Pompieri al collasso: appello corale alle istituzioni dal mondo civile e della politica

Si fatica a far fronte all'emergenza di questi giorni. La Uil, il vicepresidente della Commissione ambiente Christian Casili e un gruppo di cittadini si rivolgono al prefetto

La zona di Porto Badisco completamente incenerita

LECCE  - Stremati. Al collasso. Non si contanto gli interventi d’emergenza su un territorio colpito da  un’estate, è il caso di dirlo, “infernale”. E’ rimasto ben poco del Parco naturale di Otranto, danneggiato dalle fiamme divampate ieri all’altezza di Porto Badisco. Lingue di fuoco tanto prepotenti da spingersi fino a Santa Cesarea Terme, costringendo gli ospiti di alberghi e villaggi turistici della zona ad abbandonare le strutture. Ad essere sfinito, però, non è soltanto l’ambiente. Ma il personale del 115, subissato di richieste di interventi 24 ore su 24, senza tregua e con l’annoso problema della scarsità di personale. I portavoce della sezione Uil che tutela i lavoratori della pubblia amministrazione hanno scritto al prefetto di Lecce, Claudio Palomba, poiché con le risorse messe a disposizione dalla Regione Puglia, per l’estate del 2016 e che loro definiscono “esigue”, non è possibile fronteggiare l’ingente mole di incendi. Soprattutto, fanno sapere, se si considera la quasi totale assenza dei cosiddetti Cop Aib, i Centri operativi provinciali antincendio boschivi).

 Dall’organizzazione sindacale hanno denunciato la mancata vigilanza da parte degli enti locali, così come invece previsto dalla vigente normativa sulla prevenzione agli incendi boschivi. Per la Uil, si tratterebbe duque dei primi trasgressori. A sollevare la questione, però, soprattutto alla luce degli ultimi episodi registrati in tutto il Salento, dall’Adriatico allo Ionio, è anche il consigliere rregionale del Movimento 5 Stelle, Cristian Casili. L’esponente di origini neretine  punta il dito contro i tagli alla sicurezza e invita, il “suo” stesso ente a una maggiore tutela del territorio. E’ duro con gli stessi rappresentanti del panorama politico: “ Brucia nuovamente, ancora una volta, quel gioiello rappresentato dal parco Otranto-Santa Maria di Leuca e, invece di sentire politici compiaciuti per protocolli a difesa del territorio estemporanei, tutti estivi, vorremmo ascoltare autorevoli rappresentanti del governo centrale e/o del governo regionale interrogarsi in merito agli stupri perpetrati dai piromani”. Queste le parole di Casili, vicepresidente della Commissione ambiente. Il quale ha poi aggiunto: “Oggi siamo a ringraziare sempre e solo gli uomini che, con professionalità e abnegazione esemplari, intervengono a valle: vigili del fuoco, forestali, unità della protezione civile e delle forze dell’ordine impegnati a contrastare le fiamme e a mettere in sicurezza residenti, turisti e territorio evacuando abitazioni e strutture ricettive. Non possiamo invece ringraziare quella politica che finora ha assunto iniziative di sistema scellerate”.

Il riferimento è quello dell’ipotesi di dimezzamento dei fondi a beneficio proprio dei vigili del fuoco, “Salvo poi fare marcia indietro, o come la contraddizione dei 200 lavoratori dell’Arif a casa (la protesta all'esterno della prefettura risale al 7 luglio scorso, ndr), in piena estate, mentre la Puglia arde tra le fiamme appiccate da criminali in giacca e cravatta o con le dita impregnate di benzina. Il governo regionale - conclude il vicepresidente della Commissione Ambiente - capisca in fretta che gli interventi sulla sicurezza e tutela del nostro territorio sono il più importante investimento e non un costo da tagliare per fare cassa perché la distruzione dei nostri beni paesaggistici ha costi non quantificabili, altrimenti la si smetta di parlare di turismo e valorizzazione delle nostre risorse solo per fare becera campagna elettorale.” Proteste e appelli, inoltre, sempre sul più recente dei disastrosi roghi, provengono anche da Santa Cesarea. Un appello è stato sottoscritto da alcuni cittadini, fra cui uno onorario, il docente universitario dell'ateneo salentino Enrico Cuccodoro, è stato rivolto al ministero dell’Ambiente, al governatore della Puglia, al presidente della Provincia di Lecce, ai sindaci dei comuni che ieri hanno subito l’incendio di vaste proporzioni: Otranto, Uggiano la Chiesa, Santa Cesarea Terme, Minervino di Lecce, Castro e Tricase. Hanno anche inoltrato la missiva, ad Arif Puglia, al Corpo forestale dello Stato e ai vigili del fuoco. E, ancora, alla protezione civile, all’Ente parco Otranto-Bosco di Tricase e Santa Maria di Leuca. Tutti allibiti davanti alla distruzione di esemplari prestigiosi, come i pini d’Aleppo, eucalipti, mirto, lentisco, lecci, querce, macchia mediterranea e una zona boschiva, fanno sapere che un’area di circa sei chilometri è andata praticamente perduta.IMG_1306-2

“Una devastazione che impone una riflessione ineludibile circa gli strumenti per la difesa del territorio e la cultura integrale dell'ambiente, pure quando, come qui nel nostro Salento, si voglia promuovere la natura e davvero tutelare il paesaggio (articolo 9 della Costituzione), contro tanto gravi calamità, purtroppo ricorrenti. Indirizzi e competenze politiche e attività amministrative tra differenti poteri ed organi impongono, davanti a un così grave evento criminale, la stretta necessità di intervenire con visione di metodo e ragionata azione in sussidiarietà, anche finanziaria, fra pubblico e privato per “governare” questi fenomeni gravissimi di assalto al territorio”, scrivono all’unisono da Santa Cesarea Terme, i quali muovono lo zoom sulle ridefinizione delle “competenze”  tra Stato e Regioni. “Nessuno può continuare a sedere agevolmente sulle rispettive poltrone di comando se tali emergenze provocate dall'andata in fumo di ettari ed ettari di aree verdi protese verso il mare salentino della costa orientale non trovano argine in una capacità reale di “fare sistema”, con tutti gli strumenti, normativi, tecnologici di videosorveglianza e differenziate tutele, incisive ai vari gradi della “governance” territoriale; infine, se del caso, con adeguata esemplare repressione dei crimini, per fronteggiare questi nefasti “appuntamenti” annuali con il fuoco distruttore. Non nascondiamo più il dito; e questa volta qualcuno non può più farla franca”, concludono.   

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