Dehors: alti standard per le piazze del centro moderno. Off limits 13 spazi

Viaggia verso l'approvazione in aula il regolamento che, per la prima volta, intende dare alla città un sistema di regole certe su allestimenti esterni di locali pubblici, negozi di vicinato, botteghe

Uno dei dehors in piazza Sant'Oronzo.

LECCE – A distanza di un anno il regolamento per l’occupazione dello spazio pubblico e per i dehors è tornato in commissione consiliare. A fine novembre del 2018, infatti, a meno di un quaranta giorni dalle dimissioni del sindaco, ci fu la prima presentazione. Poi il blackout politico per il venir meno della maggioranza, le nuove elezioni e la vittoria al primo turno di Salvemini che nel delicato settore dell’Urbanistica ha confermato Rita Miglietta.

La ripartenza è stata dunque basata sull’esperienza accumulata nei primo tormentati 18 mesi di amministrazione: da quel lavoro viene anche il regolamento di cui oggi si è iniziato a discutere in commissione Urbanistica (presidente Paola Povero). Ci sono alcune modifiche rispetto alla prima versione: sono state recepite alcune richieste delle associazioni di categoria, altre no. La Soprintendenza ha dato il suo parere positivo e ora si procede verso l’approvazione in giunta. Bisogna prima passare dal parere della commissione, ma la maggioranza è forte dei suoi numeri, così come lo è in aula.

L’assessora: “Un regolamento che parla a tutti”

L’auspicio di Miglietta è che ci sia un approccio condiviso: “La seduta di oggi – ha commentato in un post - è stata l'occasione per ripercorrere l'iter di redazione del regolamento che a partire dalla primavera del 2018 ha visto impegnati i consiglieri di maggioranza nell'apportare proposte migliorative alla bozza redatta dagli uffici, anche con il fertile contributo della minoranza. Un lavoro di squadra, dunque, del quale oggi svolgiamo il definitivo approfondimento consapevoli di non partire da zero”.

La finalità, del resto, è quella di dare un sistema di regole certe, fino a oggi mai sistematizzate, agli operatori commerciali, ma anche ai residenti e ai turisti: “L’obiettivo comune è migliorare l’attrattività dei nostri spazi pubblici, salvaguardando la nostra identità e il piacere dello stare insieme all'aperto, senza rinunciare al decoro, l'armonia dei luoghi, la diversificazione dell'offerta, l'ospitalità: tutti infatti devono sentirsi a casa, residenti ed ospiti. Nelle prossime settimane avremo modo di approfondire ogni aspetto e di lavorare tutti per raggiungere ciò che Lecce aspetta da molti anni e al quale non è più possibile rinunciare”.

Cosa prevede: tre come gli ambiti, le tipologie, le fasce temporali

Come già nella versione precedente, tre sono gli ambiti di città previsti  - centro storico includendo i viali che lo delimitano; zona Mazzini e area all’interno della circonvallazione; resto della città e marine -, così come tre sono le tipologie di dehors consentite: chiusi, semi aperti, aperti, a seconda della “sensibilità del luogo”. In questo senso vi è una sorta di equiparazione tra aree del centro moderno – piazza Mazzini, piazzetta Verdi, piazza Ariosto e strade limitrofe, per esempio – con quelle del centro storico.

Sono tre pure le fasce temporali delle autorizzazioni: occasionale (non superiore ai 30 giorni); stagionale (sei mesi); pluristagionale (rinnovabile per due volte senza bisogno, a parità di condizioni, di istruire una nuova pratica. In tema di autorizzazione, viene precisata la natura e ribadita una semplificazione: da una parte deve trattarsi di un titolo edilizio (destinato quindi all’Urbanistica), riguardando di fatto un aumento di volumetria; dall’altra viene eliminata la conferenza dei servizi. L’amministrazione, col regolamento, si impegna anche a comunicare all’interessato la programmazione dei lavori pubblici previsti. Agli operatori dei locali pubblici e in generale a coloro che rientrano nell’ambito del regolamento – negozi di vicinato, locali artigiani – sarà imposto di prevedere uno spazio apposito e ben separato, ma compreso nell’area richiesta, per i carrellati che non dovranno più essere lasciati a vista.

Tredici spazi di salvaguardia assoluta

D’intesa con la Soprintendenza, che pure aveva proposto una visione ancora più rigorosa, sono stati previsti tredici siti – antistanti alcune chiese, o spazi di altro genere, come le piazze – dove non saranno consentiti allestimenti: Santa Croce, Sant’Anna, San Giovanni Battista, Santa Teresa, Santa Irene, Santa Chiara, San Matteo, Piazza dell'Arte della Stampa, Piazza Italia e Porta San Biagio, Santa Maria delle Grazie, Chiesa delle Alcantarine, Piazzetta Carducci, e, naturalmente, Piazza Duomo.

La discussione

Di regolamento si discuterà nella stessa commissione giovedì prossimo, quando tutti i componenti avranno potuto confrontarsi con il testo che in questi giorni sarà distribuito. In attesa di leggere le carte, il consigliere Gianpaolo Scorrano ha posto due questioni: la prima riguarda l’eliminazione della conferenza dei servizi. Sarebbe troppo oneroso per gli imprenditori, ha detto, imporre il regime tipico delle pratiche urbanistiche. La seconda ha a che fare con il ruolo della Soprintendenza che, a suo dire, sarebbe prevalente rispetto al decisore politico. L’assessora ha risposto sul primo punto che non si può negare che l’allestimento di dehors sia di fatto un aumento di volumetria, mentre sul secondo ha detto che, nel rispetto dei ruoli, si procede in maniera sinergica attraverso il confronto.

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