Curia vs incuria e riparte l'accerchiamento: tutti contro il sindaco Perrone

Le stilettate di ieri di monsignor D'Ambrosio hanno ridato fiato alle trombe del dibattito. Adriana Poli Bortone parla di un ritorno a un passato inglorioso, Melica e Foresio attaccano a tutto spiano l'amministrazione, il Codacons prende la festa scialba come esempio di scarsa programmazione

Sant'Oronzo con gli occhi al cielo...

LECCE – La Curia contro l’incuria. Potrebbe essere il leitmotiv della festa patronale del 2015. L’opposizione (ma non solo) non s’è lasciata sfuggire l’occasione di un assist ben servito dal corner di piazza Duomo direttamente dall’arcivescovo. E così, il giorno dopo le parole di monsignor Domenico D’Ambrosio, che non ha risparmiato critiche per lo stato precario in cui versa Lecce, già pretendente al trono di capitale della cultura, ma alla quale più che titoli di cui fregiarsi servirebbero giusto un po’ di ordine e pulizia in più, ecco note a margine a profusione e di “l’avevo detto in tempi non sospetti”. Insomma, riparte un dibattito già aperto da tempo e son stilettate sull’amministrazione di Palazzo Carafa.

Oddio, non proprio tutti si sono cimentati nel commento-fiume. Adriana Poli Bortone, per esempio, proprio l’ex sindaco che ha lasciato il testimone due consiliature addietro a Paolo Perrone, liquida la faccenda in poche, (ri)sentite righe. “Non è polemica politica, purtroppo è la constatazione reale dello stato di abbandono di una città”. “Lecce – aggiunge - è tornata indietro di molti anni invece di fare ulteriori progressi ed essere potenziata nel miglioramento di servizi, cultura diffusa, ordine, pulizia”. Tutto riassumibile in un’unica frase: “Basterebbe solo avere amore per la città”. 

Luigi Melica dell’Udc, dal canto suo, dice di non rallegrarsi (ma ci credono in pochi) nel prendere atto di aver avuto fra le mani la sfera di cristallo. E rimembra i tempi dell’ultima campagna elettorale, quando disse che “Lecce viveva di rendita” e che “la prima Giunta Perrone aveva fatto molto poco per rendere la città accogliente, pulita e curata nei particolari”. E si riaggancia anche all’aneddoto dello stesso monsignore, che ieri ha raccontato il rammarico di alcuni visitatori di fronte alla trascuratezza di molti angoli di Lecce.

“Lungi da me paragonarmi a Sua Eccellenza il nostro vescovo, ma anch’io, durante la campagna elettorale avevo incontrato nel centro storico alcuni turisti tedeschi e francesi i quali mi avevano manifestato il loro stupore dinanzi ad una città così bella e così poco curata”. E oggi, probabilmente, ride lui, pensando a quando “ridevano di me i colleghi della maggioranza” nel momento in cui affermavano “che perdevo tempo a filmare escrementi di animali per costruirci sopra la campagna elettorale. Ma guarda un po’...”.

Melica menziona anche Francis Ford Coppola che dalle colonne del New York Times elogiò la città, invitando caldamente a visitarla, ma aggiunge un’appendice inedita: “Dopo che ci sei andato, eviti di tornarci per la sua trascuratezza, pur conservando ricordo delle sue bellezze culturali e della disponibilità della sua gente”. E allora: “Si risveglieranno i cittadini leccesi?”. A loro, in fin dei conti, sembra imputare proprio il fatto di aver rieletto Perrone. Al secondo mandato, nel maggio del 2012, collezionò il 65 per cento dei suffragi.

festa sant'oronzo (2)-2Se l’arcivescovo nella sua impietosa disamina di ieri ha citato spesso Papa Francesco, Paolo Foresio del Pd, in vena storico-poetica, riporta in auge le “Memorie di Adriano” di Marguerite Yourcenar. L’imperatore romano, illuminato (forse più della piazza stessa di quest’anno), a un certo punto asserisce: “Mi sentivo responsabile della bellezza del mondo”.

“In una sola frase, tutto il senso della funzione sociale del potere”, commenta Foresio. “Noi ci accontenteremmo che il sindaco Perrone e la sua sciagurata giunta si sentissero responsabili della bellezza di Lecce e capissero, una volta per tutte, che il dovere numero uno di chi amministra è prendersi cura della città. Invece, proprio come ha denunciato in maniera forte, efficace e giusta il nostro arcivescovo Domenico D’Ambrosio, in questo preciso momento storico, ciò che traspare da ogni azione che porta avanti questa sgangherata giunta, denota proprio l’esatto contrario: mancanza di cura e di amore per Lecce e per chi ci vive e lavora”.

E giù una lista di mancanze, secondo il Foresio-pensiero: “Piano rifiuti, la chiusura di alcune strade del centro storico per lavori, il piano traffico per la festa patronale con mezza parte commerciale della città sul piede di guerra, l’abbandono sistematico delle periferie, come ha tenuto a sottolineare anche l’arcivescovo”.

Per farla breve, da Paolo a Paolo, il consiglio finale è questo: “Siccome la tua latitanza risulta evidente, mi chiedo se non sarebbe il caso di farti da parte, di occuparti di più di ciò che ora ti preme e di lasciare la città in mano a chi davvero vorrà prendersene cura. Al contrario di quanto tu e i tuoi sodali avete fatto finora”.

Nella partita entra poi a gamba tesa anche Piero Mongelli del Codacons, che rivolge uno sguardo concreto sulla festività dei Santi Oronzo, Giusto e Fortunato, presa come indice della situazione generale, tanto che a suo avviso “rappresenta, plasticamente, la mestizia con cui quest’amministrazione comunale si avvia alla conclusione del proprio mandato, nonché l’assoluta estemporaneità di alcune scelte che, soprattutto in materia di traffico, hanno caratterizzato l’agire di una consiliatura la cui assenza non verrebbe notata da alcuno”.

Il Codacons lamenta una “desolante assenza di programmazione da parte della città” e prende come esempio concreto la chiusura di piazza Mazzini, quale “dimostrazione di scelte di facciata: la ricerca di una novità per la novità, dell’apparire sulla sostanza”.

“Lecce, i suoi cittadini e i suoi graditi ospiti meritano certamente di meglio”, aggiunge Mongelli. “Passeggiare ieri (24 agosto, primo giorno di festa, Ndr) per piazza Mazzini era puro sconforto, dava il senso di una decadenza che non pare avere fine”. “Un’incomprensibile e inqualificabile incapacità amministrativa che si declinava nei negozi completamente vuoti, nella totale mancanza di una lucina a dare il senso della festa”. “Non un evento o una manifestazione a dare lustro al cuore commerciale delle città, neanche il più remoto tentativo di coinvolgere la piazza all’interno dell’evento finale e più importante dell’estate leccese”. E si sprecano anche qui i riferimenti letterari, tirando in ballo la “Cronaca di una morte annunciata” di Gabriel Garcia Marquez.

E sulle luminarie? Nemmeno un giudizio dal Codacons. “Il cosiddetto salotto buono addobbato alla men peggio, senza un’anima, con svogliatezza, come se fosse cosa dovuta, non importa come. Quattro lucine sparute e sperdute, molte anche spente, a segnare il tempo di una città che, proprio nel momento in cui attira gente da ogni dove, sembra essersi assuefatta alla superficialità, alla mestizia e alla mediocrità”.

Insomma, è pur vero che ognuno fa il suo mestiere, che gli ex sindaci si vedono sono sempre migliori, che l’opposizione si oppone per antonomasia, che le associazioni dei consumatori hanno costantemente il mal di pancia. Ma quando persino il rappresentante locale del Padreterno storce la bocca, forse si può dire che Palazzo Carafa, mai come questa volta, appaia un fortino accerchiato.

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