Non più "location" per fiere e mercati: frenata sul regolamento dei Teatini

Spazi per la lettura al piano terra, per la fotografia al primo piano, cabina di regina del Comune. Ma in commissione Cultura pesano le astensioni

L'esterno dell'ex convento dei Teatini.

LECCE – Il regolamento d’uso dell’ex convento dei Teatini crea malumori nella stessa maggioranza di Palazzo Carafa. Questa mattina infatti, a causa dell’astensione del presidente della commissione Cultura, Marco Giannotta, e della consigliera di Prima Lecce, Laura Calò, ha prevalso il voto contrario della minoranza. Un esito che di per sé non è vincolante, dal momento che si passa comunque alla valutazione del consiglio comunale.

Giannotta da una parte getta acqua sul fuoco, dall’altra però ribadisce la necessità di avere dei chiarimenti. “Sposo appieno la visione dell’amministrazione e dell’assessore Agnoli. Rilevo però, come scritto in una relazione consegnata anche al sindaco che la veste regolamentare andrebbe a snaturare quella stessa visione che si vuole affermare. Naturalmente sono pronto a votare a favore in consiglio qualora, come sono certo, le risposte dovessero arrivare”.

Laura Calò del gruppo Prima Lecce, spiega così la sua perplessità: “Ho partecipato martedì all’incontro voluto dal sindaco e dall’assessore, proprio ai Teatini, con le associazioni e cittadini: sono d’accordo sul cambio di destinazione del complesso. La mia astensione è motivata dalla necessità di avere delle norme più dettagliate da una parte, per esempio avere certezza del costo di un eventuale utilizzo da parte di soggetti esterni, e dall’altra salvaguardare la possibilità che vengano consentite le esposizioni artigianali, come quelle natalizie”.

Ma qual è la visione dell’amministrazione comunale che ha prodotto le perplessità emerse oggi e che non sembrano a dire il vero tutte dovute a valutazioni “tecniche”? Lo dice la relazione introduttiva dell’assessore, sulla quale oltre al fuoco nemico, quello della minoranza, pare convergere anche qualche colpo da sponda amica: si intende trasformare il complesso monumentale da contenitore di attività espositive e commerciali a “luogo legato alla promozione della cultura in tutte le sue espressioni per i cittadini e per i turisti”.

Nella relazione di Antonella Agnoli i Teatini sono “non un contenitore per richieste che arrivano, ma parte di un progetto, una visione in cui la partecipazione alla cultura si realizza solo dove esiste una fitta rete di infrastrutture che la facilitano: biblioteche, musei, scuole, teatri”. Andando più nel dettaglio l’idea dell’amministrazione Salvemini è quella di destinare le “sale al piano terra a disposizione per attività legate alla promozione del libro e della lettura, soprattutto per i più giovani, attraverso laboratori da pensare con le associazioni”. Gli spazi al primo piano sono destinati a finalità espositive, soprattutto alla fotografia “che oggi è tra le espressioni artistiche più interessanti e capaci di raccontare la complessa realtà che stiamo vivendo”.

Da questo cambio di prospettiva si spiega il fatto che sia stata interrotta la lunga esperienza del mercatino dell’antiquariato, dove di fatto si svolgeva attività di vendita al dettaglio vietata anche dal regolamento del 2005 “salvo se espressamente autorizzata dalla giunta comunale”. Del resto l’idea di un regolamento orientato alla funzione e fruizione esclusivamente culturale nasce anche con l’obiettivo di evitare la discrezionalità fino ad oggi possibile tanto che, sempre il provvedimento originario sancisce che “la concessione può essere rifiutata con decisione motivata del dirigente”. Insomma giunta e dirigente possono decidere cosa può essere ammesso, ed eventualmente venduto, nei Teatini e cosa no.

Il nuovo regolamento sancisce sicuramente dei paletti più rigidi: in esso si afferma infatti l’esclusione della cessione a privati, associazioni o altri enti “al di fuori di progetti culturali e sociali elaborati o gestiti dal Comune anche in partnership con altri soggetti”. In pratica l’amministrazione intende mantenere la cabina di regia nella programmazione delle attività culturali e non essere mero concessore di una “location”. Il regolamento non sembra chiudere a priori le porte a sollecitazioni esterne: si prevede infatti la possibilità di presentare con cadenza trimestrale i progetti di collaborazione che verranno esaminate da una commissione di membri interni  ed esterni all’amministrazione, chiamati a valutare, oltre alla coerenza dell’iniziativa con le finalità stabilite, anche la sostenibilità tecnica e finanziaria.

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