Diportisti inferociti: "Noi via dalla darsena in estate, vogliono il saldo per tutto l'anno"

Una decina di cittadini che fino al luglio del 2014 avevano le barche ormeggiate a San Cataldo sul piede di guerra con lo Sportello dei diritti. La cooperativa che gestisce i posti chiede il pagamento per tutto l'anno, nonostante fin dall'estate scorsa il porto sia sgombro per inagibilità

La darsena di San Cataldo oggi: quasi in stato d'abbandono.

LECCE – I più sono andati via già nel luglio del 2014, qualcuno ha lasciato la sua imbarcazione fino a agosto, ma, in buona sostanza, i diportisti che avevano attraccato i loro natanti presso la darsena di San Cataldo, marina di Lecce, sono stati obbligati da un’ordinanza (è il caso di dire) a mollare gli ormeggi. Il luogo non è agibile per via del fondale basso, ma in realtà i problemi sono innumerevoli e affondano nel tempo, a partire dalla questione delle concessioni.

Tant’è. E’ possibile che qualcuno sia rimasto più a lungo rispetto a quella data, ma non quella decina di cittadini (e appassionati di nautica) che si sono rivolti in questi giorni allo “Sportello dei diritti”, lamentando una situazione che ai loro occhi rasenta la beffa: nonostante le barche, appunto, non si trovino più lì fin dall’estate scorsa, la cooperativa che gestisce la darsena ha chiesto di saldare il conto per l'intero anno. Questo significa, mediamente, sui mille e 200 euro per ciascun diportista, più 200 di spese stragiudiziali (la cooperativa s’è affidata a un avvocato), somme alle quali si aggiungono altri 200 euro per chi disponeva anche del posto auto.   

“Intervenga il Comune per sapere che fine farà un patrimonio dei leccesi letteralmente mandato a mare”, tuona oggi il presidente dell’associazione di difesa dei consumatori, Giovanni D’Agata. I cittadini si sono rivolti presso la sede dello Sportello mercoledì scorso, per illustrare con forte disappunto le loro ragioni, valutando ogni iniziativa possibile per difendersi. Qualcuno ha persino ipotizzato di fare il passo verso la Procura.

La Cooperativa pescatori Capo di Leuca Finibus Terrae, che ha in gestione i posti barca dopo essere subentrata alla Colaci mare, ha dunque deciso di chiedere il saldo intero dei contratti stipulati nel 2014, ma i presenti, spiega D’Agata, hanno evidenziato, con tanto di ricevute alla mano, che i ratei sono stati corrisposti integralmente sino alla data in cui hanno dovuto lasciare il porticciolo. E tutto questo, hanno rimarcato, pur con un'atavica carenza di servizi.

“Si tratta dell'ennesima beffa non solo per i diportisti, ma anche per tutta la comunità leccese", afferma D'Agata. "Viene riportata l'attenzione dell'opinione pubblica sull'annoso problema del porto dei leccesi, che nei fatti non esiste più a causa dell'inerzia colposa delle amministrazioni comunali susseguitesi, le quali si sono dimostrate incapaci di dotare il comune capoluogo di un'adeguata struttura capace di essere da una parte degna darsena per gli appassionati del mare del luogo, ma anche porto turistico in grado di attrarre ulteriori flussi di viaggiatori”.

“Ecco perché, la nostra associazione – aggiunge - non solo si fa portavoce delle legittime lamentele dei diportisti che dopo aver regolarmente e per anni i canoni senza ricevere pressoché alcun servizio, sono stati ulteriormente traditi, ma soprattutto chiede che l'ente locale intervenga in prima persona per fermare queste ingiustificate richieste che lasciano il sapore dell'amaro ed aggravano una situazione già di per sé triste”.

Come prima cosa, dunque, lo Sportello, tramite il proprio legale, l’avvocato Francesco D’Agata, chiederà un incontro con l’amministrazione comunale. Dopodiché, se la questione non sarà risolta in via bonaria e arriveranno le ingiunzioni, si è pronti a dare battaglia. Insomma, i diportisti non sono disposti a cedere.   

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