Dalla "regione salento" alla "primavera leccese"

Centrodestra e centrosinistra si sfidano sulla vita amministrativa. Mentre nelle campagne degli altri contendenti si fa leva sui sentimenti popolari. Gli esempi di De Cristofaro e Pankiewicz

La corsa al Palazzo si fa serrata e le iniziative si moltiplicano. La contesa fra centrodestra e centrosinistra si inasprisce sull'onda lunga di bilanci, piani urbanistici generali, lavori pubblici, e fra le polveri della lotta spesso non si distingue bene neanche un'idea di campagna. E invece esistono anche diverse visioni, al di là dei grandi blocchi di potere e dei bracci di ferro. Visioni che potrebbero avere un ruolo non marginale, in seno alle elezioni. Ad esempio, c'è chi ha deciso di staccare la spina con Bari, come i Socialpopolari di Mario De Cristofaro, e chi sottolinea la costante presenza di sacche di povertà in città, come il Centro moderato di Wojtek Pankiewicz. Sintomo di un malessere diffuso?

Il comitato "Bari non è il mio capoluogo" ha aperto ufficialmente i battenti. Presidente è Cristian Sturdà, che ha espresso la necessità di battersi per la nascita della Regione Salento, al motto di: "Il Salento ha finito la sua pazienza e non tollererà più alcun sopruso". Alla conferenza d'inaugurazione hanno partecipato i vicepresidenti del comitato, Maurizio Bisanti, Gabriele Memmo e la coordinatrice Sandra Pinnellini, i quali hanno sottolineato le diverse iniziative che nel tempo verranno assunte a supporto della legittimazione istituzionale salentina.

Presente all'incontro anche la docente universitaria Dora Liuzzi, che in un accorato discorso ha evidenziato le differenze storiche e culturali fra genti salentine e pugliesi, rimarcando i vantaggi della nascita di una regione Salento. "Mai più servi di Bari, mai più pugliesi", è stato lo slogan conclusivo del presidente, che ha ringraziato il candidato Sindaco Mario De Cristofaro per aver dato alla campagna elettorale visibilità alle ragioni della Regione Salento.

Di diverso tenore Wojtek Pankiewicz ed il Centro moderato. Che sottolineano "l'inquietudine della città per le inchieste giudiziarie". Una Lecce "preoccupata per i tanti licenziamenti e per il disinvolto utilizzo del denaro pubblico per iniziative di dubbia utilità sociale, imbruttita e offesa dall'orribile foresta di pali neri e dalla ragnatela di fili, che fanno vedere il cielo a scacchi irregolari". Sempre lei, la "filovia che nessuno aveva richiesto".

"Una città priva di servizi sociali - prosegue Pankiewicz -, soprattutto per anziani e disabili e con rilevanti sacche di disoccupazione, di povertà e di emarginazione. Una città priva di verde pubblico fruibile dai cittadini e con ampie zone, anche del centro storico, che versano nella sporcizia, nel degrado e nell'abbandono". Il suo motto, allora? "I cittadini devono conoscere e partecipare alle scelte dell'amministrazione comunale. C'è bisogna di una vera e proprio primavera leccese".

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