Casa della carità, già serviti 8mila pasti. E a Lecce poveri ancora in aumento

Nei primi tre mesi di apertura del centro gli italiani sono il quarto gruppo a ricorrere ai servizi: pasti, docce, assistenza medica e legale. Intorno una città dove circa una persona su quattro non ce la fa con le proprie forze

La Casa della Carità.

LECCE – Dalla vigilia di Natale alla fine di marzo 540 persone hanno bussato alla porta della Casa della Carità e molti sono italiani: il quarto gruppo per nazionalità, per la precisione, dopo afgani, iracheni e pachistani. Chi per usufruire di una doccia, che di un letto, chi di una medicazione o di una consulenza legale.

I dati relativi ai primi tre mesi di attività del centro di accoglienza realizzato in uno degli immobili appartenuto alla “mara”, al secolo Antonio Lanzalonga, famoso travestito leccese scomparso nei primi giorni del 2001, sono stati illustrati a Palazzo Carafa da don Attilio Mesagne, responsabile dalla Caritas diocesana, dal diacono Carlo Mazzotta, direttore dalla Casa della Carità, alla presenza del vicesindaco di Lecce con delega ai Servizi sociali, Carmen Tessitore e del consigliere comunale aggiunto, Sugitharan Navaratnam.

L’età media degli ospiti è di 29 anni e cinque mesi, il totale dei pernottamenti 1657 e quello dei pasti e delle colazioni servite di 7800. Questa mattina a bere insieme il caffè nella struttura che ha 31 posti letto erano 46 persone: non sono pochi quelli che si presentano tutti i giorni per una bevanda calda, posto che nel centro non si smistano i pacchi alimentari. Questo per evitare un’affluenza cui non si potrebbe far fronte.

Del resto la distribuzione del cibo avviene direttamente a livello “periferico”, in ciascuna delle 27 parrocchie , e probabilmente oggi non bastano tremila pacchi al giorno. Nelle cinque mense della Cartias – quattro diurne, una serale – mangiano almeno 350 persone ogni volta e sempre più numerosi sono i leccesi. La povertà “indigena” cresce e i numeri sono sempre più precari perché destinati al rialzo. Don Attilio Mesagne ha ribadito in conferenza la cifra di 20mila persone che vivono di un reddito fino a 7mila euro all’anno, dunque al di sotto della soglia di povertà. Uno su quattro, insomma, non ce la fa.

Ad arginare l’avanzata della miseria c’è la Caritas, sempre più sola nel sostenere lo sforzo materiale della guerra al bisogno, mentre le istituzioni locali si leccano le ferite dei tagli alla spesa e delle proprie inefficienze cercando di riorganizzarsi in un’ottica di welfare partecipato dove la politica si limita, quasi sempre, ad un ruolo di coordinamento e di programmazione sul territorio. Si chiama “Alleanza per la famiglia” la strategia intrapresa dal vice sindaco all’inizio del suo mandato e il 7 maggio si aprirà il secondo tavolo tematico: dopo famiglia e sanità, tocca a famiglia e povertà.

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Intanto, per venerdì sera, la Caritas ha organizzato presso le Officine Cantelmo un evento musicale dal titolo “Note che uniscono”. Ci sarà prima un omaggio a Giorgio Gaber e poi il dj set della crew Ghetto Eden, gruppo di musica reggae tra i più apprezzati della scena nazionale, composto da quattro ragazzi, di cui due di origine africana, che ricorrono spesso a testi in dialetto leccese. Un programma pensato per unire pubblici dai gusti diversi e per avvicinare anche i più giovani al servizio della carità.

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