Discussione dai toni forti: scontro tra Perrone e Salvemini

Giliberti augura "buon calciomercato". Il sindaco ribatte al suo predecessore: "Grave sostenere che io sapessi del premio di maggioranza prima della decisione dell'ufficio"

I consiglieri Giorgio Pala e Federica De Benedetto.

LECCE –  “Il potere ti sta piacendo e corrompendo”. Con queste parole l’ex sindaco, Paolo Perrone,  ha condito l’affondo nei confronti di Carlo Salvemini che, vincendo nettamente il ballottaggio contro Mauro Giliberti, ha preso il suo posto alla fine del giugno scorso.

Quello di Perrone è stato un intervento duro, fondato sulla premessa che, al di là del contenzioso amministrativo sul premio di maggioranza, il sindaco avrebbe dovuto prendere atto da subito della situazione determinata dalle urne. Impietoso il giudizio sul periodo di governo intanto trascorso, ma non senza riconoscere che nel centrodestra non tutti ritengono doveroso ridare la parola ai cittadini, attraverso la firma immediata delle dimissioni per consentire lo scioglimento del consiglio in tempi utili per votare entro l’estate.

Sul punto è stato ancora più esplicito Gaetano Messuti (gruppo misto) che, come fatto nei giorni scorsi, è tornato a chiedere a Salvemini, come ha fatto anche Michele Giordano (Fratelli d’Italia), le firme necessarie per raggiungere quota 17 o, in alternativa, la prospettiva di un accordo sul programma in “condizioni di parità”. Bernardo Monticelli, ribadendo il suo essere “uomo libero”, cioè svincolato da diktat di partito, ha rimproverato il sindaco di aver rigettato “a prescindere” la disponibilità del centrodestra.

I più giovani dei consiglieri insediati oggi, Giorgio Pala (Fratelli d’Italia) e Federica De Benedetto (Forza Italia) hanno dichiarato di essere pronti a firmare le proprie dimissioni, con il primo che ha rimarcato la propria delusione per non aver sentito le scuse del primo cittadino per la vicenda del premio di maggioranza e la seconda che, un po’ teatralmente, si è rivolta al pubblico, sistemato dietro di lei, ricevendo dalla presidente dell’assise, Paola Povero, l’invito a rivolgersi all’aula e non, come i tribuni, alla platea.

Il primo a intervenire è stato però Mauro Giliberti che non ha nascosto l’imbarazzo per l’incapacità del suo schieramento di firmare in blocco le dimissioni: “Per me è impensabile fare ricorso e non dare seguito”. Il consigliere ha poi subito riversato la sua delusione sulla linea politica seguita dal sindaco, imputandogli di aver rifiutato tentativi di confronto propositivo (ha citato la questione del filobus): “Con la mano porta avremmo oggi scritto un’altra pagina. Buon calciomercato dunque”, ha concluso con riferimento a presunti tentativi – che secondo Messuti sono stati affidati al vice sindaco Delli Noci – di intruppare consiglieri di centrodestra per continuare ad avere la maggioranza.

(Rivedi tutti gli interventi durante il Consiglio)

Nella sua replica il sindaco ha ricordato ai giovani consiglieri appena eletti che non è certo lui il responsabile delle decisioni dell’ufficio elettorale, organo indipendente e sovrano, e che, con senso della misura, bisognerebbe pensare ai tanti detenuti ancora in attesa di giudizio prima di parlare di una questione elettorale come se fosse il più grave dei problemi della giustizia italiana.

Ma sull’attribuzione del premio di maggioranza uno scontro frontale Salvemini lo ha avuto con Perrone che, nel suo intervento, aveva dichiarato che il sindaco e i suoi assessori sapevano di poter contare su una maggioranza prima ancora della decisione dell'Ufficio Elettorale. Parole che non sono certo piaciute al sindaco, che le ha ritenute al limite della querela (da parte dell’ufficio elettorale), come se lui fosse stato preventivamente al corrente della decisione del giudice Maritati. Perrone a quel punto ha chiesto la parola per "fatto personale" spiegando di essere stato male interpretato, perché il suo riferimento era alla consapevolezza di Salvemini che in qualche modo avrebbe trovato comunque in corso d’opera una maggioranza cui affidarsi, pescando nel centrodestra.

Dichiarando poi di voler sorvolare sui giudizi personali nei suoi confronti, il sindaco si è detto sicuro che, alla luce dei comportamenti successivi alla sentenza del Consiglio di Stato, la legittima contestazione del premio di maggioranza da parte del centrodestra non si è rivelata “uno strumento per ripristinare la rappresentatività, ma un fine contro la governabilità”. Salvemini ha spiegato quindi di ritenere doveroso compiere una verifica politica in aula – sull’approvazione del bilancio, in programma a breve – e di essere pronto ad accogliere spunti che possano migliorare i provvedimenti dell’amministrazione nel contesto di un patto che deve avvenire in consiglio, alla luce del sole.

Già una volta, ha detto a Giliberti e Perrone, è stato tacciato di inciucio, proprio quando decise di apparentarsi con Alessandro Delli Noci tra il primo e il secondo turno e già una volta, ha ricordato, la maggioranza degli elettori ha dimostrato di comprendere il senso politico di quell’accordo nell’interesse di una alternativa al governo della città. Il sindaco ha infine ribadito che non andrà avanti nel suo mandato nemmeno se il bilancio di previsione dovesse passare con i 14 voti della sua coalizione, magari grazie a qualche assenza dall’altra parte. Il documento finanziario, infatti, grazie a una modifica voluta dal centrodestra alla fine della scorsa consiliatura può essere approvato a maggioranza dei presenti e non solo dei componenti: possibilità della quale il sindaco ha pubblicamente dichiarato di non volersi avvalere. "In quell’occasione chiederò i voti per un patto di governo per Lecce fino al 2022 - ha spiegato -: se non otterrò alcun sostegno esplicito e pubblico oltre i 14 voti già disponibili rassegnerò le dimissioni essendo chiaro che non esistono le condizioni politiche per andare avanti. Farlo in aula, davanti ai cittadini, su un provvedimento importante è tutto fuorché un inciucio come qualcuno sostiene. È il modo istituzionale con il quale verificheremo se ci sono le condizioni per raggiungere la governabilità.

Sul fronte della coalizione che sostiene la giunta non ci sono stati altri interventi se non quello di Massimo Fragola (Andare Oltre) che ha auspicato una fase di confronto costruttivo: “Mi auguro, accogliendo anche l’invito che fu di Mauro Giliberti in uno dei precedenti consigli che messi da parte aventini e i livori da ambo le parti si possa iniziare una reale fase nuova per la città. Abbiamo un ruolo istituzionale ed un mandato conferitoci dalla popolazione, che ci chiede di governare la città in modo responsabile nell’interesse di tutti".

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