Gasdotto Tap, da Consiglio di Stato e ministero semaforo verde

Respinto il ricorso di Regione Puglia e Comune di Melendugno. Al dicastero dell'Ambiente pronto il secondo nullaosta all'espianto degli ulivi

L'area interessata dall'espianto.

MELENDUGNO – Il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso del Comune di Melendugno e Regione Puglia contro la decisione del Tar del Lazio che nel 2016 aveva ritenuto legittima l’autorizzazione unica del ministero dello Sviluppo economico (quella che ha sancito la fine dell’iter) per la realizzazione del gasdotto Tap.

La Regione contestava l’illegittimità della procedura con la quale il governo aveva superato il dissenso sull’approdo a San Foca opposto dalla Regione Puglia. Nei primi mesi del 2015, infatti, dopo il via libera del Mise si è aperta una finestra di tre mesi nella quale, presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, è stata cercata una mediazione ma in quella sede, e in più riunioni, non sono mai emerse ufficialmente ipotesi di approdo alternative a San Foca da parte della Regione Puglia.

Per l’amministrazione comunale guidata da Marco Potì, inoltre, quella stessa autorizzazione era da considerarsi scaduta perché Tap non aveva avviato entro il 26 maggio scorso, termine perentorio contenuto nelle prescrizioni, i lavori per il pozzo di spinta ma solo indagini preliminari di tipo geologico e archeologico, sufficienti invece per il ministero dello Sviluppo Economico a considerare il cantiere aperto.

Venuto a conoscenza della sentenza il primo cittadino ha così commentato: "Incredibilmente colpito per l'efficienza e la velocità dell'organismo di giustizia amministrativa (a soli 18 giorni dalla discussione) ritengo con certezza che essa non influenza la situazione di blocco dell'espianto e spostamento dei (primi) 211 ulivi di San Foca. Riguarda vecchie questioni, sui peraltro riteniamo siano state commesse forzature. Tap ha presentato un (nuovo) progetto esecutivo del  macrotunnel sotto la campagna, pineta, la duna, la spiaggia e il mare di San Basilio che è in fase istruttoria. Gli ulivi possono continuare a restare nella terra dove sono cresciuti fino a quando non si chiarirà se questo incredibile macrotunnel può essere realizzato oppure no".

Ma anche per quanto riguarda l'espianto dall’area di cantiere nelle campagne di San Foca il momento delle decisioni sembra essere arrivato. Il parere del ministero dell’Ambiente sollecitato dal prefetto di Lecce, infatti, sarebbe stato redatto e inviato e non farebbe altro che confermare quello precedente, del 17 marzo, con il quale la Direzione per le valutazioni ambientali riteneva ottemperato tutte le prescrizioni relative all’espianto dei 211 ulivi nell’area di accesso al cantiere per il tunnel del gasdotto.

Dopo una  prima giornata di operazioni, con il trasferimento di 33 piante nell’area di stoccaggio allestita a otto chilometri di distanza, la protesta pacifica degli attivisti No Tap e la mobilitazione incessante del sindaco di Melendugno, supportato da altri suoi colleghi, avevano indotto la prefettura a cercare una sorta di moratoria in attesa di indicazioni ministeriali che chiarissero, in un senso o nell’altro, i dubbi emersi con i rilievi dell’amministrazione comunale e della Regione Puglia.

Proprio l’ente guidato di Michele Emiliano, rimettendosi comunque alla valutazioni del governo, aveva affermato con una sua precedente nota che non sussisterebbero le condizioni per procedere all’espianto perché non sarebbero rispettati i criteri previsti in materia dalla legge regionale per le zone colpite dal batterio della xylella. Le norme pugliesi infatti vietano la movimentazione a meno che non si tratti di opere di pubblica utilità, che siano munite di tutte le autorizzazioni e coerenti con altre infrastrutture tecnicamente connesse necessarie per l’esercizio (in questo caso il gasdotto Snam per connettere il Tap alla rete nazionale, a Mesagne, che è ancora in una fase autorizzativa molto preliminare).

Questa mattina, Melendugno e altri 27 Comuni, hanno chiesto alla Regione Puglia il ritiro in autotutela dell’autorizzazione all’espianto rilasciata il 6 marzo dal Dipartimento agricoltura: in particolare si sottolinea il fatto che l’opera non abbia ancora il via libera definitivo, essendo in corso, come richiesto dalla stessa Tap il 17 febbraio, una verifica di assoggettabilità a valutazione di impatto ambientale proprio della parte progettuale relativa al tunnel di spinta del gasdotto. La decisione delle amministrazioni locali ricalca la richiesta del M5S che nell'ultima seduta del consiglio regionale aveva proposto un ordine del giorno urgente per verificare la fattibilità di un ulteriore ricorso. Ma gli esponenti pentastellati si sono accorti che dopo quasi una settimana dallo svolgimento dell'assise, l'avvocatura regionale non aveva nemmeno ricevuto il testo della mozione approvata.

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