Corsa al rettorato, il moderatore prende posizione: “Carducci batte in ritirata”

Gianpaolo Ghiani, docente di Ingegneria, che ha gestito il confronto tra i candidati a rettore, ripropone gli interrogativi sollevati dal rettore uscente Domenico Laforgia,rimasti elusi per la decisione di Michele Carducci da abbandonare l'incontro

Il rettore Domenico Laforgia all'ultima inaugurazione dell'anno accademico.

LECCE – I tre candidati alla successione del rettore Domenico Laforgia, proseguono le tappe di un tour elettorale fatto di luci ed ombre, in cui non sono mancati i colpi di scena. L’ultimo atto, in ordine di tempo, è stato il “botta e risposta” tra lo stesso Laforgia e il docente Michele Carducci, concluso con la decisione del candidato di abbandonare l’incontro.

Accadeva mercoledì scorso, durante il confronto che l’ex preside della facoltà di Scienze della formazione, insieme ai due colleghi, Vincenzo Zara e Giovanni Laudizi, ha tenuto con il personale del dipartimento di Ingegneria dell’innovazione. L’onda lunga delle polemiche ha raggiunto anche il direttore del medesimo dipartimento, Gianpaolo Ghiani, già moderatore del dibattito, che ha deciso di intervenire nella querelle.

“A fronte dei rilievi e delle domande poste dal professor Laforgia (intervenuto in qualità di semplice docente afferente al dipartimento e di elettore) il candidato Carducci ha esordito dicendo che non intendeva rispondere, e dopo un breve scambio verbale ha abbandonato l’incontro”, ricorda Ghiani sottolineando come a poco sarebbe servito il proprio invito ad un ripensamento. Al pari delle sollecitazioni pervenute dagli altri docenti e dal personale tecnico amministrativo presenti in sala.

La prima considerazione è quasi ovvia: “Un candidato, chiamato a svolgere un qualsiasi ruolo nelle istituzioni, non può rispondere solo alle domande che gli sono gradite. Il dibattito aperto, per quanto aspro, è il sale della democrazia, e sottrarsene è inaccettabile”.

Il gesto di Carducci - che ad Ingegneria giocava decisamente fuori casa - sarebbe risuonato, quindi, come una “mancanza di rispetto nei confronti di tutta l'assemblea”, poiché si sarebbe sottratto al proprio dovere di fornire chiarimenti relativamente sia alle questioni sollevate da Laforgia, sia agli altri interrogativi emersi durante l’incontro. “Interrogativi a cui gli altri candidati non si sono affatto sottratti”, incalza Ghiani che ripropone, a Carducci, le medesime domande inevase.

“Come pensa di compensare la sua inesperienza nella gestione di una macchina complessa come l’università, visti gli errori che hanno caratterizzato, a giudizio di molti, le sue precedenti esperienze di gestione?”, è la prima questione. Ghiani chiede poi conferma o smentita di una “voce insistente” secondo la quale, in caso di elezione, il capo di gabinetto di Carducci, o suo segretario particolare, sarebbe un sindacalista.

La lista delle domande continua: “Che cosa pensa degli spin-off dell’università del Salento? Sono potenziali occasioni di sviluppo oppure, come lascia intendere velatamente qualche suo sostenitore, sono la culla del malaffare?”. Infine, l’ultimo affondo sulle presunte “gravi irregolarità” commesse su atti amministrativi di un master e di un dottorato di cui Carducci era candidato e coordinatore: “Che cosa c’è di vero in queste voci?”.

Ghiani spezza, infine, una lancia al rettore in carica, ritenendo che abbia fatto bene a manifestare preoccupazione su “temi vitali” per il futuro dell’ateneo. “Spiace constatare che alcuni abbiano colto solo i frammenti della discussione più ghiotti sul piano mediatico – conclude - . Non sono gli eventuali errori gestionali di Carducci ad essere in discussione, ma la credibilità di un collega che si propone alla comunità accademica tacendo alcuni elementi cruciali della sua persona e del suo operato. Elementi che, va sottolineato, sarebbero sicuramente stati evidenziati da altri, se non da Laforgia”.

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