Il governatore a Brindisi rilancia il cambio di approdo: "Tap è destinata qui"

Il presidente della Regione Puglia, proprio nella città del sindaco Rossi, insiste sulla sua posizione. Lo spostamento, spiega, è nella logica: "La rete di distribuzione Snam è a Mesagne, non a Melendugno"

Michele Emiliano a Brindisi.

BRINDISI - Il gasdotto Tap è naturalmente destinato a Brindisi. Lo ha detto a chiare lettere, proprio nella città adriatica, il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, poco prima di entrare nella sede della Asl dove è in corso la sottoscrizione del contratto a tempo indeterminato da parte di 132 dipendenti. 

"Capisco che la manipolazione dell'informazione è arrivata a tal punto da non far capire ai brindisini che comunque il gas deve arrivare a Mesagne e deve spaccare in due, secondo il progetto attuale, la provincia di Brindisi - ha detto ai colleghi di BrindisiReport che lo hanno intervistato -. Dalla realtà i brindisini non possono scostarsi: è come se il gas dovesse arrivare a casa della signora Maria, Brindisi, solo che prima si fa passare anche dalla signora Lucia, Melendugno, che potrebbe non essere interessata dai lavori. Noi stiamo dicendo solo questa cosa, chiaramente comprensibile, solo che chi vuole rovinare Melendugno gioca anche sulla psicologia dei brindisini che pensano di poter evitare la Tap. Ma è qui che c'è lo snodo della dorsale Snam. meglio fare il meno danno possibile. So che questa cosa è stata presentata male, ma io ho l'abitudine di dire la verità come facevo 25 anni fa sulla Sacra Corona Unita pur dicendo cose magari sgradite o sgradevoli".

Il video: al microfono di Brindisireport

Quello dello spostamento dell'approdo da San Foca a Brindisi è sempre stato il cavallo di battaglia di Emiliano sulla questione del gasdotto che l'amministrazione comunale di Melendugno non vuole assolutamente ospitare sul proprio territorio, in linea con l'orientamento do buona parte della locale popolazione. Ancora ieri il sindaco Marco Potì si è recato a Roma, per la seconda volta in quattro giorni, per convincere i tecnici del ministero dell'Ambiente delle presunte anomalie e irregolarità relative alle procedure autorizzative.

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