Elezioni, la grande corsa verso Palazzo Carafa

Centrodestra riunito al Tiziano, centrosinistra assiepato in piazza Sant'Oronzo, Socialpopolari nelle periferie. La domenica bestiale della politica leccese fra comizi, programmi, liste

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La domenica bestiale della politica leccese. Comizi e parole sparsi per la città, nell'afa che opprime i polmoni. C'è una scadenza elettorale che bussa con insistenza alle porte di Palazzo Carafa. Lecce si trasforma nel capoluogo-megafono: "abbiamo fatto, avete sfatto, faremo". Il centrodestra dei salotti, il centrosinistra delle piazze, la destra sociale delle periferie. Tre dei cinque schieramenti si danno appuntamento con l'elettorato in punti strategici.

IL CENTRODESTRA DEI SALOTTI. I sostenitori di Perrone: bandiere alla mano, magliette griffate vota-questo, vota-quello, le spillette sulle giacche, e poi ancora gonne, tailleur. Eleganza, soprattutto, come alla prima della Scala, con qualche tocco di colore, come nel derby con il Bari. Confluiscono tutti al Tiziano per una convention di dimensioni colossali: comuni cittadini e leader, gomito a gomito, centinaia di presenze, sala che esplode di voci e colori. Chi invoca: "senatore, senatore", strette di mano, sorrisi per i flash o semplicemente di circostanza al vicino di posto. Per una volta si dimenticano i subbugli intestini.

Alla presentazione delle liste ci sono Raffaele Fitto e Adriana Poli Bortone in capo al mondo, e poi si vede Ugo Lisi, spicca Saverio Congedo, compare il senatore Rosario Giorgio Costa, si nota seduto dietro le quinte l'assessore Eugenio Pisanò, si osserva Gaetano Messuti, ma è impossibile citare tutti, fra schiere infinite di capi tribù che sfilano e candidati a tutto ciò che è candidabile. La sala "Tiziano" dell'omonimo hotel trabocca di facce note e meno note, di tutte le età, di tutte le professioni. Uniti per promuovere il vicesindaco Paolo Perrone primo cittadino della "Lecce porta d'Europa, città del mondo" si danno appuntamento gli adepti di Forza Italia, di Alleanza nazionale, delle liste civiche Lecce città del mondo e La Città, della Democrazia cristiana, dell'Udc, della Fiamma tricolore, del Partito dei pensionati. Un arcobaleno di colori, idee, strategie.

Prima di balzare sul palco sotto i riflettori avidi di esortazioni alla contesa, Perrone concede alcune battute: "Siamo una squadra agguerrita, pronta a riconfermarci". D'altronde, recita lo slogan, il futuro si vede dal passato. Poi, ecco l'entrata sulla scena, trionfale, che sa tanto di americano, o magari di berlusconiano e di spettacolo ad uso dei media (telecamere, puntate, obiettivi spianati, taccuini spiegati): attraversa rapidamente a braccetto di Adriana Poli Bortone tutto il corridoio centrale, per l'intera lunghezza della sala. Dalle seggiole i fedelissimi scattano in piedi, si sollevano bandiere, e intanto vibrano nell'aria le note della colonna sonora de "Il gladiatore". Nota per i lettori: passato lo show, iniziato il comizio, più di qualcuno si defila e guadagna le auto.

IL CENTROSINISTRA DELLE PIAZZE. Mentre nel grande albergo all'ingresso principale della Lecce porta d'Europa impazza la grande kermesse, in piazza Sant'Oronzo, a due passi dal tanto sospirato Palazzo Carafa, si ritrova l'elettorato del centrosinistra. L'Unione fa la forza, anche se, per dire la verità, non c'è il pubblico delle grandi occasioni. Antonio Rotundo si prende l'ovale con il leccio e la lupa, guadagna il palco e sciorina il suo programma. "Progettiamo insieme la nuova Lecce". All'insegna della trasparenza.

"Lecce non è una città di destra: è dei leccesi". Terminerà esattamente così il suo discorso di fronte alla platea, in cui si affilano le armi di una "politica che non può restare nel salotto del Palazzo, ma che ha l'obbligo e il dovere di vivere tra le persone. Noi del centrosinistra ci stiamo sforzando di parlare ai leccesi perché insieme ai leccesi vogliamo progettare la nuova città. Per questo, se sarò sindaco, inizieremo dai quartieri, da quella parte del territorio urbano che in tutti questi anni è stato praticamente tenuto fuori dalla vita politico-amministrativa centrale. Ecco perché il nostro progetto di città non esclude nessuno, anzi può solo realizzarsi attraverso il coinvolgimento attivo di tutti i cittadini". Una Lecce che vive di periferie. "Noi immaginiamo di decentrare verso i quartieri periferici luoghi istituzionali importanti: biblioteche, centri di aggregazione, assessorati, tutto questo con il messaggio chiaro per dire ai leccesi che la città è un unico agglomerato sociale dove tutti devono sentirsi partecipati della vita che si svolge a Palazzo Carafa".

"A Lecce si è concluso un ciclo", ha poi ribadito Rotundo. Ribadito, nel senso che sono parole già pronunciate da Massimo D'Alema, fresco, fresco di visita a Lecce. "Basta vedere come il centrodestra si sta presentando alle amministrative, diviso e litigioso, e in questa situazione mi chiedo come possa chiedere la fiducia di governare a Palazzo". E se Adriana Poli Bortone merita elogi ("c'è da riconoscerle il suo spessore politico, la sua determinazione") del futuro a destra dice: "Dietro di lei, oggi c'è il vuoto". E infine? Eccoti l'immancabile cavallo di battaglia: il filobus. "Ma come si fa? Dopo anni di sforzi mirati alla promozione turistica di questa città, dei suoi monumenti, Lecce città d'arte, di cultura, assistiamo a questo scempio, ad una città ingabbiata dentro pali e fili elettrici. E' come se avessero gettato pittura fresca su un quadro, su un'opera d'arte". Sic transit gloria filobus.

LA DESTRA SOCIALE DELLE PERIFERIE. Chi irrompe negli alberghi, chi prende le piazze, chi si decentra di nome e di fatto e punta alle periferie. Con tanto di assemblea. Già, Mario De Cristofaro chiama a sé i fedelissimi dei Socialpopolari per la Regione Salento e li porta alle spalle delle ex case Magno. Periferia della periferia, zona San Pio. Contorno di cemento armato. Qui si vive così. "La città degli esclusi". Ed eccolo, Mario, inviperito con il mondo, nauseato di giochi e giochetti. Dal palco-roulotte, spara mitragliate di sarcasmo contro lo "sperpero di danaro pubblico". Annuncia qualcosa sul teatro Apollo, ma dirà di più nei prossimi giorni.

Pretattica. In fin dei conti, basti ricordare che il "mal d'Iskenia" è venuto per primo a lui. "Adesso se n'è accorta anche la sinistra, di Iskenia", ironizza. E poi. "Altro che Iskenia e pochi ettari: qui parliamo di 2.350 ettari intorno alle tangenziali, che saranno destinati ad insediamenti residenziali e ricettivi".

Intorno a De Cristofaro, volti da hinterland anonimo, ma anche alcuni professionisti. E di fronte ai suoi intimi, anche lui ha da ridire sulla metropolitana di superficie. Usando l'umorismo. "Tony Blair sta rompendo i rapporti diplomatici con l'Italia. Voleva visitare Lecce a bordo "City Seight Seeing", ora ha scoperto che ci sarà il filobus e rivuole i 12 scellini pagati in anticipo". Risate a scena aperta, ed applausi. Poi, rabbia: "Ho manifestato solidarietà verso gli impiegati di Lupiae, Sgm, Asea. Ma qui ci sono candidati che promettono posti di lavoro, quando lavoro non c'è: questa storia deve finire". C'è tempra e verve, nelle sue parole. Ma anche tanta stanchezza, che verrà presto dimenticata. Per forza. Si preannunciano altri comizi nelle periferie. "Le città degli esclusi".

Ma intanto, la stanchezza da parte di tutti, si nota, si taglia. La campagna è iniziata ufficialmente da pochi giorni, in realtà va avanti da mesi. Fra polemiche, veleni, urla, accuse. E sfiducia nella politica. A livello nazionale. E che si riverbera nel locale. C'è stanchezza anche nell'elettorato, dunque. In tutto l'elettorato. Che ha bisogno di scossoni.

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