"Clima teso e preoccupazioni per licenziamenti": dipendenti Monteco bloccano il traffico

I lavoratori hanno scioperato in massa e si sono radunati ai piedi della prefettura di Lecce. I sindacati dal prefetto hanno reclamato applicazione del ccnl Fise Assoambiente

LECCE - “Non riusciamo ad avere un dialogo costruttivo con l'azienda e le relazioni industriali devono migliorare sensibilmente”. Così Emanuele Nitto di Uilt Uil chiarisce uno dei motivi che hanno convinto i sindacalisti a proclamare lo sciopero del personale del cantiere di Lecce di Monteco srl, azienda che ha in appalto il servizio di gestione dei rifiuti nel capoluogo.

Il personale ha incrociato le braccia per 24 ore, a partire dalla mattina di oggi 13 maggio, aderendo massicciamente. “Si sono fermati tutti i dipendenti: tra operai e impiegati amministrativi contiamo circa 250 persone. Senza calcolare i rapporti di lavoro atipici, possiamo già parlare di un'adesione di quasi il 100 percento, superiore alle nostre aspettative”, aggiunge il referente Uil.

Lo sciopero è sfociato in una accesa manifestazione che si è svolta davanti alla prefettura di Lecce, con gli immancabili blocchi del traffico che hanno paralizzato via XXV luglio per poche decine di minuti. Gli operai Monteco sono tornati a farsi sentire, dunque.

La vertenza conta dei precedenti nei mesi scorsi e il mal di pancia dei dipendenti pare non essere mai del tutto passato. Stando a quanto raccontano gli interessati, il clima sarebbe teso: gli operai lamentano di essere sottoposti a contestazioni “per mancanze inesistenti” mentre i sindacalisti si dicono allarmanti per un presunto “licenziamento di un lavoratore con precedenti penali, fatto in chiave preventiva per evitare l'effetto domino dell'interdittiva antimafia che ha già raggiunto un'azienda del comparto ambientale”.

Dal canto loro, i sindacalisti dicono di aver battuto la strada del dialogo ma senza troppo successo: “A fronte di alcune inadempienze nella gestione di servizi di igiene ambientale abbiamo chiesto di essere convocati dal commissario di Lecce per esperire il tentativo di conciliazione del conflitto, secondo la procedura prevista dalla legge 146 del 1990. Ma non abbiamo avuto alcun riscontro”, si legge in una nota stampa firmata da Fp Cgil, Fit Cisl, Uilt Uil, Fiadel Ugl.

Proprio il fatto di non aver avuto un confronto avrebbe “incrementato il conflitto sindacale e inasprito le proteste”.

I sindacalisti hanno presentato queste rivendicazioni al vice prefetto di Lecce, Marilena Sergi, in un incontro a porte chiuse che si è tenuto in tarda mattinata. Sul piatto anche la richiesta di applicare il contratto collettivo nazionale Fise Assoambiente e di rivedere il piano delle prestazioni indispensabili in caso di sciopero che è stato concordato nel 2015.

Tra le altre segnalazioni se ne contano due in  particolare: il presunto impiego di alcune unità lavorative in mansioni superiori, senza un adeguamento delle relative differenze retributive e un presunto utilizzo non corretto di lavoratori, assunti con gli incentivi del Progetto regionale “Garanzia Giovani”, nelle mansioni di operatori ecologici.

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