nella marina da anni e con quelli che vorrebbero farlo in un prossimo futuro. Senza queste iniziative calate dall’alto, autorizzate dall'Amministrazione Comunale, senza che nessuno ne sapesse un bel niente".

Della vicenda si è discusso oggi a Palazzo Carafa nel corso della commissione Controllo, alla presenza della dirigente del settore Urbanistica, Maria Antonietta Greco e di un funzionario dell'ufficio Attività produttive. E' stato ricostruito l'iter delle autorizzazioni: al permesso a costruire originario, dell'aprile del 2014, ha fatto seguito un'istanza di rinnovo (intanto è cambiato il committente), motivata proprio dal progetto di recupero del molo affidato alla Soprintendenza e accordata nell'agosto del 2015. Nel nuovo permesso, infatti, è indicato uno spostamento temporaneo nelle more della valorizzazione del sito. 

La dirigente ha ricordato che gli strumenti di programmazione paesaggistica - il Putt quando fu presentata la prima richiesta, il Pptr poi - prescrivono l'osservanza di una fascia di rispetto dai punti di interesse, cioè dal faro e dal molo, di cento metri. La localizzazione originaria del chiosco, ha aggiunto, non è dunque conforme a quanto previsto. Si tratta di vedere, adesso, se lo è quella transitoria e, soprattutto, se si tratti di un'area pubblica, cioè comunale, oppure demaniale. A questa domanda la dirigente non ha saputo rispondere, ma nella prossima seduta della commissione la planimetria fugherà ogni dubbio.

Se fosse pubblica, ha sottolineato il consigliere Antonio Rotundo, è necessario un atto di indirizzo dell'organo politico, cioè della giunta, per la realizzazione del chiosco, così come avvenuto per altre attività simili sul territorio urbano. Il collega Carlo Salvemini ha aggiunto che non si può pensare di agire in assenza di programmazione e di trasparenza: oltre all'atto deliberativo, per qualsiasi attività su area pubblica si dovrebbe comunque fare un bando di gara aperto a chiunque abbia interesse e che preoccupazione della giunta dovrebbe essere quella di associare la valorizzazione della parte comunale a quella del molo da parte della Soprintendenza.

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