Per gli esperti europei la vite resta a rischio Xylella. Polemica anche per l'olio tunisino

Solo dopo il parere dell'Agenzia per la sicurezza alimentare sarà possibile riprendere la commercializzazione, ma intanto non si possono impiantare le barbatelle. L'eurodeputato Raffaele Fitto e il senatore Dario Stefano ricordano che le analisi sono tutte negative

LECCE – La decisione adottata in sede europea di mantenere la vite nel lungo elenco delle piante di cui è vietata la commercializzazione perché potenzialmente ospiti del batterio della xylella fastidiosa provoca la protesta convergente dell’eurodeputato Raffaele Fitto e del senatore, Dario Stefano, coordinatore di Noi a Sinistra per la Puglia e già assessore regionale alle Risorse Agroalimentari.

Il Comitato permanente fitosanitario ha ritenuto di dover attendere, per lo sblocco, il parere dall’Autorità per la sicurezza alimentare e per questo trascorreranno alcuni mesi prima di un eventuale cambio di rotta. Un tempo che i vavaisti e viticoltori pugliesi non possono attendere: gli impianti di barbatelle, infatti, non possono essere fatti quando si vuole. E i risultati delle analisi effettuati dal Cnr, dall’Università di Bari e da un laboratorio privato sono unanimi nell’indicazione che la vite sia immune dal batterio che ha invece colpito gli ulivi.

“Ancora una volta – ha dichiarato Fitto, che ha presentato un’interrogazione alla Commissione Europea - siamo costretti a rilevare un’Europa che penalizza la nostra agricoltura, dopo l’arrivo massiccio nei Paesi membri dell'Unione Europea di olio tunisino a scapito dell’extra vergine d’oliva italiano, ecco questo blocco ingiustificato delle barbatelle, che  rischia di far fallire un intero settore, che in Puglia oggi ha un fatturato di oltre 20 milioni di euro e genera oltre 50mila giornate lavorative”.

Per Stefano, che chiede l'intervento immediato del ministro Martina, “si è raggiunto un livello di assurdità altissimo. Per questo chiedo ancora al ministro Martina di intervenire e mi appello a Michele Emiliano affinché faccia sentire forte la voce della Puglia”. Il senatore sottolinea non solo le ripercussioni sul comparto vivaistico e vitivinicolo ma anche di quelle in ambito olivicolo “con la scelta della Commissione Europea di sostenere l’economia tunisina incrementando di 35mila tonnellate le importazioni di olio a dazio zero nel territorio comunitario per i prossimi due anni. Il nobile intento di aiutare un Paese, vittima della violenza del terrorismo, rischia comunque di andare ad impattare negativamente su un settore già fortemente provato da una profonda crisi. Alle spalle abbiamo il 2014, anno nero per la produzione italiana di olio di oliva, crollata del 40 per cento che già risentiva degli effetti della riforma Pac del 2013 fortemente punitiva nei confronti di questo settore. Ora, le aspettative positive per il 2015 vengono messe pesantemente sotto ipoteca da una decisione che sembra essere stata assunta senza una reale valutazione del suo impatto”.

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