Il commercio nel centro storico e gli equilibri tra operatori e residenti

Gaetano Messuti richiama la necessità di un piano particolareggiato, Nuzzaci e Patti rispondono: "Dov'era nei dieci anni in cui il centrodestra ha governato?"

LECCE – L’equilibrio tra esigenze dei residenti e quelle dei commercianti è uno dei temi centrali, da almeno un decennio, del dibattito politico cittadino. Il recupero di buona parte del centro storico con il successivo insediamento di attività di ristorazione di ricettive, che si sono aggiunte a quelle più radicate di tipo commerciale e artigianale, ha prodotto una attrattività forte della parte antica di Lecce e con essa un conflitto tra interessi diversi.

Sulla questione si è pronunciato Gaetano Messuti, vice sindaco in pectore in caso di vittoria di Erio Congedo, candidato del centrodestra. Da parte dell’ex vice sindaco della giunta Perrone viene la rassicurazione di una sorta di sanatoria per l’esistente con l’auspicio di regole più dettagliate per il futuro: “Gli operatori commerciali del centro storico, con particolare riferimento al settore della ristorazione,  vivono un momento di grande disagio – ha scritto Messuti in una nota - derivante dall’incertezza del diritto dell’esercizio delle proprie attività, causate proprio dall’assenza di una normativa certa. Le licenze commerciali d’asporto, per esempio, vengono spesso utilizzate per la somministrazione sui tavolini, esponendo i commercianti a onerose sanzioni in quanto si crea una differenza  tra ciò che è la licenza e ciò che è l’esercizio. Si rende necessaria quindi, la redazione di un piano particolareggiato di carattere urbanistico amministrativo, che sancisca lo stato  di legittimità delle attività ormai esistenti, restituendo serenità agli operatori e definisca in materia certa, le norme termiche di attuazione per gli interventi futuri”.

Ma c’è dell’altro: “Va inoltre aggiunto che, all’interno del piano particolareggiato, la previsione di premialità per coloro che sono al primo esercizio o per coloro che utilizzano misure di salvaguardia e valorizzazione dell’edificio che ospita l’attività in termini di recupero, decoro, rispetto dell’ambiente e quant’altro. Occorre quindi equilibrare il tutto e non consentire più spazi di deroga e di indeterminatezza ed operare dei controlli rigorosi”.

Nuzzaci e Patti: “Ma Messuti dov’era?”

Marco Nuzzaci, candidato a sostegno di Salvemini e vice presidente del consiglio comunale fa fatica spiegarsi la posizione di Messuti: “Mi sorprende che Gaetano Messuti, dopo dieci anni trascorsi a Palazzo Carafa da assessore e vicesindaco nella giunta Perrone, si preoccupi oggi e solo oggi in campagna elettorale delle condizioni difficili in cui vivono gli operatori commerciali del centro storico, con particolare riferimento a coloro che sono impegnati nella ristorazione. Mi sorprende perché, dopo aver avallato questa situazione senza mai intervenire, oggi e solo oggi Messuti parla di grande confusione rispetto alle licenze commerciali d’asporto, di necessità di operare controlli rigorosi, insomma di restituire serenità agli operatori. Mi chiedo dove fosse nei passati dieci anni e perché non abbia pensato di proporre soluzioni concrete in veste di amministratore quando governava la città”.

Secondo Nuzzaci, oltre al ripensamento del centro storico all’interno del Piano Urbanistico Generale, “sarà inoltre necessario lavorare al Piano strategico del commercio, un documento fondamentale da integrare al Pug. Un piano da condividere con i cittadini e con le associazioni dei commercianti. Noi nei 18 mesi abbiamo avviato un lavoro meticoloso su questi strumenti complessi. Chiediamo a Messuti e non solo a lui come mai non lo abbiano fatto in dieci anni”.

Sulla medesima lunghezza d’onda Pierpaolo Patti, anche lui consigliere uscente e ricandidato con Lecce Città Pubblica: “Faccio fatica davvero a leggere ipotesi di sviluppo del piccolo commercio proprio da coloro che hanno destinato 37mila metri quadrati di città alla grande distribuzione. Fa piacere, invece, che, a distanza di 15 anni, Gaetano Messuti capisca che è necessario un Piano Urbanistico Generale che qualifichi i diritti di ognuno; perché, per tutto il tempo che ha governato, il centrodestra non ha redatto i piani particolareggiati, che erano l’unico strumento che avrebbe dovuto consentire modifiche alle destinazioni d’uso esistenti, con numerose storture e discriminazioni”.

Patti richiama dunque le misure che erano già allo studio: “Attraverso l’istituto del cambio di destinazione d’uso, in presenza dei requisiti igienico sanitari, occorre consentire di sanare situazioni esistenti e di aprire nuovi spazi come i piani terra degli immobili abitativi, oggi inutilizzabili. Nuove botteghe, nuove attività e nuovi commercianti che, assieme agli esistenti, condivideranno regole certe alle quali attenersi, nel rispetto dei cittadini, residenti e visitatori. La nostra proposta si fonda  sull’idea che il centro storico è di tutti, leccesi e non, commercianti e cittadini, oltre al fatto che non può essere ritenuta una zona franca ed avulsa dal resto della città, a cui deve connettersi necessariamente”.

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